Nerofumo

 

Mi chiamo Francesco Rollo, vivo a Carapelle in provincia di Foggia ed ero un tecnico di macchine fotocopiatrici. Era un lavoro redditizio ed ero contento della professionalità raggiunta con le mie forze dopo tanti anni di sacrifici e lavoro malpagato.

Nel 1992 ad un concorso interno della Nashuatec, famosa marca di fotocopiatori, ero arrivato tra i primi dieci in tutta Italia, primo dell’Italia Meridionale. In gennaio 2000, accusavo degli strani dolori inguinali; una notte urinai dolorosamente un liquido nerastro e da allora incominciai a preoccuparmi. Feci subito delle ecografie renali, venni a conoscenza che avevo i reni policistici e una ciste presente sul rene destro nella parte superiore aveva un aspetto ecografico solido e non trasparente come le altre cisti. Si rese necessaria una tac renale che non evidenziò nessuna neoplasia in quella ciste sospetta e l’aspetto solido fu confuso in un primo momento alla presenza di sangue all’interno. Ma la continua presenza di dolori sempre più insistenti rese necessario un ricovero agli Ospedali Riuniti di Foggia in Giugno di quell’anno. Fu ripetuta la tac che a differenza della prima evidenziava una neoplasia nella ciste. Fu quindi necessario un intervento di nefrectomia allargata. Ma le sorprese non finirono, l’esame istologico evidenziò un tumore uroteliale della pelvi renale ben distante dalla ciste; i medici non sapevano spiegarsi come era nato nella pelvi e si era intrufolato il tumore nella ciste senza romperla. Fu necessario un altro ricovero con un meticoloso studio della vescica dato che i tumori uroteliali scendono in vescica. Fortunatamente la vescica era a posto ma tra l’uretere destro rimasto e la vescica c’era un linfonodo miracolosamente calcificato. Il prof. Pellegrino e l’urologo Di Ceglie mi consigliarono di fare un altro intervento con l’urgente necessità di asportare l’uretere rimasto per sperare in futuro di salvare la vescica. A ottobre mi fu asportato anche l’uretere destro.

Data la seria malignità del tumore fu necessario contattare un oncologo. Presi contatti con il primario di Ascoli Piceno, il dr. Trevisonne. Il primario mi disse che non erano necessarie cure oncologiche dato che non aveva infiltrato tessuti circostanti, ma mi pose davanti un problema della malattia che non conoscevo. Mi spiegò che era il mio lavoro la causa dei miei problemi, dato che il toner dei fotocopiatori è composto da sostanze derivanti da bitumi e catrami che provocano tumori uroteliali; inoltre aggiunse che nelle mie condizioni la cosa più saggia da fare era di allontanarsi da quel lavoro, per non permettere la ricomparsa di recidive della malattia. Mentre ascoltavo stupito l’oncologo, mi chiedevo ingenuamente di come era possibile tutto ciò. Trevisonne aggiunse anche che era il caso di fare denuncia all’Inail per la malattia professionale contratta anche se difficilmente sarebbe stata riconosciuta.

Da quel giorno la mia vita è completamente cambiata; ho avuto il coraggio di licenziarmi e di darmi da fare per capire come era avvenuta la mia malattia. Umilmente in un primo momento avvisai tutti i programmi televisivi, convinto che mi avrebbero invitato in qualche programma per segnalare il mio problema. Ebbi contatti ma non fui mai preso in considerazione. Feci domanda per pensione sia all’Inps che di invalidità civile ma non fu riconosciuto mai nulla, solo una invalidità civile del 70 per cento che non serve a niente. Vedersi fatto a pezzi e buttato come uno straccio vecchio è un’esperienza che non auguro a nessuno; spesso mi chiedevo perché il Padre Eterno mi volesse vivo con tutte le umiliazioni che sopportavo. Sono in quei momenti che Dio interviene e ti fa capire cosa vuole da te.

Disoccupato, con una famiglia quasi allo sfascio Dio ha voluto che frequentassi un corso su Computer per disoccupati, pagato dalla Regione Puglia. Come ha scritto Leonardo Tancredi, giornalista della rivista "CARTA", raccontando del mio caso, "ma la storia giunge a un’altra svolta". Infatti durante le lezioni di Internet ho setacciato la rete per trovare notizie sulla mia malattia. Per molto tempo sfruttando i motori di ricerca con combinazioni di parole delle sostanze dei toner, non trovavo nulla e quando deluso stavo per tirarmi indietro, Dio mi ha dato una mano.

Trovai un solo sito della Procura di Genova e riguardava l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2003. Il capo procuratore Porcelli segnalava la presenza a Genova di numerose denunce di uroteliomi collegate a una sostanza chiamata nerofumo. Il nerofumo è un ingrediente del toner e la malattia era identica alla mia. Non persi tempo, contattai la procura di Genova chiedendo notizie al procuratore Porcelli. Inoltre contattai associazioni e medici di Genova per saperne di più. Mi aiutò in quel periodo il bravo dr. Valerio Gennaro dell’IST di Genova, per le informazioni relative al nerofumo e degli uroteliomi dei lavoratori portuali di Genova. Mi aiutarono anche altre persone in quel periodo ad avere informazioni come Fulvio Aurora, il dr D’Angelo e il dr. Portaluri di Medicina Democratica. Contattai anche giornalisti sperando che su riviste scrivessero la mia storia, ma ottenni solo la pubblicazione su Carta. Una giornalista di Roma, Daniela Binello, anche se non era il suo campo e scriveva articoli su problemi esteri, mi aiutò a trovare documenti e informazioni chimiche sui toner. Devo a Lei, dopo diversi suoi tentativi nel convincermi, a fare un sito web, che raccontasse la mia storia e tutte le stranezze dei toner. Mi aiutò anche su come progettare il sito, convincendomi che un sito web serio e ben fatto mi avrebbe aiutato a divulgare il problema e che poteva essere utile per attuare anche norme e comportamenti di prevenzione per chi è a contatto con il nerofumo e suoi derivati.

Il sito web fu pubblicato verso la fine di Aprile del 2004 ed è stato visto e apprezzato da diversi medici. Mi aiutò Daniela anche nella scelta del nome e data la gravità del problema il nome di http://www.malattienerofumo.net/ era il più appropriato. Il sito venne subito segnalato da diversi siti di prevenzione e sicurezza e devo a loro molto, per la divulgazione del mio problema e del nerofumo. Oggi la mia prima preoccupazione è di tentare di evitare il mio dramma ad altri; il sito non è nato con la pretesa di aver riconosciuto la mia malattia, sono convinto che per drammi del genere non esiste un equivalente in denaro come risarcimento. La vera prevenzione sui tumori è la corretta e onesta informazione su tante sostanze tossiche quotidianamente a contatto. Non ho la pretesa di far sparire fotocopiatrici dalla circolazione, ma che utenti e tecnici sappiano che bisogna usare serie precauzioni quando si puliscono parti interne di fotocopiatori. E’ quindi la salute di tutti che deve essere tutelata e non queste sostanze; il nerofumo infatti è tutelato da norme internazionali curiose sull’etichettatura. Apprezzo molto oggi il lavoro che svolgono i medici e devo a loro se sono ancora vivo. Però sento spesso dire da diversi medici affermazioni come: "c’è un substrato genetico favorevole al tumore" oppure "errore genetico"; io porrei attenzione a dire queste cose. E’ un’abile forma di nominare invano il Padre Eterno, non vale la pena...

Del mio problema si è interessato anche il procuratore Porcelli di Genova; infatti ha fatto aprire una inchiesta giudiziaria sul mio caso coinvolgendo anche la Procura di Foggia e il 21 Gennaio 2005 mi son dovuto recare dal Gip dr. Carlo Protano per far approfondire le indagini. Mi chiamano anche altre Procure e Magistrati incuriositi del mio problema dato che anche in fabbriche di pneumatici si sono avuti problemi alla vescica dove viene impiegato il nerofumo. Purtroppo sono anche in contatto con tecnici come me che hanno denunciato all’Inail le gravi patologie contratte alla vescica.

Saluti

 

Rollo Francesco

www.medicinademocratica.org, 13 febbraio 2005

 

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