Sono 139 i casi di “effetto Nimby”

 

MILANO. In testa, come frequenza, gli inceneritori. Poi, le centrali elettriche. Segue il gruppone, formato da discariche, infrastrutture (strade, ferrovie, ponti) e altri impianti relativi ai rifiuti. In tutto il Nimby Forum ha censito in un anno - dal maggio 2005 al 15 febbraio 2006 - 139 casi di contestazioni locali alla costruzione di nuove infrastrutture. Un elemento incoraggiante: rispetto al censimento precedente, le opposizioni locali sono in calo. Il censimento dell’estate 2005 parlava di 190 contenziosi, una cinquantina in più rispetto a quelli di oggi. Un elemento negativo: il sistema politico e l’economia faticano a trovare risposte da dare a chi contesta le infrastrutture e non ne capiscono il fenomeno né il linguaggio che vi è sotteso, segnali di un cambiamento della struttura sociale. Da una parte i discorsi nebulosi dei politici di professione e le proposte razionali delle aziende che formulano i progetti; dall’altra l’antipolitica di uno dei casi sociali più nuovi, il non-partito di migliaia di persone che si esprimono attraverso il forum web di Beppe Grillo. Nimby è la sigla di not in my back yard, cioè quel “non nel mio cortile” con cui i sociologi statunitensi hanno identificato per la prima volta il fenomeno dell’opposizione locale alla costruzione di impianti e infrastrutture.

La contestazione è così diffusa che nel grande tritatutto del “comitato del no” finiscono progetti che difendono l’ambiente, come le centrali elettriche alimentate con biomasse, i “ventilatori” eolici che producono elettricità con il vento in sostituzione di centrali termoelettriche, gli interventi di disinquinamento. Secondo il Nimby Forum, uno dei principali osservatori sui conflitti territoriali e ambientali (promosso da Allea, vi aderiscono le principali aziende alle prese con i contenziosi locali e i ministeri dell’Ambiente e delle Attività produttive), il contrasto più evidente è la vicenda del progetto di treno ad alta velocità Torino-Lione; seguono l’inceneritore di Trento promosso dalla Provincia, la centrale elettrica di Lodi-Bertonico di Energia Spa, l’inceneritore di Firenze e il rigassificatore che la British Gas sta costruendo a Brindisi.

Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa e “masaniello” delle proteste contro il progetto dell’alta velocità, ieri all’assemblea del Nimby Forum ha cercato di spiegare i tentativi di dialogo con il fronte istituzionale, tentativi che continuano a trovare porte chiuse e mutismi. “Dopo anni, solamente negli ultimi mesi si è riusciti ad avviare una traccia di dialogo, ma con la sola Presidenza del consiglio, mentre gli altri organismi dello Stato e le aziende coinvolte nel progetto - afferma Ferrentino - continuano a non rispondere alle domande degli abitanti della valle. Il tavolo di lavoro politico promesso da Palazzo Chigi non è ancora stato convocato, e il tavolo di lavoro tecnico si è riunito per la prima volta il 1° marzo”.

L’obiettivo di chi propone i progetti è trovare con i contestatori almeno un linguaggio comune, quel “sistema di relazioni efficace con gli stakholder locali - afferma Marzio Marzorati, assessore a Seveso (Milano) e del Coordinamento nazionale Agende 21 Locali - che è molto scarso quando non del tutto assente. Esiste un “nimby” delle istituzioni, che stentano ad applicare i modelli di concertazione più efficaci adottati nel resto dei paesi più avanzati”. Il linguaggio comune serve a trasformare le contestazioni in negoziazioni, e per questo motivo è allo studio un documento da sottoporre al nuovo Governo per portare all’attenzione politica i temi del consenso, della trasparenza amministrativa e della valutazione partecipata delle grandi opere. Altri strumenti saranno un sondaggio di opinione sul sito web www.nimbyforum.net e un progetto di ricerca sui “costi del non fare” di Agici Finanza d’Impresa.

 

Jacopo Giliberto

Il Sole 24 ORE, 8 marzo 2006

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