Gli ingredienti del mondo: aria acqua terra fuoco

Aria?

 

La campagna sul clima del WWF

 

I cambiamenti climatici sono la vera grande emergenza di questo secolo. Mai come in questo caso è stato messo in luce il nesso diretto fra ambiente ed attività umane, rendendo evidente l'insostenibilità dell'attuale modello di sviluppo.

Durante la 7^ Conferenza delle Parti (COP7), svoltasi a Marrakesh nel novembre 2001, si è finalmente avviato il processo di ratifica del Protocollo di Kyoto, che dovrebbe portare all'entrata in vigore di questo fondamentale accordo contenente gli impegni che ciascun paese dovrà rispettare per fronteggiare il drammatico problema dei cambiamenti climatici.

Esso prevede una riduzione media mondiale delle emissioni dei gas responsabili dei cambiamenti climatici del 5,2% rispetto ai livelli del 1990, da attuarsi entro il 2012.

È un primo piccolissimo passo verso la soluzione del problema che, secondo l'IPCC (l'International Panel on Climate Change), richiederebbe una riduzione delle emissioni fra il 60 e l'80%. Ma nella realtà il mondo sta addirittura correndo in direzione opposta; secondo il World Energy Outlook 2000 dell'International Energy Agency, entro il 2012 le emissioni di gas-serra aumenteranno del 45% ed entro il 2020 addirittura del 60%.

I paesi industrializzati stanno infatti seguendo un percorso energetico in continua crescita quantitativa e basato quasi esclusivamente sui combustibili fossili, trascinando lungo questa via il resto del mondo ed in particolare le economie emergenti. Dalla ripartizione dei consumi energetici mondiali, riportata in figura 2, risulta che circa l'80% dell'energia consumata nel mondo deriva da fonti fossili, e solo il 2,2% da fonti rinnovabili e sostenibili, definite "new renewable energy sources".

 

Con "new renewable energy sources" il WWF intende distinguere fra le risorse rinnovabili quelle che rispondono anche a criteri di sostenibilità. Infatti la energia idroelettrica prodotta dalle grandi dighe (>10MW) viene esclusa in quanto esse comportano elevati impatti ambientali e sociali, distruzione di terreni produttivi e in alcuni casi addirittura producono una quantità di gas-serra, in particolare metano proveniente dalla decomposizione della vegetazione sommersa, confrontabile con quella di una centrale a carbone.

 

Sulle stesse basi il WWF distingue le "modern biomass" dalle "traditional biomass", escludendo queste ultime dalle "new renewables". Le "modern biomass" comprendono solo quelle prodotte da attività agricole e forestali sostenibili ed utilizzate in impianti moderni, puliti e ad alta efficienza, escludendo per esempio i rifiuti e la torba. Il WWF ritiene che tutti paesi del mondo dovrebbero impegnarsi per portare queste fonti "new renewables" a coprire almeno il 10% dei consumi mondiali di energia entro il 2010.

La campagna clima del WWF Italia mira innanzitutto a indurre il governo nazionale e le amministrazioni regionali ad intraprendere politiche energetiche sempre meno dipendenti dai combustibili fossili, in grado di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e fermare entro la fine del secolo il riscaldamento del pianeta. per far ciò ci poniamo i seguenti obiettivi strategici:

  • la riduzione, entro il 2030 dei consumi elettrici del 45%,
  • riduzione dei consumi non elettrici del 25%,
  • fonti rinnovabili che coprano il 50% degli usi finali di energia.

È evidente che il punto 3 può essere raggiunto solo congiuntamente ad una riduzione dei consumi energetici totali, come previsto ai punti 1 e 2; occorre cioè creare "un ambiente economico e tecnologico" favorevole alle fonti rinnovabili, che entro la fine del secolo dovrà sostituire il sistema che nei passati 200 anni è stato costruito intorno alle fonti fossili di energia. Se non si avvia questa transizione le fonti rinnovabili resteranno un lusso poco utile e molto costoso. In altri termini i cambiamenti climatici ci impongono di anticipare di qualche decennio quella transizione alle fonti rinnovabili che comunque ci verrà imposta dall'esaurimento dei combustibili fossili, che per quanto riguarda il petrolio, le stime dell'US Geological Survey ci fanno prevedere entro la prima metà del secolo in corso.

L'obiettivo quantitativo previsto al punto 1 è perfettamente in linea con la riduzione che già oggi potrebbe essere conseguita se si usassero le apparecchiature elettriche più efficienti esistenti oggi sul mercato (si veda "La Risorsa Efficienza" ANPA, doc 11/1999).
L'obiettivo al punto 2 si potrebbe agevolmente conseguire migliorando l'efficienza delle attività produttive, ma soprattutto dei trasporti, riequilibrando lo sbilanciamento attuale sul trasporto stradale, verso la ferrovia e il trasporto marittimo, e introducendo veicoli più efficienti e alimentati con fuel cells ad idrogeno; già oggi esistono in circolazione prototipi di automobili in grado di percorrere 100 km con 2-3 litri di carburante. Nel settore domestico si dovrebbero ridurre drasticamente gli usi termici dell'elettricità (riscaldamento ambienti, acqua calda, cucina) e si dovrebbe migliorare l'isolamento termico degli edifici e l'utilizzo di tecniche naturali di raffrescamento.

L'attuale sistema elettrico, fatto di produzioni concentrate in impianti di grande potenza, congeniale alle trasformazioni termodinamiche basate sui combustibili fossili, dovrebbe gradualmente essere limitato ad una produzione strategica di base che copra non più del 50% del fabbisogno totale orientata ad una futura alimentazione ad idrogeno prodotto dall'acqua utilizzando fonti rinnovabili. Il restante 50% dovrebbe essere prodotto in piccoli impianti prossimi all'utenza da soddisfare, in modo da poter essere progettati per la fornitura di servizi energetici integrati, garantire una elevata elasticità gestionale, adatti quindi ad una progressiva alimentazione con fonti rinnovabili. A ciò potrebbe giungersi attraverso una iniziale diffusione di impianti di piccola e micro-cogenerazione alimentati a metano, seguendo in tal modo anche le strategie proposte dall'Unione Europea.

Nell'immediato andrebbero rimossi gli ostacoli normativi opposti alla diffusione delle fonti rinnovabili attraverso iniziative che possiamo sintetizzare nei seguenti punti:

  • Eliminare la considerazione fra le fonti rinnovabili dell'incenerimento dei rifiuti, in palese violazione della Direttiva Comunitaria 2001/77/CE, che ha portato nel 2001 all'attribuzione a queste attività di circa il 45% dei RECS, sottraendo alle vere fonti rinnovabili importanti finanziamenti.
  • Scongiurare il tentativo contenuto nel Ddl approvato dal Consiglio dei Ministri del 13 settembre, che addirittura intende annoverare fra le fonti rinnovabili le miscele di acqua e carbone.
  • Scongiurare i tentativi di annoverare fra le fonti pulite utilizzabili per fronteggiare i cambiamenti climatici l'energia nucleare. Si ricorda che questa fonte per cinquant'anni ha goduto di finanziamenti pubblici in quantità superiore a qualsiasi altra tecnologia, senza riuscire a risolvere due problemi fondamentali per qualsiasi attività produttiva: la gestione dei rifiuti e il decommissioning. Ciò ne mette in dubbio la competitività economica.
  • Riorientare verso una più rapida maturazione le tecnologie fotovoltaiche, che oggi si dividono con le altre fonti rinnovabili solo il 13% dei fondi destinati alla ricerca energetica in Europa, i pesanti investimenti (in Europa il 59% del totale) che ancora vengono destinati alla ricerca nucleare, in gran parte destinati ad ipotesi tecnologiche ancora tutte da dimostrare, come la fissione intrinsecamente sicura e la fusione, e comunque ancora lontane dall'applicabilità industriale.
  • Rimuovere le ingenti sovvenzioni attribuite alle fonti energetiche fossili.
  • Riattivare la carbon tax, che sposta la tassazione dal lavoro all'energia, in proporzione del contenuto di carbonio, come strumento di internalizzazione dei danni derivanti dai cambiamenti climatici ed incentivo allo sviluppo di tecniche produttive meno energy intensive e più labour intensive.
  • Rivedere il meccanismo di incentivo del fotovoltaico, ispirandosi al sistema tedesco che finanzia il kwh immesso in rete piuttosto che l'impianto installato.
  • Sostenere la formazione di Energy Service Companies (ESCO), per diffondere attività di governo razionale della domanda di energia.

 

Sono questi i punti fondamentali che il WWF suggerisce per iniziare un percorso di sviluppo sostenibile nel nostro paese, praticabile nel presente e responsabile verso le generazioni future.

Si tratta di una prospettiva energetica in grado anche di stemperare l'importanza strategica dei grandi giacimenti fossili, riducendo le occasioni di tensione internazionale che hanno drammaticamente segnato gli ultimi decenni.

L'alternativa è continuare sulla strada attuale, al più inserendo un contributo inutile e marginale di fonti rinnovabili, sperando che la comunità scientifica internazionale abbia sbagliato le sue previsioni sui cambiamenti climatici ed abbiano ragione divulgatori scientifici fattisi scienziati come Lomborg e qualche altro autodidatta di casa nostra.

 

Andrea Masullo è Responsabile Unità Clima ed Energia del WWF - World Wildlife Fund - Italia e docente di Teoria e Principi delle Sviluppo Sostenibile all'Università di Camerino

 

tratto da http://www.golemindispensabile.it

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci