Il presidente della Comunità montana, promotore del convegno contestato, è orgoglioso di aver affrontato per primo l’argomento senza pregiudizi

«Inceneritore, finalmente ne abbiamo parlato»

Ongaro: «Anch’io sono disposto ad ospitare un impianto nel territorio di Cencenighe dove sono sindaco»

 

AGORDO. Rizieri Ongaro, presidente della Comunità montana agordina, è stato (con la collaborazione di Bim Infrastrutture) il promotore del convegno "Produrre energia dai rifiuti" tenutosi la scorsa settimana in sala Don Tamis ad Agordo. Obiettivo dell'incontro rendere edotto il pubblico sui possibili vantaggi della termovalorizzazione. Per la prima volta nell'Agordino, ma forse anche in provincia, è stato parlato in un pubblico consesso dell'incenerimento dei rifiuti. «Il convegno è stato organizzato proprio per questo - afferma Ongaro. - La termovalorizzazione, da sempre, è vista come un tabù. Evidentemente alcuni partiti politici hanno posto come prima condizione il "non discutere"».

A margine del convegno si sono scatenate le polemiche e non solo degli ambientalisti.

«Abbiamo raggiunto lo scopo primario, dunque. Si inizia finalmente ad affrontare il problema con dibattiti pubblici effettuati da tecnici».

Il sindaco di Canale d'Agordo si è dichiarato disponibile a costruire un inceneritore nel suo Comune, lei farebbe altrettanto a Cencenighe dove è sindaco?

«Come promotore non posso che rispondere in modo affermativo, però bisogna considerare che i rifiuti della vallata non sono sufficienti per l'economia di gestione e, quindi, non giustificherebbero l'investimento. Inoltre, se il ragionamento verrà fatto a livello provinciale molti amministratori mi hanno dichiarato la stessa disponibilità, chiaramente l'ipotetica localizzazione dell'impianto deve essere collegata alla logistica del trasporto dei rifiuti».

Il piano regionale, vecchio di vent'anni, prevede ancora un unico inceneritore per le province di Treviso e Belluno. Perché allora in questo periodo si fa riferimento solo alla nostra provincia?

«L'osservazione è corretta. Oggi la tecnologia ha reso gestibili (con profitto non solo per i gestori ma anche per i cittadini che pagano il servizio), impianti molto sicuri che trattano quantitativi inferiori di rifiuti».

Secondo lei l'impianto di Schio a Vicenza non è sufficiente anche per Belluno?

«Io mi pongo invece un'altra domanda: visto che trattare rifiuti crea risparmio per l'utente e guadagno per il gestore, perché portare i rifiuti fuori provincia?».

Tra qualche giorno il botta e risposta tra favorevoli e contrari alla termovalorizzazione finirà nel dimenticatoio?

«Non credo proprio, poiché sono stato sollecitato da molti amministratori a continuare su questa strada che, sottolineo, porterà a valutare con serenità, economicità e rispetto dell'ambiente, la soluzione più idonea per lo smaltimento dei rifiuti. Vorrei ricordare che in provincia di Belluno attualmente si spendono 20 milioni di euro, dei cittadini, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani».

Non crede possibile e vantaggiosa una raccolta differenziata spinta anche nell'Agordino?

«Forse il giorno del convegno una diapositiva è passata inosservata: Dolomiti Ambiente ha fatto l'analisi del costo dello smaltimento adottando il sistema della raccolta stradale nell'Agordino (che ha già superato il 50 per cento della raccolta differenziata) e quello porta a porta che si pratica ad esempio a Belluno. Questi costi locali, rapportati all'intero territorio provinciale, mettono in evidenza che la raccolta "porta a porta" viene a costare 6 milioni di euro in più all'anno».

 

Mirko Mezzacasa

Gazzettino, 30 marzo 2006

Edizione di Belluno

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