Con la chiusura dell’inceneritore, i Comuni spenderanno meno: smaltire l’immondizia in discarica costerà infatti 80 euro a tonnellata invece di 113

Ca’ del Bue fermo, giù le tariffe

Coletto: «Subito il piano provinciale dei rifiuti e spazio alla differenziata»

 

Muore Ca’ del Bue, almeno per com’era stato concepito, e sinceramente sono in pochi a piangere se davvero adesso, che nell’impianto la luce è spenta, si risparmia un milione di euro al mese, che prima servivano a tenere in vita un mostro intubato. Men che meno ci si preoccupa nei Comuni, anzi da qualche parte si tira un sospiro di sollievo. A Boscochiesanuova, ad esempio, era già pronto lo schema per aumentare del 10% sul bilancio preventivo 2006 la tassa rifiuti. Poi la notizia del fermo tecnico dell’impianto e del trasferimento dei rifiuti in discarica, ha costretto a rifare i conti.

Da 113,14 euro a tonnellata che il Comune pagava prima per smaltire i propri rifiuti nell’inceneritore, si passa a 80 euro per portarli nella discarica di Pescantina, aumentati di 10 euro a tonnellata per la separazione che continuerà ad essere fatta a Ca’ del Bue.

«Infatti nel nostro Comune, vuoi per le presenze turistiche non costanti, vuoi per la grande dispersione delle contrade è difficile organizzare la raccolta differenziata umido-secco. Ma il regolamentato che permette l'accesso alla discarica di Pescantina prevede che la parte umida rappresenti una quota inferiore del 13 per cento», spiega il sindaco Claudio Melotti; «per questa ragione si continuerà a conferire a Ca’ del Bue esclusivamente per la separazione della frazione umida da quella secca che sarà poi avviata in discarica».

Proprio la raccolta differenziata è uno dei corni del problema: a fronte dell’aumento del volume totale dei rifiuti prodotti, negli ultimi anni la percentuale differenziata è in diminuzione. A Illasi, ad esempio, nel 2001 era arrivata al 47 per cento. Negli anni successivi si è assistito a un calo della differenziata fino al 39 per cento del 2004. Una tendenza preoccupante.

Il problema è stato affrontato e risolto con analoga conclusione anche per i Comuni di Verona, Cerro, Sant’Anna d’Alfaedo ed Erbezzo. Gli ultimi due, in particolare, per intervento della Provincia in considerazione del fatto che fanno la raccolta in economia senza differenziazione e dell’area disagiata di montagna. «In realtà per i Comuni non cambia nulla», ripete Luca Coletto, assessore provinciale all’ecologia, «perché già da tempo stavamo monitorando i flussi e indirizzando secondo le esigenze nelle discariche di Torretta e Pescantina i rifiuti dei Comuni che praticano la raccolta differenziata».

A Ca' del Bue, oltre ai citati comuni, conferivano ultimamente anche Badia Calavena, Bardolino, Bovolone, Lavagno, Cazzano di Tramigna, Illasi, Soave, Monteforte, San Martino Buon Albergo, Ferrara di Monte Baldo, Colognola ai Colli, Caldiero, Vestenanova, Velo, San Mauro di Saline e Roverè, mentre si erano già allontanati da tempo Villafranca, Torri e Peschiera.

«La chiusura dell'inceneritore dimostra solo quello che sostenevo già da un anno e mezzo, e cioè che costava troppo al contribuente e non offriva quei servizi per i quali era nato. Per essere competitivo il prezzo sarebbe dovuto scendere a valori di mercato, cioè di 55 euro a tonnellata, come l’impianto di Brescia, più i costi di smaltimento delle ceneri, che essendo materiale inerte e in piccola quantità non dà problemi», precisa l’assessore.

Impensabile che la riduzione si possa ottenere in via definitiva eliminando il problema di Ca’ del Bue: serve un piano provinciale rifiuti. «Certo, e arriverà presto», annuncia Coletto, «perché proprio ora sto andando in commissione a discuterne. Il futuro sarà la raccolta differenziata spinta al massimo, con il massimo del riciclo e il massimo della separazione. La parte umida diventerà concime organico e quella secca Rds che non chiamo più rifiuto ma combustibile, da usare nei cementifici e negli inceneritori».

«Prima», sottolinea, «si pagava per separare la parte umida dalla secca; si pagava ancora per trasportare questa parte secca e si pagava infine alla Germania il costo dello smaltimento, mentre per i tedeschi era una fonte doppia di guadagno perché lo usavano come combustibile. Ora la legge ci consente di usarlo come tale e stiamo esaminando il problema della valorizzazione dei rifiuti a 360 gradi, ovviamente sempre nel rispetto delle emissioni nocive nell’aria che devono essere pari a zero. Ma sotto questo punto di vista Ca’ del Bue non ci ha mai dato problemi», precisa Coletto.

I tempi per ripensare a una diversa gestione dei rifiuti urbani ci sono, secondo l’assessore, che ritiene sufficiente fino al 2010-2011 la capacità recettiva del sito di Pescantina. «Non c’è però tempo da perdere e occorre mettersi al lavoro da subito. Agsm e Comune di Verona devono dire cosa intendano fare. Sul tema vorrei una comunicazione all’esterno che eviti ogni strumentalizzazione, conclude Coletto, «perché sul da farsi ci si muoverà solo con dati avvalorati da serie ricerche scientifiche».

 

Vittorio Zambaldo

L’Arena, 31 marzo 2006

 

 

 

Nota di Nimby trentino

 

Malgrado “le diversità da un normale inceneritore, i razionali processi, i riutilizzi più razionali e convenienti, le trasformazioni in energia elettrica, il massimo rispetto della natura, le emissioni sensibilmente inferiori a quanto consentito dalla normativa, in alcuni casi nemmeno rilevabili…”, l’han chiuso.

Da www.agsm.it: <L'impianto di rifiuti solidi urbani "Ca' del Bue” è molto diverso da un normale "inceneritore" dove i rifiuti arrivano e vengono bruciati senza un'apposita selezione. Ca' del Bue è un impianto molto più articolato e complesso nel quale ogni parte del rifiuto viene avviata a processi razionali sia dal punto di vista ambientale che economico. Qualche esempio aiuta a capire meglio. Il ferro? Separato e pronto per la fonderia. La ghiaia e la sabbia? Separate e pronte per la discarica. Le plastiche leggere? Bruciate con recupero di energia. Le bucce di banana? Digerite con produzione di biogas e fanghi. In buona sostanza, l'impianto permette di separare le varie componenti che compongono i rifiuti avviandole poi al processo di smaltimento e riutilizzo più razionale e conveniente. A Ca' del Bue i rifiuti urbani vengono trasformati in energia elettrica. L'impianto è stato progettato per garantire il massimo rispetto della natura. Tutti i parametri che caratterizzano le emissioni sono sensibilmente inferiori a quanto consentito dalla normativa e, in alcuni casi, nemmeno rilevabili. Esistono quattro tipi di controlli: da personale interno, da una società terza per conto di Agsm, da Arpav (Agenzia Regionale Prevenzione e Protezione dell'Ambiente del Veneto) e dal Comitato di Controllo composto dai rappresentanti dei Comuni di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo, Zevio e Verona. Il Presidente del Comitato di Controllo è il dirigente provinciale del servizio Ecologia>.

 

 

 

L’inceneritore di Ca’ del Bue

Venticinque milioni di euro l’investimento programmato

 

Parte dal nodo Ca’ del Bue il piano del Comune di Verona per arrivare alla creazione di una grande multiutility veronese. Dopo il sì dato a metà febbraio dal consiglio d’amministrazione di Amia (l’azienda municipalizzata igiene ambientale), che ha la lanciato il progetto, è arrivata giovedì 11 novembre l’approvazione del Cda di Agsm (l’Azienda di gestione dei servizi municipalizzati) per dar vita ad una nuova società che gestisca l’inceneritore di Ca’ del Bue. Il progetto vede l’unione di Amia e Agsm, assieme ad un privato da individuare, nella gestione del grande impianto di smaltimento rifiuti, il Cogeneratore nato per produrre energia dall’immondizia, costato qualcosa come 188 miliardi, entrato in funzione a fine 2003 dopo anni di attese e verifiche, e subito dimostratosi “incapace” di produrre energia (lo dice la relazione stessa del collaudo nella quale si afferma che a Ca’ del Bue “permangono ridotti i rendimenti per problematiche di resa energetica, la cui soluzione richiederà interventi migliorativi per assicurare la necessaria compattezza di pallets, cilindretti combustibili da bruciare nei forni”).

Il nodo che la nuova società dovrà risolvere sarà appunto quello di rendere Ca’ del Bue effettivamente funzionale, e per questo nel bilancio di previsione 2005 approvato poche settimane fa da Agsm è previsto un impegno di spesa di 25 milioni di euro per rifare Ca’ del Bue. Soldi che andranno nel capitale della nuova società e che Agsm intende recuperare facendo leva sulle fideiussioni firmate dall’Ansaldo, l’azienda che ha costruito l’inceneritore. Parte da qui il grande progetto di una supermuliutility veronese, in grado di garantire economie di scala integrando le varie aziende municipalizzate di Verona, dall’Amia e all’Agsm (acqua, energia, gas), dall’Amt (trasporti) all’Agec (immobili), per favorire tra di loro sempre migliori sinergie.

Un piano che è stato abbozzato a metà febbraio dal Cda dell’Amia e girato dal suo presidente, Corrado Brigo, all’assessore alle attività partecipate del Comune di Verona Giancarlo Montagnoli, e finito sul tavolo del sindaco Paolo Zanotto. E proprio il primo cittadino, a metà ottobre, aveva chiaramente indicato nell’interrelazione tra le varie municipalizzate la via per dare più forza al sistema Verona. A partire dal tema rifiuti e da Ca’ del Bue, e questo anche per cercare una soluzione per evitare di scaricare, già dal prossimo gennaio, aumenti insostenibili in quella che sarà la nuova bolletta rifiuti sulle famiglie veronesi.

“A Verona esiste un’interrelazione ed una composizione delle varie società municipalizzate che non ha riscontro nelle altre città - spiega Brigo - e questo comporta una serie di problematiche, per esempio, per l’Amia, il nodo principale è essere l’azienda deputata alla raccolta ed allo smaltimento dei rifiuti, ma senza però essere la proprietaria di Ca’ del Bue, il grande inceneritore che invece è controllato dall’Agsm. Un problema che era emerso pesantemente per la municipalizzata che si occupa di igiene ambientale il 29 luglio scorso, quando doveva essere approvato il bilancio di previsione 2004. Il consiglio di amministrazione ha visto il socio di maggioranza, cioè il Comune, chiedere di posticipare il sì al conto economico 2004 per quantificare meglio i costi, soprattutto in vista di eventuali aumenti dovuti al conferimento a Ca’ del Bue, e anche il piano di investimenti. Un problema che verrebbe risolto dalla nascita della nuova società. “Noi abbiamo i rifiuti, l’Agsm l’impianto dove smaltirli - taglia corto Brigo -. La nuova società potrà unire queste due funzioni e quindi trovare i rifiuti che possono far funzionare al meglio Ca’ del Bue, che non sono solo gli Rsu ma tutti gli industriali assimilabili, e allo stesso tempo impostare l’inceneritore sul tipo di rifiuto che la nostra provincia produce”.

Un tema non da poco anche per le tasche dei cittadini. “Nei costi che abbiamo messo in bilancio - riprende Brigo - lo smaltimento a Ca’ del Bue è stato calcolato tenendo conto dei prezzi che abbiamo pagato nel 2003, cioè 86.89 euro alla tonnellata. Ma sappiamo che per il 2004 si parla di un costo pari a 97 euro a tonnellata. Ma chi pagherà quest’aumento? I cittadini che già dovranno sobbarcarsi il passaggio da tassa a tariffa?”. “Se facciamo due conti - continua Brigo - e senza considerare che il costo medio negli altri inceneritori è pari addirittura a 113 euro e che quindi anche Ca’ del Bue alla fine arriverà a queste cifre, già dal 2004 ci troveremo in bilancio 500 mila euro di costi in più, visto che conferiamo circa 50 mila tonnellate l’anno”.

Ecco, allora, che una soluzione sul controllo di Ca’ del Bue diventa una forte scelta politica e necessaria per un certo rilancio di tutte le municipalizzate veronesi per farne un polo di servizi ma anche di business. “Oggi ci troviamo nell’assurda situazione in cui Amnia e Agsm, entrambe di proprietà del Comune - conclude Brigo - rischiano di trovarsi più in conflitto che non in sinergia. E questo, quando alla fine i conti finiranno tutti su un unico tavolo: quello di Palazzo Barbieri.

 

Massimo Rossignati

Gazzettino, 15 novembre 2004

Edizione di Verona

 

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