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Note inerenti la progettazione preliminare

relativa all’impianto di incenerimento di Trento

 

Le presenti note intendono fornire alcune valutazioni inerenti il contenuto dei documenti finalizzati alla seconda progettazione preliminare (esecutiva?) dell’inceneritore di Trento a seguito della valutazione positiva di “compatibilità ambientale” (Delibera Giunta Provinciale 3083 del 5.12.2003) e alle relative indicazioni ivi contenute per il proseguo dell’istruttoria autorizzativa.

Nello specifico si farà riferimento ai seguenti documenti :

-“Impianto integrato di termoutilizzazione di RU. Documento tecnico di indirizzo. Relazione illustrativa”, del Gruppo di lavoro interistituzionale istituito con delibera di Giunta n. 171 del 30.01.2004, redatto da Ing. Willy Merz e Ing. Silvio Fedrizzi (non datato, presumibilmente entro la metà del 2004) ;

- “Termovalorizzatore di Ischia Podetti, sviluppo secondo le indicazioni del gruppo interistituzionale istituito con delibera di Giunta n. 171 del 30 gennaio 2004. Relazione tecnica. Progetto preliminare”, Progettisti Ing. Willy Merz e Ing. Silvio Fedrizzi, Consulenti: Prof. Umberto Ghezzi e p.i. Tullio Braganti; settembre 2004.

 

 

1. Capacità dell’impianto di incenerimento di Ischia Podetti (TN)

 

Un primo aspetto che si ritiene da evidenziare concerne la – oramai – annosa questione della capacità di incenerimento dell’impianto progettato, questione che non viene ancora chiarita completamente neppure da questi due ultimi documenti.

Si tratta di un dato fondamentale, proprio per l'impostazione data alle previsioni del piano di gestione dei rifiuti provinciale e, da qui, alla progettazione dell’impianto di incenerimento. Si rammenta che la normativa (DM 503/97) definisce la <<"capacità nominale dell'impianto di incenerimento": la somma delle capacità di incenerimento dei forni che compongono l'impianto, quali previste dal costruttore e confermate dal gestore, espressa in quantità di rifiuti che può essere incenerita in un'ora, riferita al potere calorifico medio dei rifiuti stessi >>.

Quindi per apprezzare la capacità di un impianto occorre conoscere sia la quantità di rifiuti in alimentazione che il loro p.c.i. ovvero conoscere la capacità termica delle caldaie.

 

I documenti esaminati si limitano a far riferimento a un range di capacità annuale (140.000 – 170.000 t/a) di una matrice alimentata con un p.c.i. medio pari a 3.600 kcal/kg, riprendendo in sostanza quanto già emerso nel “Documento conclusivo del Gruppo di lavoro per la verifica di efficacia di una fase di bioessiccazione in un sistema integrato di pretrattamento e smaltimento/recupero dei rifiuti urbani e assimilati, luglio 2003” (i documenti presenti determinano una scelta della fase di bioessiccazione quale pretrattamento al piede dell’inceneritore mediante essiccazione termica con l’utilizzo di cascami di calore dall’impianto).

Ma il “Documento tecnico di indirizzo” non va oltre e nel rimarcare che l’impianto dovrà essere in grado di bruciare sia rifiuto tal quale che pretrattato, rimanda (ancora) alla “fase di redazione del Progetto Definitivo” ove “si dovranno realizzare anche i diagrammi di Sankey per i flussi di massa e di energia” (p. 11 “Documento tecnico di indirizzo”).

 

In altri termini non si parla - ancora - delle principali caratteristiche dimensionali dell’impianto, a partire dalla caldaia stessa, per poter apprezzarne la capacità termica reale e, dunque, in riferimento al reale p.c.i. del rifiuto alimentato, la reale capacità nominale come definita dalla normativa vigente.

 

Inoltre, come ricordato nel Documento tecnico di indirizzo in esame (p. 5) “Il rifiuto prodotto in provincia di Trento in questi anni è in rapida e continua evoluzione. La composizione merceologica del rifiuto tal quale prima delle raccolte differenziate è variata di poco nel corso degli ultimi 10 anni, pur evidenziando una tendenza all’aumento della frazione secca e alla diminuzione dell’umido. Con l’introduzione di nuovi sistemi di raccolta, il rifiuto tal quale a valle delle raccolte differenziate, ha evidenziato una rapidissima e costante evoluzione negli ultimi 5 anni. Le raccolte differenziate in atto e quelle che sono ancora in fase di studio e che verranno introdotte prossimamente sul territorio provinciale, hanno l’effetto di modificare in modo molto marcato la composizione del rifiuto a valle”. Queste modifiche molto marcate per quanto concerne le caratteristiche merceologiche dei rifiuti solidi urbani - in relazione alla introduzione di sistemi di raccolta differenziata maggiormente estesi in termini di frazioni raccolte e capacità di intercettazione - non si determinano solo rispetto alla quantità di rifiuto putrescibile (con le relative valutazioni sul tipo di pretrattamento pre-incenerimento previsto, bioessiccazione o essiccazione termica) ma sulla quantità di rifiuti che si ritiene comunque necessario incenerire, sulla composizione elementare degli stessi e sui relativi effetti sia ambientali che progettuali.

Aspetti di cui le due relazioni in esame non entrano – ancora – nel merito, ovvero non aggiungono nulla a quanto già presentato in precedenza nel primo progetto preliminare ovvero nello SIA ovvero nel secondo aggiornamento del piano provinciale dei rifiuti del 2002.

Ferma questa perdurante carenza che non permette di valutare l’effettiva entità della tanto sottolineata riduzione di capacità dell’impianto rispetto al progetto preliminare iniziale, dopo il completamento della prima fase di valutazione di impatto ambientale, proviamo a ricordare i termini della questione per aggiornarla, confrontare le diverse ipotesi e vedere se e quali informazioni – ancorché generali – possono darci in termini di impatto.

 

Come è noto lo SIA era basato sulla previsione di sottoporre a incenerimento complessivamente 241.830 tonnellate/anno di rifiuti di cui 154.800 costituiti da rifiuti solidi urbani, 31.100 tonnellate/anno di rifiuti speciali assimilati e 2.500 tonnellate/anno di rifiuti ospedalieri trattati.

La rimanente quantità era distribuita tra “rifiuti imballati e quota Bolzano” (32.220 t/a), “residui da trattamento ingombranti” (5.500 t/a); “residui da compostaggio del verde e dei fanghi” (4.000 t/a), “fanghi essiccati al 90 %” (11.730 t/a).

La suddetta previsione quantitativa, sotto il profilo della capacità di incenerimento prevista e tenendo conto del potere calorifico inferiore stimato per i differenti rifiuti, indicava una “potenza termica massima continuativa di ciascuna linea : 79,6 MW; portata oraria massima di rifiuti per linea (PCI = 3.200 kcal/kg): 21,4 t/h”.

In termini di carico termico per ognuna delle due linee previste queste indicazioni portano a un valore pari a 68,48 Gcal/ora (136,96 Gcal/ora complessive).

Questo valore era il risultato del totale del potere calorifico dei rifiuti che si prevedeva di bruciare nella prima versione progettuale su un periodo di funzionamento annuo delle linee pari a 275 giorni (6.600 ore), per l’esattezza seguendo queste indicazioni (tenutoanche conto che nel SIA si indica un PCI medio pari a 3.134 kcal/kg) il risultato in termini di carico termico complessivo delle due linee risulterebbe 114,84 Gcal/ora (e non 136,96 Gcal/ora come indicato sopra ovvero passando dall'espressione in unità di potenza (MW) in calorie (Mcal/h) o moltiplicando 21,4 t/h per 3.200 kcal/kg per due linee.

La contraddizione maggiore era però rappresentata da una ipotesi di fermo impianto di 90 giorni/anno “indicato dal ‘Secondo Aggiornamento del Piano Provinciale Rifiuti”, una indicazione in contrasto con la norma esistente anche all’atto della approvazione (2002) del suddetto aggiornamento del piano rifiuti.

Il DM 503/97, infatti, prescrive ai nuovi impianti di garantire un funzionamento minimo per l’80% delle ore/anno ovvero almeno pari a 7.008 ore (292 giorni – 73 giorni di fermo impianto annuale).

Questo valore può essere assunto quale corretto (minimo) dimensionamento iniziale dell’impianto sulla base delle indicazioni considerate nello SIA, il che porta a considerare una capacità minima (in termini quantitativi date le caratteristiche indicate nello SIA dei rifiuti da alimentare) pari a quasi 300.000 t/a.

Come è noto nella fase procedurale di valutazione di impatto ambientale e a conclusione dello stesso sono state previste modifiche di alcune condizioni preliminari, delimitando le tipologie di rifiuti da incenerire (RSU, RSA, ingombranti “residui” e ROT), riducendo la previsione di fermo impianto (a 45-50 giorni/anno) per renderlo compatibile alla norma richiamata fino alle previsioni indicate nei due documenti in esame.

 

Nella relazione emessa dal Gruppo di lavoro interistituzionale come pure dall’Allegato 1 della relazione progettuale preliminare, emerge che la previsione di incenerimento annuale complessiva passerebbe a un valore tra 140.000 e 170.000 t/a con un "range di variabilità del PCI dei rifiuti alimentata al forno 1.800 - 4.400 kcal/kg", un "PCI medio dei rifiuti conferiti 3.200 kcal/kg" e un "MCR 3.600 kcal/kg".

In particolare a partire da un conferimento di rifiuti (RSU, RSA e ROT) complessivo di 190.000 t/a (si tratta della medesima quantità già prevista nello SIA per queste tre tipologie di rifiuti) con un p.c.i. medio di 3.200 kcal/kg -tenendo conto del sistema di pretrattamentoprevisto costituito da una essiccazione termica (per far evaporare una quantità di umidità pari a 20.000 t/a) e dalla selezione meccanica di metalli e inerti – si prevede di avviare a incenerimento una quantità variabile tra 140.000 e 170.000 t/a di rifiuti/CDR ( “combustibile dai rifiuti”) con un potere calorifico medio pari a 3.600 kcal/kg.

Ciò significherebbe che – sulla previsione di un funzionamento annuo pari a 7.560 ore (50 giorni di fermo impianto) – il carico termicodelle caldaie, complessivamente, varierebbe tra 66,67 Gcal/h (18,50 t/h) e 80,95 Gcal/h (22,40 t/h).

 

Proviamo a svolgere alcune ipotesi di verifica inerente i vari dimensionamenti “reali” dell’impianto fino agli ultimi documenti in esame.

 

In primo luogo assumiamo la produzione dei rifiuti residui che si vogliono incenerire nell’impianto, in base al trend di produzione quali-quantitativo previsto dal Piano provinciale e assunto nello SIA, nonché di un livello di raccolta differenziata pari al 50% della produzione totale di rifiuti urbani e assimilati.

Dalle quantità e dalla distribuzione delle diverse frazioni residue dei rifiuti urbani, utilizzando quanto riportato nello SIA, in termini di stime e di valutazioni quantitative sulla composizione elementare delle principali frazioni, si può determinare la composizione elementare delle singole, principali frazioni di rifiuti solidi urbani

A partire dalle suddette composizioni, adattandole in relazione ai diversi scenari considerati nonché agli altri rifiuti non urbani (considerati inizialmente nello SIA), è stata ricavata una possibile composizione del rifiuto che si intende alimentare all’inceneritore nei diversi casi previsti.

 

Per ogni caso, viene riportata la composizione quali-quantitativa, la composizione elementare degli RSU umidi, i relativi calcoli termici e la quantità dei fumi prodotti. Per quest’ultimo aspetto, non avendo quasi nessuna indicazione in merito ai parametri costruttivi delle caldaie, sono stati utilizzati dati di letteratura; in ogni caso la quantità dei fumi è, principalmente, funzione della composizione elementare del combustibile e della quantità di aria (stechiometrica e in eccesso) utilizzata per la combustione, nonché della temperatura dei fumi in uscita (nel nostro caso 140°C). Per semplificare, l’impianto è stato considerato come dotato di una unica caldaia anziché due, pertanto tutti i dati sono riportati come dati complessivi riferiti all’inceneritore.

 

1° scenario: lo scenario indicato nello Studio di impatto ambientale costituito, principalmente, dalla combustione annua di 241.830 tonnellate di rifiuti (nei rifiuti urbani sono stati compresi i rifiuti imballati presso la discarica di Ischia Podetti e la quota prevista da Bolzano) ed un impianto funzionante per 6.600 ore/anno (275 giorni/anno) ovvero per un tempo insufficiente rispetto a quanto previsto dalle norme, come evidenziato da più parti nella istruttoria della VIA.

In questo scenario il p.c.i. medio del rifiuto alimentato all’impianto risulterebbe pari a 3.176 kcal/kg e la quantità oraria di fumi complessivamente prodotti ed emessi dalla combustione di rifiuti nella quantità oraria indicata sarebbe pari a 323.033 Nmc/h; la capacità termica dell’impianto (riferita ai rifiuti) necessaria è pari a 116,37 Gcal/h complessive, rispetto a quelle dichiarate nello SIA, pari a 136,96 Gcal/ora (v. ultimi due periodi di pagina 2 di queste note).

La quantità di rifiuto previsto da avviare a incenerimento è pari a 36,6 t/h e non 42,8 t/h totali come indicato nello SIA (21,4 t/h per linea).

Il valore del p.c.i. del rifiuto si accorda (è molto vicino) a quello indicato dallo SIAovvero 3.134 kcal/kg, la quantità dei fumi è maggiore a quella indicata nello SIA ovvero – per entrambe le linee – 280.339 Nmc/h (si rammenta che il progetto tecnico preliminare, prima della presentazione dello SIA, aveva assunto un valore di emissione complessiva dei fumi pari a 300.000 Nmc/h; su quest’ultimo valore orario, per una emissione annua di 6.600 ore e sulla base delle concentrazioni degli inquinanti garantiti dal progettista, è stato applicato il modello diffusionale per la ricaduta delle emissioni utilizzata nello SIA per stimare gli impatti ambientali derivanti).

 

2° scenario: si tratta del medesimo scenario 1°, indicato nello Studio di impatto ambientale e basato sempre sulla combustione annua di 241.830 tonnellate di rifiuti, ma corretto con una previsione realistica di funzionamento annuo dell’impianto, ovvero – per facilitare il confronto con le indicazioni successive – con una fermata di 50 giorni/anno ovvero un funzionamento pari a 7.560 ore/anno. Ovviamente la composizione dei rifiuti è identica, come pure la composizione qualitativa dei rifiuti avviati a incenerimento, mentre cambiano le caratteristiche termiche dell’impianto, come visibile nella tabella che segue.

In questo scenario il p.c.i. medio del rifiuto alimentato all’impianto è sempre pari a 3.176 kcal/kg ma la quantità oraria di fumi complessivamente prodotti ed emessi dalla combustione di questi rifiuti rispetto allo scenario precedente (per effetto di un funzionamento annuo maggiore) sarebbe pari a 282.313 Nmc/h; la capacità termica dell’impianto (riferita ai rifiuti) necessaria è pari a 101,59 Gcal/h complessive, rispetto a quelle dichiarate nello SIA, pari a 136,96 Gcal/ora (v. ultimi due periodi di pagina 2 di queste note).

La quantità di rifiuto previsto da avviare a incenerimento è pari a a 32,0 t/h e non 42,8 t/h totali come indicato nello SIA (21,4 t/h per linea).

Quest’ultimo dato evidenzia – come detto più volte – la ambiguità del progetto preliminare in termini di capacità di incenerimento, in relazione a previsioni di funzionamento annuo irrealistiche (in contrasto con la normativa vigente dal 1997).

 

3° Scenario : è lo scenario “massimo” in termini quantitativi risultato dalla istruttoria sul VIA e contenuta nei documenti progettuali più recenti, in esame, ovvero il conferimento di 190.000 t/a all’impianto, l’essiccamento termico finalizzato a far evaporare 20.000 t/a di acqua e l’incenerimento delle rimanenti 170.000 t/a di rifiuti a minor contenuto di umidità (come detto anche nella relazione la possibilità di riduzione ulteriore di rifiuti all’incenerimento mediante la selezione degli inerti è stata scartata mentre viene prevista quella dei metalli ferrosie non ferrosi) con un p.c.i. medio di 3.600 kcal/kg del rifiuto effettivamente incenerito.

In questo scenario il p.c.i. medio del rifiuto alimentato all’impianto pari a 3.583 kcal/kg; la capacità termica dell’impianto (riferita ai rifiuti) con funzionamento annuo pari a 7.560 ore è pari a 80,57 Gcal/h complessive equivalenti a 22,5 t/h, e la quantità dei fumi emessi complessivamente può essere stimata in 216.921 Nmc/h.

 

4° Scenario : è lo scenario “minimo” in termini quantitativi risultato dalla istruttoria sul VIA e contenuta nei documenti progettuali più recenti, in esame, ovvero l’incenerimento di 140.000 t/a con riferimento a un rifiuto con un p.c.i. di 3.600 kcal/kg.

Nei documenti non è chiaro in quale modo viene ottenuta questa riduzione di rifiuti alimentati all’inceneritore rispetto alla quantità in entrata nell’impianto che rimane pari a 190.000 t/a.

In questo scenario il p.c.i. medio del rifiuto alimentato all’impianto è pari a 3.591 kcal/kg (cioè pressoché identico a quello del range minore indicato nei documenti, pari a 3.600 kcal/kg); la capacità termica dell’impianto (riferita ai rifiuti) con funzionamento annuo pari a 7.560 ore è pari a 60 Gcal/h complessive, e la quantità dei fumi emessi complessivamente può essere stimata in 179.486 Nmc/h.

 

Proviamo ora a riassumere le diverse ipotesi con i relativi valori in termini di capacità termica, quantità dei rifiuti inceneriti ed emissioni.

Dalla Tabella 3 (a+b) possiamo evidenziare alcune informazioni che risultano dalle considerazioni ed ipotesi fin qui svolte :

 

a) la capacità termica delle caldaie “congruente” con il range di incenerimento indicato (140.000 – 170.000 t/a di rifiuti avviati ad incenerimento) corrisponde a un valore tra 66 e 81 Gcal/h, in particolare un valore progettuale superiore a quest’ultimo implicherebbe una capacità dell’inceneritore superiore a quella dichiarata come valore massimo all’esito della procedura di VIA; non essendo questo valore dichiarato nei documenti esaminati relativi alla ultima progettazione preliminare non è possibile capire quali siano le intenzioni, a tale proposito, del proponente;

 

b) premesso che le quantità da incenerire nel progetto preliminare dopo la VIA si riferiscono a rifiuti pretrattati ovvero a partire da un conferimento all’impianto di 190.000 t/a, avremmo unariduzione (dall’ipotesi iniziale di 241.830 t/a di rifiuti all’incenerimento) a 170.000 – 140.000 corrispondente, in termini percentuali, a 29,7 e a 42,11%. Nel primo caso (da 241.830 t/a 170.000 t/a) alla riduzione quantitativa (-29,7 %) corrisponde a una riduzione in termini di capacità termica inferiore (del 20,7%) e di una riduzione dei fumi emessi del 23,2%. Nel secondo caso (da 241.830 t/a a 140.000 t/a) alla riduzione quantitativa del 42,11% corrisponderebbe una riduzione maggiore (rispetto all’altro scenario) in termini di capacità termica (-40,9%) e di emissioni complessive di fumi (-36,42%). In altri termini solo nel secondo caso potremmo definire di una certa consistenza la riduzione reale ove la stessa fosse applicata alla progettazione dell’impianto in termini di capacità termica delle caldaie.

 

Va infine ricordato che la ribadita intenzione di prevedere la possibilità di incenerire anche rifiuti “tal quali”ciò significa che – a parità di capacità termica (il range 80,5 – 60 Mcal/h di cui sopra) - la capacità, in termini quantitativi, di incenerimento, nell’ipotesi di un p.c.i. del rifiuto urbano tal quale pari a 2.918 kcal/kg avremmo un valore (funzionamento annuo dell’impianto per 7.560 ore) tra 208.750 t/a e 155.444 t/a.

 

 

2. Nuovo dimensionamento dell’inceneritore e emissione di fumi

 

Nella delibera istruttoria al VIA, tra le prescrizioni per il proseguo dell’iter autorizzativo, si indicava quella di stabilire che al ridimensionamento dell’impianto deve corrispondere un’ulteriore riduzione delle emissioni in massa a livello locale e conseguentemente un minore impatto locale sull’ambiente e sulla salute.  (Del. Giunta Provinciale Trento del 5.12.2003, 3083).

 

Nello SIA sulla base del potere calorifico (2.895 kcal/kg) e della composizione elementare del rifiuto urbano all’anno 2007 è stata stimata una produzione di fumi dalla combustione (tenore di ossigeno pari all’11%) al camino pari a 140.169 Nmc/h per linea (280.339 Nmc/h), da cui è derivato che “i valori calcolati concordano con quanto riportato nel progetto tecnico preliminare ove si è assunto il valore cautelativo di 150.000 Nmc/h per linea”.

Nel nuovo progetto preliminare del settembre 2004 (v. Tavola 3) viene invece riportato il valore previsto di emissione oraria totale pari a 209.000 Nmc/h, con riferimento all’incenerimento di una quantità di rifiuti non precisata (tra 140.000 e 170.000 con un p.c.i. di3.600 kcal/h) derivante da un conferimento all’impianto (per una parte di esse per il pretrattamento mediante essiccazione termica) di 190.000 t/a.

Va anche considerato che tale valore comprende il ricircolo dei fumi nonché, in particolare, l’utilizzo come aria secondaria per la combustione delle emissioni convogliate dall’impianto di pretrattamento (essiccamento termico) ovvero in una condizione impiantistica finalizzata a ridurre la quantità dei fumi previsti.

Inoltre i fumi/gas prodotti dall’impianto di inertizzazione delle polveri/ceneri prodotte dai sistemi di abbattimento e dalla caldaia (torcia al plasma) verranno sottoposti a uno specifico trattamento di adsorbimento su carboni attivi (per ridurre il contenuto di metalli, soprattutto bassobollenti come il mercurio) e quindi avviati all’emissione nel sistema di abbattimento fumi dell’inceneritore (la quantità di questi fumi viene considerata estremamente ridotta tant’è che non viene conteggiata nello “schema funzionale” - Tavola 3 - allegato alla documentazione in esame).

 

Quindi la previsione progettuale prevede una riduzione di circa 1/3 dei fumi prodotti (da 300.000 a 209.000 Nmc/h) rispetto alla soluzione originaria su cui sono state svolte le valutazioni circa la ricaduta delle emissioni.

Da quanto qui ipotizzato il range delle emissioni nei due scenari previsti (140.000-170.000 t/a di rifiuti inceneriti), considerando la composizione elementare e la distribuzione nelle diverse frazioni, risulterebbe (v. Tabella 3 di queste note) tra 216.921 Nmc/h e 179.500 Nmc/h, un valore che rientra in quello indicato nel progetto “rivisto” e praticamente medio (il che fa supporre che anche a livello progettuale ci si attesti – concretamente – su una previsione di base di incenerimento di circa 155.000 t/a di rifiuti con un p.c.i. medio di 3.600 kcal/kg.

 

Quello che qui preme comunque ricordare è la valenza delle concentrazioni delle emissioni riportate nel progetto preliminare, sottoposto a VIA, e ribadite nei documenti esaminati ovvero i “limiti garantiti” dal proponente quali medie giornaliere (nei progetti e nel SIA nulla si dice – per gli inquinanti sottoposti a monitoraggio in continuo – dei limiti orari – ex DM 503/97 o anche semiorari ex Direttiva 2000/76) utilizzati come medie annuali nelle parti concernenti la valutazione della ricaduta delle emissioni.

Come già detto da chi scrive, si tratta di valori al di sotto dei limiti stabiliti dalla normativa vigente, ma di cui non è ancora chiaro il valore prescrittivo.

Sono dei valori garantiti dal proponente ovvero un “attestato di buona volontà” senza alcun valore normativo o questi valori medi giornalieri (per quelli orari/semiorari nulla sappiamo) costituiranno uno standard normativo, dovranno essere rispettati quali prescrizioni ex art. 28 Dlgs 22/1997, in altri termini il superamento degli stessi determinerà gli interventi previsti da parte del gestore e degli enti di controllo con le relative attività anche sanzionatorie/repressive ??

 

Si è ancora in attesa di una risposta che nessun atto amministrativo o documento tecnico si è degnato di precisare, nonostante l’importanza della questione.

 

 

3. Relazione tra capacità dell’inceneritore e il livello quali-quantitativo di raccolta differenziata prevista in provincia di Trento

 

Va ricordato che la riduzione delle quantità avviate a smaltimento (da 241.830 t/a a 190.000 t/a) non è il risultato di una revisione delle previsioni del piano di gestione rifiuti provinciali ma unicamente della esclusione di alcune tipologie di rifiuti (fanghi, rifiuti imballati e “quota Bolzano”) dallo smaltimento presso l’impianto di Ischia Podetti.

Le quote di intercettazione delle singole frazioni (oltreché l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata – si spera – finalizzata a riciclo) non sono state modificate.

Come è agevole vedere, in entrambe le situazioni, i materiali cellulosici (carta e cartone) e i materiali plastici garantirebbero circa il 74% del potere calorifico necessario all’inceneritore per poter funzionare in autosostentamento.

C’è da chiedersi, pertanto, se la previsione di intercettamento per queste due frazioni (50% carta/cartone e 30% plastica – v. Tabella 1 di queste note) sia correlabile alle possibilità reali di un sistema di raccolta al massimo delle sue possibilità in una realtà quale quella trentina oppure siano funzionali (fatte salvi gli obblighi di legge) alla realizzazione dell’impianto di incenerimento o, paradossalmente, se l’inceneritore si configura come un sistema di smaltimento del rifiuto residuo dalle raccolte differenziate oppure se sia la raccolta differenziata il residuo della attività di incenerimento dei rifiuti al centro del piano provinciale dei rifiuti.

 

 

4. Altri aspetti di carattere tecnico-ambientale

 

Se i documenti esaminati rimangono sul vago per quanto concerne la definizione delle caratteristiche termiche principali dell’impianto, si spendono molto nella definizione delle caratteristiche del treno di depurazione dei fumi.

 

Senza entrare nel merito complessivo si segnalano due aspetti :

 

a) per la riduzione dei contaminanti acidi si prevede la realizzazione di un sistema a secco che utilizza quale reagente la calce; senza specifiche motivazioni è stata esclusa la possibilità di utilizzo di un sistema a bicarbonato di sodio, nonostante che questo sistema permetta un minor fabbisogno di reagente – a parità di prestazione – e quindi una minore produzione di residui (oltreché – per parte di essi – la possibilità di un recupero sotto forma di salamoia ad uso industriale come proposto dalla Solvay presso il proprio impianto a Rosignano);

 

b) in tema di monitoraggio e campionamento periodico non sono stati previsti accorgimenti in uso presso diversi impianti e – per esempio – recentemente prescritti nella revisione della progettazione dell’inceneritore Fibe ad Acerra, ovvero :

- l’installazione di un sistema di controllo e monitoraggio in continuo dei macroinquinanti anche sui fumi grezzi posto in ingresso alla linea di abbattimento fumi, con cui avere la possibilità di un maggiore controllo del sistema e del dosaggio dei reagenti, in modo da limitare l’inerzia riscontrabile a fronte di possibili “picchi” di uno o più inquinanti in ingresso al trattamento fumi;

- la duplicazione del sistema di monitoraggio al camino, in modo da supplire a eventuali disfunzioni dello stesso;

- l’installazione di un sistema di monitoraggio in continuo del mercurio, alla luce della pericolosità che tale inquinante riveste in termini di protezione dell’ambiente e della salute umana come anche riconosciuto nello stesso SIA;

- per quanto riguarda i microinquinanti organici (“diossine”), allo stato attuale, non essendo ancora disponibili sistemi di monitoraggio in continuo, è comunque possibile prevedere sistemi già sperimentati di campionamento in continuo di tali composti, da analizzare successivamente in laboratorio (es. sistema AMESA).

 

c) Nei documenti esaminati non sono riportati specifici accorgimenti gestionali che costituiscono, a pari tecnologia impiantistica adottata, la maggiore garanzia inerente la continuità della efficacia dei presidi adottati per ridurre l’impatto complessivo dell’inceneritore (gli aspetti di monitoraggio rappresentano solo uno di questi aspetti).

 

Per quanto concerne il sistema di trattamento delle acque reflue si esplicita :

 

a) il rispetto dei limiti di scarico nel fiume Adige ai limiti previsti dal Dlgs 152/1999;

 

b) un sistema che distingue tra acque reflue da acque pluviali, intendendo con le prime quelle provenienti dai drenaggi dell’edificio “ciclo termico”, gli “spurghi della torre di lavaggio (sezione acida e sezione basica)”, le “condense dal sottoraffreddamento dei fumi”, acque di lavaggio delle superfici asfaltate nelle aree immediatamente adiacenti gli impianti, le acque di prima pioggia e drenaggi da “area occupata dalla depurazione dei fumi”, con le seconde vengono indicate le “acque pluviali provenienti dai tetti e di seconda pioggia” e le “acque provenienti dall’impianto di depurazione”. Per queste ultime è previsto il riutilizzo “per lo spegnimento delle scorie e per il quench delle polveri fuse per il processo di vetrificazione” .

 

Per quanto concerne la prima previsione – come già evidenziato nelle osservazioni presentate durante l’istruttoria della VIA – il riferimento ai limiti del DLgs 152/1999 appare improprio in quanto la norma (ancorché non ancora recepita per difetto del governo italiano) di riferimento dovrebbe essere la direttiva UE 2000/76 che prevede dei limiti specifici per gli scarichi idrici degli impianti di incenerimento, tali limiti, rispetto a quelli previsti dal DLgs 152/99 per gli scarichi industriali in corpi idrici superficiali, prevede alcuni parametri con concentrazioni inferiori (Solidi sospesi totali, Arsenico, Cromo totale, Nichel) e prevedono dei parametri non previsti dalla norma nazionale vigente, ovvero il Tallio e le Diossine/Furani.

Per quanto concerne il sistema di raccolta delle acque industriali e non, fermo che non viene presentata una planimetria riportante l’insieme della rete (comprensivo della posizione dei punti di campionamento), dalla tavola 8 (“Schema depurazione acque”) emergerebbe che le due vasche di raccolta previste (“acque reflue” e “acque pluviali”) sono collegate tra loro e, per motivi che sfuggono, dalla seconda possono essere avviate acque nella prima con un effetto presumibile di diluizione degli scarichi raccolti nella vasca “acque reflue” prima del loro invio all’impianto di depurazione. Anche la previsione di una vasca di raccolta delle acque all’uscita dell’impianto di depurazione (“vasca finale”) con la possibilità di rinvio al primo stadio della depurazione stessa (“serbatoio di stoccaggio”) diviene un fattore di diluizione ancorché motivato dalla possibilità di trattare una seconda volta acque in uscita dal depuratore che risultassero oltre i limiti attesi (ma comunque inferiori alle acque in entrata al depuratore provenienti dalle diverse sezioni dell’inceneritore). Le acque di raffreddamento del “ciclo termico” appaiono miscelate alle acque propriamente industriali (dalla depurazione dei fumi, dallo scrubber, etc), ciò appare in contrasto con quanto previsto dal DM 6.11.2003 n. 367 (pur citato nel documento in esame) ove prescrive che “Gli scarichi di processo devono essere separati dagli scarichi diacque di raffreddamentoe deve essere previsto l’avvio separato allo scarico delle acque di prima pioggia”.

 

Anche su tali aspetti, in ogni caso, si potranno svolgere valutazioni di idoneo dettaglio solo di fronte al progetto definitivo.

Confidando nella utilità delle presenti note, invio cordiali saluti.

 

Marco Caldiroli

 

 

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