Campi elettromagnetici (CEM) e salute

 

Sempre più frequentemente cittadini preoccupati e inquieti chiedono al medico informazioni e rassicurazioni sui possibili effetti per la propria salute di alcune tecnologie innovative ed altamente invasive (campi elettromagnetici, biotecnologie genetiche, nanotecnologie).

Tecnologie che hanno prepotentemente cambiato in pochi anni la nostra vita e sembrano in grado di trasformare in modo radicale e imprevedibile tanto l’ambiente, quanto i delicati meccanismi ed equilibri metabolici degli esseri viventi, frutto di milioni di anni di lenti adattamenti evolutivi. Sarebbe difficile negare che a questo enorme sviluppo tecnologico non sempre si accompagnano un’adeguata crescita scientifico-culturale ed una sufficiente capacità/volontà di valutazione dell’impatto ambientale/sanitario e di prevenzione del danno. Per questo motivo eminenti scienziati ed ecologi cercano da anni di mettere in guardia nei confronti di quello che rischia di trasformarsi in un gigantesco esperimento planetario, pericoloso in proporzione alla nostra ignoranza dei complessi equilibri eco-sistemici propri dei singoli esseri viventi e dell’intera biosfera. Fra i tanti argomenti che provocano inquietudine e dibattiti accesi un posto di rilievo ha assunto il tema dell’inquinamento elettromagnetico, legato essenzialmente alla diffusione vertiginosa della telefonia cellulare.

Neppure l’altra vexataquaestio ambientale/sanitaria del momento, la problematica OGM/biotech genetico, ha suscitato un dibattito altrettanto acceso tanto in campo scientifico, che in ambito divulgativo/mediatico (con un impatto assolutamente irrilevante tanto sulle vendite – anzi aumentate – che sulle disposizioni pubbliche).E come già in altri simili frangenti - benzene, amianto, diossine, BSE - mentre “apocalittici e integrati”, ottimisti e catastrofisti ad oltranza si accusano a vicenda di allarmismo ingiustificato e di complicità con le corporations, comuni cittadini e addetti ai lavori (medici, biologi, giornalisti) incontrano enormi difficoltà a orientarsi e a documentarsi sul problema. E questo per almeno due ordini di motivi: perché si tratta di valutazioni difficili e complesse e perché sono in gioco enormi interessi economici che rischiano di condizionarle pesantemente. Per affrontare in modo corretto e approfondito un argomento così controverso, bisognerebbe avere molto spazio a disposizione. Ci limiteremo quindi a tracciare un breve quadro orientativo.

La moda del cellulare è dilagata in tutto il mondo in pochissimi anni e accomuna veramente tutti, a Nord come a Sud: donne e uomini, bambini e adulti, ricchi e  poveri… con l’esclusione dei poverissimi e forse di alcuni ultra-ricchi e di una sempre più esigua minoranza di resistenti, che non accettano di essere costretti a dipendere, per evitare l’esclusione dal circuito della comunicazione dominante, da questo minuscolo congegno che ancora 15 anni fa sarebbe sembrato roba da fantascienza e che ancora cinque anni fa era oggetto di commenti ironici.

Pare che gli utenti siano circa 2 miliardi, come a dire un sapiens sapiens su tre; che in Italia ci sia già più di un cellulare a testa; che manager e vip non possano averne meno di tre. Per quanto concerne i nostri ragazzi il 90% dei 14/18-enni, pur dovendo in genere accontentarsi di uno, lo tiene acceso anche a scuola e di notte sul comodino e passa buona parte del proprio tempo a telefonare e soprattutto a digitare e leggere messaggini. Per non parlare delle torme di ragazzini preadolescenti di ambo i sessi che si aggirano in piccoli gruppi, per le strade delle nostra città, da Trento a Ragusa, armati di cellulare e pronti a premere tasti per comunicare con i lontani più che con i vicini.

Non suonano più il campanello dell’amico, perché l’sms (short messageservice) è molto meglio, come assicurano anche l’adolescentologo e il mass-mediologo: un sms è molto più creativo di un semplice trillo. Sui treni quasi nessuno legge più il giornale o scrive una lettera a mano: tutti digitano cortissime frasi in codice o comunicano ad alta voce i più intimi segreti della propria esistenza. Così anche lo psico-sociologo può gioire: perché il cellulare frantuma timidezze e barriere socioculturali, accrescendo la partecipazione, contribuendo a organizzare manifestazioni pre-elettorali contro governi bugiardi (vedi il caso spagnolo) e a coordinare campagne anticonsumistiche e marce pacifiste. E intanto, sui tetti dei palazzi, i ripetitori spuntano come funghi, anche perché chi accetta di installarli riceve un bel gruzzolo dalle ditte di telefonia mobile e si avvantaggia della zona d’ombra dell’antenna, mentre le onde più intense investono i palazzi circostanti.

Soltanto qualche resistente ad oltranza  si ostina ad avanzare critiche, che non sembrano impensierire più di tanto gli affezionati utenti: i telefonini sarebbero pericolosi strumenti di controllo sociale, induttori di psico-dipendenza e di una nuova mania, perniciosa ed ultrainvasiva, causa di inaridimento dei rapporti umani, di pigrizia mentale e fisica e persino di un progressivo distacco dalla lingua italiana (gli sms, tanto amati dagli adolescenti, destrutturano il loro linguaggio, riducendo a segni le parole e impoverendo i ragionamenti). Senza dimenticare i danni per l’ambiente (inutile spreco di risorse, proliferazione di rifiuti elettronici) e per la salute (stress cronico, elettrosmog attivo e passivo…)… visto che qualcuno di questi nostalgici dei tempi andati, di quando in ogni bar ed angolo di strada si poteva trovare un telefono funzionante, si spinge fino a sostenere che l’uso prolungato del cellulare potrebbe indurre fenomeni di straniamento dal reale, in tutto simili all’ipnosi, e che in Danimarca è stato già aperto un reparto ospedaliero per la cura dalla dipendenza dal telefonino (in particolare dagli sms).

Bisogna dire che la gran parte degli utenti non sembra prestare soverchia attenzione alle insinuazioni di questi pervicaci neo-luddisti. Tanto più che è opinione dominante che le vere fonti di inquinamento siano altre: a cominciare dalle migliaia di molecole di sintesi, molte delle quali sicuramente tossiche, sospese nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo, nel cibo che siamo costretti a ingurgitare ogni giorno e che irritano le nostre mucose respiratore e gastrointestinali, tengono in allarme continuo i nostri macrofagi e linfociti, spingono le nostre cellule a produrre e liberare citochine e neuromediatori, adrenalina e serotonina, costringono le aggrovigliate spirali del nostro DNA a continui riadattamenti e riparazioni. Tanto più che la stragrande maggioranza degli esperti sostiene che persino il termine elettrosmog sia del tutto antiscientifico; che le indagini epidemiologiche più serie hanno, al limite, documentato la pericolosità di alcune stazioni emittenti radiotelevisive e degli elettrodotti posti nel bel mezzo dei centri abitati, mentre non c’è alcuna prova certa che un uso sensato dei cellulari possa arrecare seri danni alla salute.

Ma la sparuta schiera degli “irriducibili“ non demorde e seguita a parlare di inquinamento da elettrosmog attivo e passivo, sostenendo: che ogni passaggio di energia determinerebbe nello spazio circostante un’alterazione dei valori del campo elettromagnetico naturale; che per la prima volta nella storia dell’umanità milioni di persone sarebbero sottoposte a campi elettromagnetici ad altissima frequenza ed intensità, per 24 ore al giorno e per 365 giorni l’anno; che gli abitanti di una qualsiasi città moderna sarebbero letteralmente trafitti da quantità di onde elettromagnetiche per metro quadro “da un milione a un miliardo di volte più alte che nel 1950”. E che in questo pre-apocalittico contesto proprio la telefonia mobile rappresenterebbe la minaccia più concreta, dal momento che in pochi anni, con la connivenza degli enti locali, i gestori hanno potuto coprire di antenne l’intero territorio nazionale (non a caso si è spesso parlato di “antenna selvaggia”) e che i singoli telefonini cellulari emettono radiazioni non ionizzanti nel campo delle microonde fra 900 e 1.800 MZ (megahertz), frequenze simili alle emissioni delle antenne radio-televisive e maggiori rispetto a quelle di forni a microonde, stazioni satellitari e radar.

E intanto si estende a vista d’occhio la rete ancor più fitta dei ripetitori Umts, necessari ad alimentare la terza, emergente generazione di telefonini: quelli che oltre alle normali telefonate e all’invio di sms permettono collegamenti a internet, video-telefonate, invio di e-mail, fax e fotografie, raccolte dati e visione di programmi televisivi… e che per funzionare a dovere devono trasmettere a frequenze notevolmente più elevate, intorno ai 2450 megahertz (che, secondo alcuni recenti studi, potrebbero spezzare le delicate spirali del DNA). Senza contare che, mentre taluni “esperti” si ostinano a negare e a gettare acqua sul fuoco, chi abita nei pressi di impianti di telefonia mobile soffre con sempre maggior frequenza di mal di testa, nervosismo, insonnia e persino di attacchi di panico e che alcuni medici sostengono che l’elettrosmog esiste ed è causa di sterilità, aborti, impotenza, patologia immunomediata e tumori (leucemie, linfomi non-Hodgkin, tumori cerebrali).

Insomma la contrapposizione tra apocalittici/luddisti e cellularisti/massificati va avanti ad oltranza da anni; gli esperti dicono tutto e il contrario di tutto, contraddicendosi e smentendosi a vicenda; i comitati anti-elettrosmog cercano vanamente di rallentare l’avanzata trionfale di “antenna selvaggia”; le normative sono carenti, permissive, contraddittorie e gli enti di controllo non hanno strumenti sufficienti a farle rispettare, anche a causa dei pesanti condizionamenti, che nel caso dei CEM sono particolarmente rilevanti, vista l’enormità del business collegato all’espansione vertiginosa e planetaria della telefonia mobile e ai relativi investimenti.

 

La valutazione dei possibili danni sulla salute umana

Per mettere un minimo d’ordine in una materia che appare oggettivamente ingarbugliata, dobbiamo prima di tutto sottolineare un problema di fondo: quello dell’oggettiva difficoltà di valutazione di impatto sanitario di  questa come di molte altre possibili noxae ambientali. Difficoltà legata essenzialmente al fatto che le popolazioni oggetto d’indagine sono sottoposte all’azione “simultanea” di molti agenti nocivi; all’inevitabile interazione tra questi, con possibile reciproco potenziamento della tossicità; al tempo di latenza, spesso lungo e comunque imprevedibile, decorrente tra l’esposizione all’agente patogeno e la comparsa di effetti e sintomi; ai meccanismi d’azione complessi propri delle singole noxae, che possono alterare i meccanismi e i sistemi di regolazione (neuro-endocrina) propri degli organismi superiori o interferire direttamente sul DNA e sui meccanismi dell’espressione genica. Difficoltà legate al fatto che, per i diversi tipi di interazioni che le radiazioni hanno con gli esseri viventi, esistono soglie diverse di pericolosità della stessa radiazione, sia nel caso di assorbimento immediato, sia in relazione all’accumulo nel tempo di dosi anche molto modeste.

Tutto questo significa essenzialmente una cosa. Anche se sussiste il dato incontestabile, nei paesi ad alto tenore di vita, di un aumento costante, negli ultimi decenni, tanto della patologia neoplastica, che di quella disreattiva e immuno-mediata (allergica sensustricto; autoimmune ecc.); malgrado la verosimiglianza di un nesso causale esistente tra questi dati e l’enorme incremento degli inquinanti ambientali neuro-endocrino-immuno-lesivi e genotossici… permane la difficoltà di dimostrare rapporti di diretta casualità tra l’esposizione ad una singola noxa e l’incremento di una specifica patologia.

Per quanto concerne il problema specifico dell’inquinamento elettromagnetico, dobbiamo prima di tutto  chiederci se abbia senso parlare di elettrosmog.
Cominciamo col dire che bisogna distinguere, nell’ambito dello spettro elettromagnetico due grandi sezioni: quella delle radiazioni ionizzanti, dotate di frequenza talmente elevata, da ionizzare la materia a prescindere dalla loro intensità, e quello delle radiazioni non ionizzanti (NIR).

Arcinota e ben documentata è la pericolosità delle prime, costituite di  particelle/onde elettromagnetiche dotate di energia sufficiente a “strappare” gli elettroni dei livelli atomici più esterni ed a rompere i legami chimici che tengono insieme le molecole.

Colpiti da radiazioni ionizzanti gli atomi si caricano elettricamente, ionizzandosi: ed è facile intuire che, se le trasformazioni atomiche e i successivi arrangiamenti molecolari avvengono nel cuore delle cellule e riguardano la struttura stessa degli acidi nucleici o i processi di trascrizione e traduzione del programma genetico, i risultati possono essere rotture cromosomiche, mutazioni, traslocazione ed errori di trascrizione e traduzione. Da cui i ben noti effetti teratogeni e cancerogeni secondari all’esposizione dei tessuti animali a raggi X,  raggi gamma, particelle alfa e beta, raggi cosmici (anche in campo sanitario: in relazione all’utilizzo di tecniche diagnostico-terapeutiche che sfruttano appunto l’interazione tra radiazioni elettromagnetiche ionizzanti e gli organi del corpo umano).

Ugualmente diffuso, ma certamente non altrettanto corretto, è l’assioma secondo cui le NIR non avrebbero effetti collaterali particolarmente gravi: e questo non solo e non tanto perché la radiazione ultravioletta, pur non essendo ionizzante, è notoriamente cancerogena, ma anche perché con il rapido diffondersi di fonti di emissione di NIR, si vanno accumulando dati e osservazioni che già documentano notevoli effetti a breve termine e che, soprattutto, fanno temere possibili effetti a medio-lungo termine, difficilmente  rilevabili con le comuni indagini epidemiologiche. Il problema dei campi elettromagnetici da NIR è infatti recente, essendo la diretta conseguenza della rapida espansione in tutto il mondo di una vera e propria ragnatela: prima di impianti elettrici, cabine di trasformazione ed elettrodotti che generano campi elettromagnetici (CEM) a bassa frequenza (50-60 Hz); poi di ripetitori radio-televisivi, impianti radar e stazione radio base per la telefonia mobile che generano CEM ad alta frequenza (100 KHz, 300 GHz). E’ facile riconoscere come si tratti di una forma di inquinamento particolarmente pericolosa, perché subdola, non essendo in linea di massima direttamente percepibile; praticamente ubiqua e particolarmente persistente nel tempo.

Semplificando al massimo potremmo riassumere lo stato attuale delle nostre conoscenze in materia in questi termini. Da almeno tre decenni è nota e documentata la pericolosità dei campi elettromagnetici a bassa frequenza (50-60 Hz) e alta intensità: in particolare si è registrato un notevole aumento di casi di leucemia linfoblastica in bambini e di leucemia linfatica cronica in adulti residenti in prossimità di elettrodotti e/o esposti professionalmente a CEM ricadenti nella regione delle cosiddette frequenze ELF (ExtremelyLowFrequencies: inferiori a 300 Hz).

Questo ha spinto l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC)a inserire i CEM a bassa frequenza nel Gruppo 2B, tra gli agenti possibilmente cancerogeni. Per quanto concerne i CEM ad alta frequenza i dati sono indubbiamente più controversi. In relazione al possibile effetto cancerogeno delle radiazioni elettromagnetiche emesse dai ripetitori radiotelevisivi sulle popolazioni residenti, il caso più noto è quello di Radio Vaticana, nell’ambito del quale vari studi hanno documentato un aumento significativo della morbilità e mortalità per leucemia e linfomi nella popolazione maschile residente, con dati particolarmente drammatici per quanto concerne la popolazione infantile e con una significativa diminuzione del rischio con l’aumento della distanza dalla stazione (i dati, probabilmente sottostimati, in relazione a scelte discusse per ciò che concerne la popolazione di riferimento, attestarono un eccesso di casi pari a circa tre volte l’incidenza attesa in un raggio di 4 km dalla stazione e dati significativi fino a circa 6 km di distanza).

Ma la massima preoccupazione riguarda indubbiamente la telefonia mobile, in relazione tanto al proliferare delle antenne rice-trasmittenti (che a differenza degli elettrodotti sono nel cuore stesso dei centri abitati e che sono molto più numerose dei ripetitori radiotelevisivi),quanto al proliferare (sic) dei cellulari di prima-seconda-terza generazione.

Anche in questo caso potremmo semplificare al massimo il discorso ricordando come fino ad alcuni anni fa sembravano prevalere le posizioni ottimistiche, tendenti ad escludere gli effetti patogeni più gravi e ad avvalorare la tesi secondo cui gli unici effetti documentabili dei CEM ad alta frequenza sarebbero quelli connessi al riscaldamento dei tessuti corporei per esposizione diretta, intensa e prolungata.

L’unico dato di un certo rilievo sembrava essere, infatti, l’aumento di permeabilità della barriera emato-cerebrale (che potrebbe favorire il passaggio all’interno del sistema nervoso centrale di macro-molecole tossiche o comunque dannose, abitualmente escluse).

Ma una serie di indagini condotte negli anni Novanta ha dimostrato come l’esposizione prolungata a radiazioni di frequenza analoga a quella emessa dai telefoni cellulari sia in grado di indurre analoghe variazioni di permeabilità della barriera, anche in assenza di riscaldamento. Ulteriori studi hanno poi documentato la possibile attivazione di proteine da shock termico nelle cellule endoteliali umane per azione delle radiazioni a 900 MHz (utilizzate dalla telefonia GSM) di bassa intensità (tale da non provocare il riscaldamento dei tessuti).

Nel 2003 alcuni ricercatori dell'Università di Tel Aviv dimostrarono come, irradiando cellule linfatiche umane con livelli di campo elettromagnetico comparabili a quelli raccomandati per la telefonia mobile, si determini – anche in assenza di effetto termico - l’insorgenza in numerose cellule di aneuploidia, sbilanciamento del corredo cromosomico che costituisce una condizione pre-disponente alla trasformazione neoplastica. Nel 2004 i ricercatori del prestigiosoKarolinskaIstitute di Stoccolma, dimostrarono che un’esposizione moderata, ma protratta per almeno dieci anni alle radiazioni emesse da cellulari quadruplicherebbe il rischio di insorgenza di neurinomi del nervo acustico. Mentre alcuni ricercatori dell'Università di Seattle, dimostrarono come l'esposizione di alcune cavie per circa 24 ore a campi magnetici di 10 microTesla, provochi, nelle loro cellule cerebrali, rotture del DNA, aumento dell'apoptosi (morte cellulare programmata), e fenomeni di necrosi. E come tali effetti siano cumulativi, aumentando con la durata dell'esposizione. Dati di grande rilievo sono anche quelli inerenti ad una ricerca recentemente finanziata dalla Ue: lo studio Reflex che ha coinvolto, nel periodo compreso tra il primo febbraio 2000 e il 31 maggio 2004, una dozzina tra istituti di ricerca e università di tutta Europa. I dati ottenuti hanno dimostrato come i CEM a bassa e bassissima frequenza, prodotti dalle armoniche dovute alle compressioni digitali dei segnali della telefonia mobile (80-120 Hz) abbiano effetti genotossici su colture di fibroplasti umani e su altre altre linee cellulari, con una forte correlazione tra l’intensità e la durata dell’esposizione e l’aumento delle rotture delle catene semplici e doppie del Dna. Ma la ricerca ha anche dimostrato l’azione di attivazione diretta, svolta dai CEM, su gruppi di geni che hanno un ruolo nella divisione, proliferazione e differenziazione delle cellule. Dato estremamente interessante, che conferma le indagini condotte anni fa da alcuni ricercatori italiani su colture di fibroblasti in vitro, che documentarono analoghe reazioni “proliferative” in popolazioni di fibroblasti sottoposte a campi elettromagnetici di frequenza e intensità analoghe a quelli emessi dai comuni cellulari: dati che andranno valutati a fondo, visto che simili alterazioni proliferative sono tipiche delle popolazioni neoplastiche e delle cellule in procinto di degenerare.

Per quanto concerne infine l’impatto ambientale di una tecnologia come questa, che ha rapidamente invaso il pianeta, bisogna spendere quantomeno qualche parola sul tema dei rifiuti elettronici. Almeno per ricordare come fra i materiali necessari a produrre i cellulari uno dei più pericolosi sia il coltan: una sabbia nera radioattiva, ricca di uranio, che in Africa ha contribuito ad alimentare un’orribile guerra e a danneggiare ecosistemi unici. L’usa e getta applicato ai cellulari - come ad altri materiali elettronici – produce una categoria di rifiuti high-tech di difficilissimo smaltimento, che nella sola Italia ha già raggiunto le 50.000 tonnellate annue. I cimiteri di milioni e milioni di telefonini - irresponsabilmente gettati nella spazzatura - rappresentano un problema proprio perché alcune delle loro componenti (in particolare i metalli pesanti) possono durare in discarica migliaia di anni o passare, per incenerimento, nelle ceneri residue; se tali cenerinon sono inertizzate e se le discariche ove esse sono smaltite non dispongono di adeguati impianti di trattamento del percolato, possono passare nelle falde acquifere e quindi nella catena alimentare.

Persino le loro minuscole batterie rappresentano un problema in tal senso, visto che se ne gettano 900 tonnellate all’anno, e che anche in questo caso il passaggio all’Umts potrebbe peggiorare ulteriormente il quadro, visto che, con il nuovo sistema che richiede la connessione costante e provoca un maggiore stress delle batterie, il ricambio sarà ancora più veloce.

 

Che fare ? Elogio della rinuncia

Come abbiamo già detto la diatriba sull’uso del cellulare si presenta oggi prevalentemente come ideologica; ciò sarà fino a quando non saranno definitivamente dimostrate o escluse le potenzialità genotossiche e quindi cancerogene dei CEM. Bisognerebbe però ricordare che fino a pochissimi anni fa si viveva benissimo senza; il cellulare può facilitare i rapporti di lavoro, nel quadro di una vita più frenetica e meno autarchica, e aiutare in alcune emergenze. Tuttavia, nel complesso, si può ben dire che la qualità della vita non è realmente migliorata a seguito dell’abuso di questa invenzione. Mentre dovrebbe essere chiaro a tutti che, a meno che non si sia medici/chirurghi in zone remote o commessi viaggiatori o simili, il cellulare non è davvero necessario. Non c’è praticamente situazione in cui non si possa attendere qualche ora, prima che non si raggiunga il telefono d’ufficio o quello di casa; a meno che non ci si reputi tanto indispensabili da dover essere sempre rintracciabili. E si dovrebbe anche ricordare che, almeno a prestare ascolto a quanti non possiedono il telefonino o ne fanno un uso assolutamente sporadico/emergenziale, la vita senza cellulare potrebbe tornare ad essere più rilassata e più bella.

A questo punto, in un immaginario dibattito, quasi fatalmente si alzerebbe qualcuno a proclamare che il telefonino ha già salvato più di una vita in autostrada (dove in realtà ogni pochi km c’è o dovrebbe esserci un telefono di soccorso), oppure in montagna.. E qualcun altro risponderebbe, un po’ cinicamente, che le vite salvate in questo modo dal telefonino non sono certamente più numerose di quelle perse o annientate a causa della deprecabile e sempre più diffusa abitudine di parlare al cellulare o di digitare sms all’uscita di un tunnel. Appena il tempo di archiviare il battibecco che certamente ne nascerebbe, che si alzerebbe qualche genitore/genitrice ansiosa ed ansiogena per protestare che da quando i loro bambini o ragazzi tra i 4 e i 40 anni sono facilmente rintracciabili/controllabili, la vita dell’intera famiglia è più sicura e serena. Probabilmente a poco servirebbe rispondere loro che proprio per i più giovani pare ormai assodato che il cellulare sia seriamente dannoso per la salute, tanto che in alcuni paesi (tra cui la Gran Bretagna) il suo uso è vivamente sconsigliato al di sotto dei 16 anni. Inoltre, numerosi e dolorosi casi di cronaca dimostrano come, a meno di essere medici d’urgenza o pompieri o carabinieri, non siamo in grado di salvare la vita di nessuno grazie ad un cellulare (senza contare i tanti spaventi risparmiati per tutte le volte in cui, per le ragioni più differenti, il pargolo non risponde). 

Insomma non è certo con la paziente arte della persuasione che i dubbiosi e i resistenti possono sperare di convertire il popolo sempre più vasto dei telefonino-dipendenti. L’unico possibile punto di incontro o almeno di dialogo da proporre ai due schieramenti, deriverebbe dalla ricerca comune di una sorta di normativa d’uso, che consenta di trarre da questi sempre più indispensabili congegni di comunicazione hightech soltanto i benefici, limitando i danni per sé e per gli altri.

 

A questo scopo abbiamo pensato di concludere il nostro articolo con un piccolo, discreto decalogo: una breve lista di consigli, tratti – con alcune nostre aggiunte - dal meritorio lavoro del Comitato bolognese “Alberi non antenne”, ringraziando Angela Donati.

  • Limitare l’uso del cellulare alle situazioni di emergenza. “Andrebbe usato come una radio di emergenza, da limitare allo stretto indispensabile, così da minimizzare l’esposizione propria ed altrui” consiglia, ad esempio, il dott. Marinelli, ricercatore del Cnr e autore della suddetta ricerca che documenta le reazioni proliferative dei fibroblasti sottoposti a CEM di frequenza ed intensità analoghi a quelli emessi dai comuni cellulari. Suggerimento saggio, che andrebbe adottato nell’uso di qualsiasi strumento telefonico (e in particolare per icordless, che emettono anch’essi CEM ad alta frequenza)
  • Come telefonare: se acceso il cellulare andrebbe tenuto il più possibile lontano dal corpo, nella borsa o sul tavolo; e bisognerebbe far durare il meno possibile la telefonata.
  • Far “riposare” le stazioni radio. Un cellulare in ricezione o in chiamata incrementa l’inquinamento elettromagnetico prodotto dalla stazione base, rispetto a quando non è in funzione (nel qual caso nell’aere rimangono solo le onde base per mantenere le “tacche”). Insomma, più si usa il cellulare, più si inquina chi abita vicino agli impianti. Ecco perché si dovrebbero evitare anche le chiamate ai cellulari da numeri fissi.
  • Nei luoghi chiusi si chieda di non usarlo. Una commissione pediatrica ha svelato nel dicembre 2000 la pericolosità dei cellulari usati all’interno di auto, bus, treni a causa dell’elevata irradiazione che si viene a creare (specie in presenza di superfici metalliche che riflettono le onde) e che colpisce anche i vicini. E un po’ come per il fumo: dovrebbe essere un diritto chiederne il non uso in simili luoghi.
  • Mai in macchina e in motorino. Non solo per la evidente pericolosità di un’occupazione che distrae e deconcentra chi guida: come si sa l’uso del cellulare in auto e motorino è severamente vietato dal codice della strada, essendo documentato l’aumentato rischio di incidenti fino a dieci minuti dopo una conversazione. Con il viva voce si liberano le mani, ma il cervello resta cellularizzato.. Ma anche per il suddetto effetto-riverbero della carrozzeria e perché, a causa del movimento, il telefonino è costretto a cercare continuamente il campo (il maggior livello di comunicazione disponibile per non perdere il contatto, come all’inizio della telefonata, e questi sono i momenti in cui le onde sono al massimo della loro potenza).
  • Tenere il cellulare spento quando non si deve telefonare; se qualcuno chiama la rubrica chiamate perse consentirà il recupero del contatto. Infatti il cellulare emette radiazioni ad intervalli di tempo prefissato anche se non c’è telefonata in corso. In ogni caso , spento è sempre meglio che acceso: è certamente meglio farlo dormire quando si ha un altro telefono a disposizione, o non si lavora, o di notte, o quando si è in ambienti dove non è opportuno usarlo... così è anche più facile rendersi conto di come le ore di reale utilità siano davvero poche; e si evita di essere in perenne stato di stress.
  • Rispettare gli ospedali: il che significa non imitare i molti medici che lo tengono nella tasca del camice. Tanto più che, se accesso, il cellulare può interferire con le strumentazioni elettroniche (è per questa ragione che ne è anche vietato l’uso sugli aerei) e costituisce un serio pericolo per i portatori di pace-maker.
  • Dare il buon esempio ai ragazzi: come in ogni altro campo, sarebbe infatti del tutto inutile chiedere loro di evitare un uso eccessivo, se noi stessi facciamo il contrario. I rischi per i giovanissimi sono legati probabilmente ad una relativa immaturità del sistema nervoso e ad una maggior fragilità di organi e tessuti in rapido accrescimento. D’altro canto è dimostrato che i ragazzi che hanno sviluppato altri interessi, sentono meno la fascinazione del telefonino e degli sms.
  • Conoscere e diffondere la conoscenza delle normative. La legge quadro sull’inquinamento elettromagnetico del 2001 riconosce il Principio di Precauzione e promuove le azioni di risanamento per minimizzare l’esposizione della popolazione, individuando la competenza degli enti locali. La Corte costituzionale ha riconosciuto il pieno potere di pianificazione urbanistica del territorio da parte del Comune, MA HA DECISO CHE I LIMITI DI EMISSIONE ELETTROMAGNETICA DEBBONO ESSERE STABILITI DALLO STATO. Il decreto 198 del 2002 (“Gasparri”) ha introdotto deroghe alle competenze dei sindaci in materia, DICHIARATO INCOSTITUZIONALE. È STATO SOSTITUITO DAL D.LGS N° 259/2003 – CODICE DELLE COMUNICAZIONI ELETTRONICHE. LA CORTE COSTITUZIONALE HA RICONOSCIUTO IL CARATTERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA AGLI IMPIANTI DI TELEFONIA CELLULARE, NONOSTANTE I RICORSI DELLE REGIONI MARCHE E TOSCANA CONTRO IL D.LGS N° 259/2003. Il DL 381/1998 fissa il limite espositivo di 6 volt/metro per esposizioni superiori alle quattro ore. La normativa condominiale prevede l’approvazione all’unanimità dei proprietari qualora un gestore proponga di montare un impianto sul tetto del palazzo. L’Accademia della medicina infantile tedesca ha consigliato di evitare l’installazione di antenne in vicinanza di scuole, asili, ospedali. Battersi perché vengano ampliati i controlli sulle installazioni e migliorati i metodi di controllo: nessuno controlla se le installazioni stanno funzionando ai livelli di potenza per cui esse sono autorizzate; esiste un vero vuoto di regole nelle Leggi Regionali e nei Regolamenti Comunali in questo campo, e viceversa tale campo è di totale competenza degli Enti Locali, senza vincoli di sorta derivanti dalle Leggi Nazionali.
  • Inviare per iscritto diffida ai proprietari vicini che affittano i loro tetti, per l’installazione di antenne di SRB, dicendo che, se un giorno fosse dimostrata la pericolosità delle installazioni, ci si rivarrebbe contro di loro; dire inoltre nella diffida che se in caso di vendita di una loro proprietà vicina ad una antenna il valore di mercato di tale proprietà risultasse diminuito, anche in questo caso ci si rivarrebbe contro di loro.
  • ALLEARSI. Fare campagna contro l’Umts. Ispirare il rifiuto di quest’ultima tecnologia presso i “sensibili al cellulare”. Per contribuire a evitare la proliferazione di nuove antenne per la terza generazione di telefonini fa-tutto, il consumatore critico ha un solo modo: non acquistarli. Un buon esempio: l’Unione nazionale svedese degli affittuari (che raggruppa il 45% della categoria) ha deciso di non accettare la costruzione delle antenne per la terza generazione sulle proprie case finché non saranno chiariti gli effetti sulla salute. Ricordare sempre che l’unione fa la forza: soltanto uniti possiamo far valer i nostri diritti e quelli delle generazioni future

 

E infine, buono a sapersi…

  • Anche l’amianto era considerato innocuo, negli anni Settanta si usava perfino nel bricolage domestico. Finché…
  • Le società d'assicurazione in tutto il mondo sono sempre meno disposte ad assicurare le imprese che producono cellulari, ogm e new high tech in genere. Il rischio che un domani un utente, o i suoi eredi, possa fare causa per danni «è giudicato incalcolabile».

Ernesto Burgio

Marinella Correggia

 

L’Ecologist n° 4, aprile 2006

 

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