Riflessioni

Non avere inceneritori è un’opportunità

 

 

L’inceneritore, grande concentratore di inquinanti

I costruttori di impianti di incenerimento hanno creato qualche anno fa il “Nimby Forum”, un organismo che ha come esplicito obiettivo la manipolazione del consenso dei cittadini, affinché questi ultimi accettino opere indesiderate ed inutili come gli inceneritori, le discariche, gli impianti di pre-selezione o stoccaggio ecc.

Da qualche giorno Unindustria ha chiesto alla Regione Veneto l’autorizzazione per costruire intorno alla città di Treviso, a 8 km uno dall’altro, due mega inceneritori da 250 mila t/anno ciascuno per i rifiuti speciali industriali non pericolosi

E’ già iniziato il martellamento mass mediatico, tanto più facile in quanto i mass media in genere sono posseduti dagli stessi industriali interessati all’incenerimento. Ovviamente il “Nimby Forum” sta lavorando a pieno ritmo per ottenere il consenso dei Comuni, della Provincia e della Regione.

Si è scelto il periodo di crisi produttiva nel Nord Est con il ricatto indiretto della delocalizzazione; inoltre gli inceneritori sono stati appositamente sovradimensionati (ne richiedono due per ottenerne uno) e si insiste unicamente sui soli vantaggi (gli industriali ovviamente guardano ai propri interessi attraverso la solita “etica di prossimità” e non agli interessi collettivi o futuri attraverso “l’etica di sostenibilità”).

Il tutto è reso più facile dall’impreparazione trasversale delle forze politiche (FI e DS) le quali, invece di affrontare i nodi del cambiamento strutturale della produzione industriale e dei consumi, quando si tratta di problemi ambientali, preferiscono privilegiare lo status quo tipico dell’”inviluppo insostenibile” secondo quanto è stato portato avanti finora con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Si richiede invece un cambiamento radicale di fronte a questa crisi strutturale montante ed irreversibile, dovuta a mancanza di energia, materie prime e sovrappopolazione.

E’ noto che gli inceneritori sono degli enormi “concentratori di inquinanti”, costosi e poco flessibili, opere devastanti ed irreversibili, alla pari delle cave o delle centrali nucleari. Per questi motivi, siccome esistono delle alternative ad essi i Cittadini, i Comitati e le Amministrazioni a tutti i livelli devono aprire il dibattito e il confronto sulle alternative che il fuoco di sbarramento di Unindustria, interessata esclusivamente al profitto, non ha evidenziato.

Per offrire materiale di confronto ci tengo a precisare alcuni punti a mio parere fondamentali.

 

Inceneritore e non termoutilizzatore o termovalorizzatore

I termini termovalorizzazione o termoutilizzazione sono stati inventati dagli inceneritoristi nostrani per vendere fumo. Nei documenti e direttive della Comunità Europea (CE) sul tema esiste solo la parola “incinerator” o “incineration”. La CE definisce chiaramente che l’obiettivo di questi impianti è l’incenerimento dei rifiuti “con o senza recupero di energia” collocando l’incenerimento all’ultimissimo posto nelle strategie di recupero. Invece Unindustria ha trasformato la produzione di energia elettrica in obiettivo primario.

 

Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)

La VIA non deve essere fatta esclusivamente a fronte dei due impianti richiesti ma deve contemplare anche il “do nothing” cioè l’Opzione Zero. Quest’ultima non consiste solo nel non fare gli impianti ma pianifica un’alternativa di riduzione della produzione dei rifiuti industriali e il miglioramento della loro qualità nel tempo, secondo gli obiettivi prioritari europei e nazionali. Questa deve essere una chiara richiesta dei responsabili politici regionali.

 

Pianificazione dei rifiuti

Vanno pianificate per i prossimi anni qualità e quantità dei rifiuti prodotti sia dall’industria come rifiuti speciali, che dai cittadini come rifiuti solidi urbani. Infatti il forno a griglia proposto può bruciare indifferentemente sia rifiuti speciali che rifiuti urbani indifferenziati.

 

Qualità dei processi industriali

Nel caso dei rifiuti industriali si tocca il tasto dolente della qualità scadente dei processi produttivi veneti che consumano molta energia e producono molti rifiuti. Infatti da dati Unindustria solo il 46% dei rifiuti industriali prodotti è riciclato e solo 453 aziende sulle decine di migliaia esistenti sono certificate nel Veneto con la certificazione ambientale ISO14001; certificazione che controlla e permette di ridurre gli sprechi energetici, di materia e l’inquinamento.

 

Dumping economico ambientale e competitività

Con la strategia dell’incenerimento si invita non solo l’industria a produrre più rifiuti, ma si indirizza la competitività con gli stessi criteri che utilizza la Cina: cioè scarso rispetto delle regole ambientali, scarsa innovazione di processo, sprechi energetici e di materia.

Unindustria non può pensare di richiedere continuamente in ogni dibattito “ricerca e innovazione per competere” senza poi convincere i suoi aderenti a innovare e migliorare la qualità dei processi industriali, progettando per esempio il riciclo degli scarti al 70/80/95%.

 

Non avere inceneritori è un’opportunità

Alcuni Consorzi per la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani arrivano al 75% di riciclo con smaltimenti in discarica o in inceneritore molto bassi (meno di 100 kg/ab/anno). A parità di abitanti serviti, questa quantità è quasi la metà del peso delle ceneri prodotte dall’inceneritore ASM di Brescia. Le ceneri costituiscono in genere il 30% in peso dei rifiuti bruciati. Il 5% di queste ceneri è costituito da polveri di depurazione dei fumi. Esse sono fortemente tossiche perché contengono centinaia di inquinanti chimici di sintesi e non intercettabili facilmente, tra cui le persistenti diossine ed i metalli pesanti. Queste sintesi chimiche si formano facilmente a casaccio durante la combustione di migliaia di tonnellate di rifiuti diversi mescolati tra loro. Il libro di Marino Ruzzenenti “L’Italia sotto i rifiuti” - Jaca Book - sett 2004 demolisce inequivocabilmente il mito “catartico” tanto esaltato dell’inceneritore ASM di Brescia.

Il controllo dell’inquinamento degli inceneritori è comunque difficile ed incerto come dimostra Ruzzenenti anche per l’inceneritore di Brescia, considerato il migliore d’Italia. E’ vero che in tutti gli inceneritori in Italia e all’estero si controlla la produzione di diossina o dei metalli pesanti, ma generalmente questi controlli sono discontinui, e anche nel caso di un controllo in continuo, le emissioni tossiche sono individuate solo quando sono già uscite in atmosfera.

 

Energia elettrica pagata tre volte da pantalone

Nel suo libro Ruzzenenti dimostra anche che l’energia elettrica prodotta coi rifiuti è incentivata impropriamente dalla legge italiana, perché i rifiuti sono considerati paradossalmente energia rinnovabile. Per questo il kwh è incentivato attraverso il cosiddetto provvedimento CIP6 (incentivo di 180 lire per kwh ) o attraverso i certificati verdi dallo Stato italiano. L’ENEL a Brescia paga l’energia prodotta dall’ASM il triplo rispetto ai costi di produzione con combustibili fossili. E’ per questo che gli inceneritori, anche se hanno un basso rendimento energetico che va dall’8 al 15%, fanno gola a chi insegue il profitto. In realtà la CE mette a rischio l’esistenza degli inceneritori che producono energia elettrica incentivata. Incentivare l’incenerimento dei rifiuti infatti è contrario alla direttiva europea sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e per questo l’Italia è sotto infrazione da parte della CE.

 

Raccolta differenziata spinta a rischio

La strategia palese degli industriali è rivolta al completo ciclo di gestione dei rifiuti: produzione e consumo. Se gli industriali riescono a smontare nell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) della provincia di Treviso e più in generale nel Veneto le raccolte differenziate da record nazionale (vedi Consorzio Priula col 75% di rifiuto riciclato), potranno permettersi di tutelare sempre meno l’ambiente, producendo in modo meno sostenibile (per esempio molti imballaggi inutili da far pagare ai consumatori e poi farli ripagare attraverso l’incenerimento). Non è un caso, lo ripetiamo, che il forno dei due inceneritori richiesti da Unindustria sia a griglia e non a letto fluido, che è utilizzato invece per il Combustibile da Rifiuti (CDR) ad alto potere calorifico da raccolta differenziata spinta o da rifiuti speciali pre-trattati e selezionati. E’ inutile richiamare il concetto che una pianificazione di riduzione della produzione dei rifiuti, sia attraverso la raccolta differenziata spinta che attraverso il miglioramento dei processi produttivi, è incompatibile con questa richiesta di mega inceneritori. Infatti il rifiuto se si ricicla non si può bruciare e viceversa.

 

Turismo, agricoltura ed immobili

Le prime a muoversi dovrebbero essere le associazioni turistiche ed agricole assieme ai Cittadini che, come succede con l’installazione delle antenne, vedranno svalutate le loro proprietà immobiliari, le produzioni agricole circostanti (gli inquinanti più pesanti si spandono nel raggio di qualche chilometro). Sarà deturpato il paesaggio urbanistico ed agricolo “presidiato” da torri alte un centinaio di metri.

 

Il ricatto della delocalizzazione

Finora gli industriali premevano affinché venissero costruiti gli inceneritori per rifiuti solidi urbani per poi riversarci i rifiuti speciali industriali come accade per l’inceneritore ASM di Brescia che, partito con una dimensione di 260 mila t/a solo per i rifiuti urbani provinciali, ora è arrivato a 750mila t/anno. Brescia importa rifiuti da decine di località fuori Provincia con vantaggio per i proprietari: il Comune di Brescia e i privati, i quali ricavano profitti annuali di decine di milioni di euro. E’ una vera e propria “svendita della salute” per gli appianamenti di bilancio.

 

Oltre la politica dell’incenerimento

Dobbiamo imitare le altre nazioni del nord Europa e le direttive CE che disincentivano chiaramente l’incenerimento. La Germania per esempio, grazie a Topfer ha implementato nei primi anni ’90 il “Dual System” cio&e grave;l’obbligo per gli industriali di smaltirsi a proprio carico tutti gli imballaggi prodotti dall’industria per il consumo. Da allora, attraverso il vuoto a rendere e il miglioramento dei processi produttivi, gli inceneritori costruiti sono diventati sovradimensionati (e per questo i tedeschi prendono i nostri rifiuti) e allo scadere dell’ammortamento saranno sistematicamente chiusi. L’energia delle 18 centrali nucleari sarà dunque sostituita per il 2030 dalle fonti rinnovabili (eolico, biomasse vergini, fotovoltaico, etc) e non dagli inceneritori come ha invece affermato Sergio Bellato di Unindustria.

 

Protocollo di Kyoto

I bilanci di risparmio di emissione dei gas serra derivanti dalle diverse strategie di trattamento dei rifiuti sono nettamente a favore del riciclo rispetto all’incenerimento. In particolare i chili di anidride carbonica equivalenti risparmiati per ogni tonnellata di rifiuti trattati sono: - 461 kg per il riciclaggio e compostaggio, - 366 kg per il trattamento meccanico biologico e segregazione in discarica, - 10 kg per l’incenerimento con produzione di elettricità.

Questi dati sono riportati nel documento commissionato dalla Comunità Europea e presentato nel 2001, consultabili in rete, denominato “Waste management options and climate changes” (Opzioni per la gestione dei rifiuti e cambiamenti climatici).

Le future generazioni non meritano queste opere irreversibili e devastanti, prodotte per l’indolenza e la miopia di un sistema istituzionale, guidato da interessi economici a breve, incapace di preparare un “futuro sostenibile”.

Come WWF, con tutte le organizzazioni che lo vorranno, cercheremo di dimostrare pubblicamente quanto anche il piano regionale veneto, approvato a febbraio 2005, sia in piena contraddizione con gli obiettivi di raccolta differenziata definiti e i tre inutili pianificati impianti di incenerimento.

 

Dio ricicla, il diavolo brucia,

ovvero la natura ricicla l’uomo brucia.

 

Gianluigi Salvador

Referente energia e rifiuti WWF Veneto

 

Biolcalenda n° 4, aprile 2006

 

 

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