Replica a Pacher

Inceneritore, troppi dubbi-non dubbi

Il sindaco di Trento non riesce a gestire la qualità dell’aria

eppure è pronto a innescare una nuova fonte inquinante

 

Nell’intervista di Sergio Bernardi al sindaco Pacher, su UCT, lo spazio maggiore è dedicato alla questione inceneritore. Non è un mistero che il Sindaco, già prima della fine del secolo scorso, confidava ad alcuni collaboratori che ”l’inceneritore si farà a Ischia Podetti”; 7/8 anni dopo si potrebbe dire… qualunque cosa accada e qualunque sia la posta in gioco. Per completare il quadro, a quei “qualunque” si deve aggiungere quanto scriveva Franco Gottardi su l’Adige il 31 maggio 2002 nel merito di un preciso accordo tacitamente sottoscritto anche dal sindaco Pacher: “I patti furono siglati oltre un anno dopo il via libera del consiglio comunale alla realizzazione di un impianto di smaltimento a Ischia Podetti. Sono perciò tutto sommato coerenti con quell’indirizzo.

Ma mentre le scelte politiche, di fronte a novità legislative o tecniche o semplicemente ad una maggior consapevolezza dell’opinione pubblica, possono essere sempre ridiscusse e cambiate, gli impegni economici e societari pongono vincoli diversi e fors’anche maggiori.” E’ questo il presupposto politico dell’ingombrante questione trentina.

 

Quali gli obiettivi del Trentino?

I nuovi numeri della tre giorni in consiglio comunale dello scorso inizio autunno (27-28 settembre e 4 ottobre) sono quelli legati al raggiungimento del 65% di raccolta differenziata e di una produzione pro capite/anno di 175 kg di rifiuto indifferenziato, ratificati nel novembre successivo nel corso dell’incontro tra la Provincia e i Sindaci.

Sono i quantitativi necessari per corrispondere alle aspettative del presidente Dellai che nello scorso novembre dichiarò a l’Adige: «Oltre una certa percentuale di differenziata l'impianto non sarebbe più conveniente dal punto di vista economico. Dovremmo allora ricorrere ad altri sistemi per trattare il residuo, ma noi abbiamo scelto l'inceneritore».

Sembra allora di dover evidenziare che la raccolta differenziata (e un’abbinata politica di riduzione dei rifiuti) in Trentino stia procedendo secondo una prospettiva funzionale all’incenerimento, visto che sono almeno 5 anni che se ne parla senza attuare un progetto unitario sull’intero territorio provinciale e che il collaboratore del Comune di Trento, dott. Attilio Tornavacca, è stato chiamato a redigere un qualificato progetto di gestione-raccolta solo da inizio 2006. Nemmeno è dato capire secondo quale tipo di pianificazione si intenda dare concretezza alla numerosa serie di buone intenzioni prodotte dalla maggioranza comunale e da quelle della PAT del 21 novembre, quali ad esempio: “strategie efficaci per ridurre la produzione di rifiuti, necessità di garantire modalità di raccolta differenziata più omogenee sul territorio provinciale, dar vita ad un organismo di garanzia aperto ai cittadini in modo da garantire la massima trasparenza in tutte le fasi decisionali, adeguate forme di controllo e monitoraggio (mentre quelli da fare prima dell’entrata in funzione dell’impianto non sono ancora stati avviati, ndr), promuovere la realizzazione di uno o più impianti di compostaggio…” ecc.

 

Ostinata sordità e cecità della politica

Il Sindaco afferma che nessuna realtà italiana arriva alle percentuali di raccolta di Trento dimenticando quelle di alcune realtà urbane piemontesi che sono già intorno al 65-70% (ma la nostra realtà provinciale può già contare su percentuali di alcuni comuni intorno all’80%, raggiunte dopo soli pochi mesi/anni di attenta e corretta gestione). Aggiungendo, e evidenziando ostinatamente i soli “difetti” anziché gli svariati pregi, che anche nel vicino Trevigiano qualcosa da smaltire alla fin fine resta e dunque sembrerebbe scontato, perfino doveroso, provvedere alla sua “eliminazione” (dall’immaginario collettivo e a quale prezzo, a quali costi?) mediante l’incenerimento. Che è, invece, solo trasformazione (e sovrapproduzione) di rifiuti peggiori (veleni solidi, liquidi e gassosi) di quelli in entrata all’impianto che andrebbero a sovraccaricarsi a una situazione già precaria e “fuori norma”.

Il Sindaco non riflette come dovrebbe su alcuni dati eccellenti dell’esperienza del Consorzio Priula (a servizio di 219.233 abitanti) che inficerebbero i numeri del progetto dell’inceneritore trentino. Nella tabella che segue si riporta solo quello che vede i trevigiani andare verso il miglioramento continuo con un costante calo della quantità di rifiuto secco indifferenziato.

 

 

2003

2004

2005

Raccolta differenziata

70,01%

73,82%

75,63%

Rifiuto secco residuo indiff.to (kg/ab/anno)

109

100

89

Rifiuto secco residuo domiciliare (kg/ab/anno)

90

85

73

(Fonte: Gestione rifiuti Consorzio Priula)

 

Se al quantitativo del 2005 del rifiuto secco indifferenziato (89 kg/ab/anno) togliamo le quantità pro capite dello spazzamento strade e dei rifiuti ingombranti rimangono soltanto 73 kg/ab/anno (come riportato in tabella). Parallelamente si assiste al progressivo aumento delle loro percentuali di raccolta differenziata con una produzione di rifiuto di 366 kg/ab/anno, che gradualmente si sta avvicinando ai 300 kg raccomandati dall’Europa.

Interessante anche notare che nella vicina Belluno, le autorità provinciali hanno escluso, principalmente per ragioni sanitarie, la soluzione inceneritore e il Comune capoluogo è partito con un progetto per la differenziata spinta.

A completamento della debolezza e scarsa lungimiranza degli obiettivi provinciali (e comunali) sui limiti del 65% di raccolta differenziata e della produzione annua pro capite dei 175 kg, si deve aggiungere che in questo modo la politica costringe i trentini ad una produzione annua pro capite di 500 kg (cioè il 67% in più dei 300 kg/ab/anno “raccomandati” dall’Unione europea nel 2000). Se infatti i 175 kg rappresentano il restante 35%, il 100% è pari a 500 kg.

Non a caso il progetto dell'inceneritore trentino sembrerebbe andare verso un dimensionamento intorno alle 110.000 tonn producendo, solo per gli effluenti solidi, 33.000 tonn/anno circa di rifiuto pericoloso (25% di ceneri pesanti), tossico e nocivo (5% di ceneri leggere dai filtri). Queste ultime 33.000 tonnellate di scorie nocive, da destinare in discariche speciali, sono un quantitativo di residuo del trattamento pari a quanto risulterebbe da un ciclo di raccolta differenziata spinta, con la differenza che in quel caso avremmo a che fare con rifiuti non pericolosi ma inerti.

Il ragionamento sotteso, sia del Sindaco come dei sempre meno convinti e convincenti sostenitori dell’inceneritore, poggia sulla loro non discutibile certezza che le conseguenze dell’incenerimento debbano intendersi come il “male minore” (sempre minimizzato e fatto rientrare in “qualche modo” nei limiti di legge) mentre il male peggiore sarebbe costituito dal “chiodo fisso” di quel residuo di rifiuto indifferenziato che nel breve-medio periodo sembra debba costituire l’imposto e ineluttabile elemento di criticità (o emergenza) e invalicabile.

Ciò significa che, se si volesse seguire l’esempio virtuoso del Consorzio Priula, o di quello della Val di Fiemme, il “fabbisogno” da incenerimento della frazione secca residua ammonterebbe a: 497.546 x 73 kg/ab/anno = 36.500 tonn circa.

Perché allora il Sindaco è disponibile ad ospitare nel suo “giardino” un inceneritore che è grande tre volte il presunto “necessario” e che è solo “conveniente dal punto di vista economico”?

Il Sindaco, come fosse costretto, continua a limitare il suo sguardo agli studi redatti da competenti studiosi “commissionati in maniera libera”. Ma è libero di decidere quel tecnico che ha ricevuto l’incarico dal costruttore dell’impianto? O meglio con quali criteri i proponenti l’impianto hanno deciso di affidarsi alle loro conoscenze? Non aggiungendo inoltre che lo Studio sulla salute del Politecnico di Milano è stato elaborato da tecnici e non da medici.

Al Sindaco dovrebbe giovare qualche supplementare approfondimento assieme a medici, epidemiologi, oncologi (nominati anche dai cittadini e non solo dagli sponsor dell’impianto) che in Trentino non devono “alzar voce”. Né si è ancora visto il primo cittadino, dopo due anni e mezzo, prender parte a uno dei numerosi incontri organizzato da Coldiretti, Italia Nostra e Nimby trentino; l’ultimo proprio sugli aspetti sanitari nel quale tra l'altro il rappresentante dell'Osservatorio epidemiologico provinciale ha confermato che le indagini effettuate in aree che ospitano inceneritori evidenziano l'aumento di una serie di patologie nella popolazione locale.

C’è da augurarsi che il Sindaco possa partecipare ai futuri appuntamenti informativi visto che è anche il responsabile della salute e dell’igiene pubblica. Fare soltanto riferimento a “simulazioni” sulle emissioni di inquinanti cancerogeni è vuoto esercizio accademico, vista la morfologia e la climatologia della conca di Trento e delle valli trentine. Affermare, perseverando nelle minimizzazioni, che il via vai giornaliero dei camion sarebbe contenuto in “meno di una cinquantina”, pare anch’essa necessità di obbedienza alla parola data, visto altresì che un camion inquina dalle 350 alle 1.200 volte (a seconda dei dati delle fonti di provenienza: ARPA nazionali o Studi svizzeri) in più rispetto a un’automobile.

 

Trucchi del mestiere e ammessi “disastri”

La peregrina ipotesi del teleriscaldamento rimane solo uno degli escamotage dei “termovalorizzatoristi”. Dopo 4 anni che se ne parla a spanne il presunto spegnimento delle utenze private sembrerebbe variare dalle duecento alle cinquecento unità. Il Sindaco enfatizza qualche supposto centinaio di spegnimenti dell’impiantistica esistente minimizzando, finanche magnificando, l’accensione di uno dei maggiori produttori di inquinanti, che sono ben maggiori e più variegati, tossico-nocivi e di complicato e costoso controllo. Soltanto “suppone” che “ci sarà un controllo dei fumi più efficace” rispetto a un’improponibile combustione in cementifici.

Non pare irrilevante il fatto che, malgrado la delibera provinciale del 5 dicembre 2003, n° 3083, preveda la definizione di “un programma di campionamento di suoli nella zona interessata dalle emissioni del termoriduttore, da prelevare prima dell’entrata in funzione dell’impianto; l’analisi dei profili dei congeneri tossici delle diossine potrebbe permettere di individuare eventuali responsabilità in caso di emissioni significativamente anomale; si ritiene dunque necessaria una strategia di campionamento che permetta di controllare eventuali variazioni rispetto allo scenario di partenza. Detto programma deve essere prodotto unitamente al progetto esecutivo, finora nulla sia stato ancora fatto.

Il Sindaco conclude l’intervista ritornando sulla problematica dell’impatto del camino che con i suoi 100 metri sembrerebbe destinato a accompagnarci per qualche decina d’anni, ritenendolo “un disastro dal punto di vista ambientale e paesaggistico” e liquida la questione delle comprovate criticità del sito di Ischia Podetti (alcune frane in zona negli ultimi mesi e l’imponderabile rischio di esondazioni dell’Adige) sostenendo che “dal punto di vista idrogeologico e dal punto di vista delle correnti atmosferiche la Vela è il posto giusto.

Una schiera sempre più numerosa di ricercatori, medici, epidemiologi, fisici, chimici, ingegneri confuta le tesi di chi minimizza o banalizza i gravi danni sulla salute causati dall'incenerimento dei rifiuti. Il Sindaco di Trento, che con le altre autorità preposte già oggi non riesce a gestire il problema della qualità dell'aria, ritiene di poter aggiungere in un quadro già allarmante una nuova fonte inquinante. Con quale coscienza?

 

Adriano Rizzoli

Nimby trentino onlus

l’Adige, 18 aprile 2006

 

 

 

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