Dal 2001 finanziato solo il 7% dei lavori promessi dal governo

25 milioni in tre anni per commissari esterni.

Pagati coi rincari di patenti e bolli

Stipendi d'oro, cantieri fermi il flop delle Grandi Opere

 

ROMA - Piccole opere e grandi sprechi. Altro che spot trionfalistici e inaugurazioni festose: quello della "Legge Obiettivo" è il bilancio di un fallimento. Stipendi d'oro, cantieri fermi, finanziamenti col contagocce. Grandi Opere, chi le ha viste? Nessuno. I progetti rimangono scritti sulla sabbia.

Tutto comincia nel 2001, quando il governo Berlusconi delibera un Programma di infrastrutture strategiche di 117 opere, per un investimento complessivo di 125,8 miliardi di euro. Che ne è stato? A leggere sul sito Internet di Forza Italia ci sarebbe da essere ottimisti: "Alla fine del 2005 risultano aperti cantieri per 51 miliardi di euro". Non solo. Il premier, commentando la delibera Cipe del 22 marzo scorso, ha annunciato: "Entro ottobre 2006 saranno aperti 106 cantieri, per una movimentazione complessiva di 71 miliardi, 671 milioni di euro". Sbagliato. I numeri infatti dicono altro. Come confermano fonti vicine al ministero delle Infrastrutture.

Intanto, a leggere con attenzione la delibera Cipe 121 del 2001, si scopre che l'attuale esecutivo ha ricevuto in dote dai precedenti governi ben 18 miliardi di euro. Per i finanziamenti successivi, bisogna invece guardare anno per anno il capitolo 7060 del bilancio dello Stato: "Fondo per infrastrutture strategiche". Ebbene dal 2002 al 2006 gli stanziamenti per le Grandi Opere sono stati in tutto 805 milioni di euro. Soldi con cui lo Stato ha via via contratto mutui con varie banche, indebitandosi per ben 15 anni. Lo stanziamento iniziale (una sorta di prima rata del mutuo) va infatti moltiplicato per 11 volte: il valore che il governo prevede di spendere per le Grandi Opere (4 rate se ne vanno nel pagamento degli interessi).

Si arriva cosi alla cifra di 8 miliardi e 855 milioni di euro di lavori finanziati grazie a prestiti bancari: solo il 7% degli investimenti promessi nel 2001. E' la stessa Corte dei Conti, nel 2005, a stigmatizzare la situazione: con poche risorse si sono cantierate troppe opere, con il rischio della paralisi dei lavori

Quali sono gli istituti che hanno concesso i mutui necessari alla realizzazione della "Legge Obiettivo"? Banca Opi (gruppo San Paolo IMI), Banca Intesa, Dexia-Crediop, Depfa Bank, Cassa depositi e prestiti. E Infrastrutture spa? La società, che nelle intenzioni del governo doveva fare la parte del leone, ha finanziato una sola opera: il passante di Mestre (delibera Cipe, 3 febbraio 2004).

E mentre i lavori procedono a rilento, i costi corrono. La "Legge Obiettivo" è infatti cara. Tra commissari speciali e strutture esterne al ministero, dal 2003 si sono spesi 25 milioni di euro in stipendi. Lo rivela il capitolo 1021 del bilancio dello Stato. Per i primi anni i soldi sono arrivati dalla Cassa depositi e prestiti. Nel 2006, invece, gli stipendi sono stati pagati con un aumento delle tariffe delle Motorizzazioni (patenti e revisioni)

Stipendi d'oro, a partire dall'assegno annuale che ricevono i 7 commissari speciali all'attuazione delle opere (all'origine erano 9): 500mila euro all'anno, più 280mila euro di rimborso spese. L'ultimo a essere nominato commissario straordinario per il Nord-Ovest è stato l'architetto Mario Virano, consigliere d'amministrazione di Anas e presidente dell'Osservatorio per la tratta Torino-Lione.

Non è tutto. Dietro ai numeri delle Grandi Opere, si intravede un Paese fermo. Nel capitolo di bilancio 7060, sono stati infatti stanziati 35 milioni di euro per le progettazioni preliminari. Un investimento intelligente, per creare anche in Italia un parco progettuale per il futuro. Ma purtroppo non si sono presentate imprese appaltanti. Da noi dunque o non si fanno progetti, o se ne fanno troppo pochi. I fondi non sono stati impegnati. Il recente decreto "Mille proroghe" ha ristanziato la stessa cifra per un altro anno ancora. Senza molte speranze, visto che c'è già chi prevede di destinare quei 35 milioni a rimpinguare le vuote casse dei lavori per le Grandi Opere.

 

Vladimiro Polchi

www.repubblica.it, 27 marzo 2006

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