Rieccolo

L’inceneritore mimetizzato nel Quartier del Piave (TV)

 

Anche l’Ascopiave come Unindustria trova nuovi termini per definire cose vecchie: ora tocca alla parola “impianto energetico a biomasse” mascherare progetti in fotocopia che, rifiutati da mille parti, dovrebbero servire a bruciare rifiuti tossici come gli scarti dei mobilifici, pieni di colle, plastiche e vernici o le potature dei vigneti trattate con idrocarburi clorurati e generatrici di diossine, se combuste.

Oggi sui quotidiani la notizia: avanza lo spettro di un inceneritore inutile che dovrebbe bruciare una quantità indefinita (ma comunque molto grande per ripagare i costi) in teoria solo di rifiuti industriali ed agricoli (ma che potrebbero diventare in larga parte rifiuti urbani). Questa volta è di turno il Quartier del Piave, in mezzo alle colline del prosecco doc. Ora si tenta con Pieve di Soligo, Refrontolo, Sernaglia, Moriago e Farra di Soligo, visto che sono falliti i precedenti tentativi con San Biagio, Spresiano, Oderzo, Vittorio Veneto, Montebelluna, Silea e Mogliano. Questi ultimi due paesi sono ancora in fase “eruttiva” contro la Regione e Unindustria per due nuovi mega inceneritori da 250.000 t/a cadauno. Essi si muovono assieme ad altri 33 paesi del trevigiano più altri otto del veneziano, tutti guidati dai loro sindaci. Ora gli interessi industriali dell’incenerimento tentano la sortita nel Quartier del Piave, dove tra l’altro alcuni paesi (Pieve di Soligo, Sernaglia, Farra e Moriago) stanno anche spendendo per la “certificazione ambientale EMAS”. E pensare che il WWF Veneto, nel maggio 2004, ha dovuto chiedere scusa al Sindaco di Pieve di Soligo Giustino Moro ed all’allora Assessore regionale Antonio Padoin, perché il WWF medesimo aveva ipotizzato che l’allargamento della tangenziale di Pieve, assieme ad alcune manovre di acquisto di terreni limitrofi, fosse foriero di un inceneritore. Il Sindaco Giustino Moro aveva definito queste illazioni “una colossale bufala” e l’assessore Padoin aveva smentito categoricamente le tesi del WWF e annunciato “querele contro chi diffonde notizie assolutamente false al solo scopo di mettere in atto una manovra politica ai suoi danni”.

Speriamo che questa ferma smentita sia ancora valida da parte di tutti quando sarà presentato lunedì prossimo 23 gennaio 2006 ai cinque Sindaci del Quartier del Piave uno dei tanti progetti fotocopia, adattato per l’uopo alla zona del prosecco doc, magari con la ciminiera colorata di verde. Il progetto come al solito viene presentato all’improvviso, ai soliamministratori e non a tutta la società civile ed ai portatori di interessi diffusi, ai quali interessa la salute di tutti.

In questa incalzante ed irreversibile crisi strutturale dovuta a sovrappopolazione, penuria di energia e di materie prime, istituzionali e industriali dovrebbero agire sulla prevenzione e sulla riorganizzazione aziendale, utilizzando la qualità e la tecnologia più avanzate nei loro processi produttivi. In questo modo potrebberorisparmiare energia ed arrivare a quote altissime di riciclo, come stanno indicando le direttive comunitarie e come si sta già verificando nel recupero dei rifiuti urbani nella provincia. Infatti col riciclo si recupera quattro volte l’energia contenuta nella materia rispetto a quanto accade con l’incenerimento.

Bisogna smentire subito due luoghi comuni: 1) l’energia elettrica da incenerimento è incentivata impropriamente solo in Italia e pagata tre volte dai contribuenti e 2) l’incenerimento di biomasse tossiche (oltre agli inquinanti e diossineche si diffondono per chilometri) ha bisogno di discariche per le ceneri tossiche che sono circa il 30% in peso dei rifiuti bruciati.

L’energia elettrica prodotta in questo modo, fonte di altissimi guadagni (l’80% degli incentivi alle fonti rinnovabili che il cittadino paga in bolletta elettrica sono destinate all’incenerimento dei rifiuti e non alle vere energie rinnovabili), è un appianatore di bilanci comunali e produce un grosso reddito alle aziende dell’incenerimento a carico dei cittadini ignari. In tutta Italia succede questo, infatti amministrazioni di tutti i colori politici stanno svendendo la salute dei cittadini per interessi di legislatura.

Non dobbiamo dimenticare che esistono già in regione più di 110 inceneritori industriali dedicati. Quanti di questi saranno smantellati se si costruiranno in compensazione nuovi inceneritori?

E poi soprattutto manca ancora, dopo tante chiacchiere, un piano regionale veneto dei rifiuti speciali industriali e agricoli, piano che definisca quanti e quali rifiuti sono e saranno prodotti e smaltiti nella Provincia e nella Regione, come chiedono anche i 43 sindaci attorno a Silea /Mogliano.

Cordiali saluti

 

Gianluigi Salvador - referente energia e rifiuti WWF Veneto

WWF Veneto – comunicato stampa, 20 gennaio 2006

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