“Dellai, facile predicare l’etica in astratto”

Boato: problema di malcostume politico, non si può fare finta di niente

 

«È troppo facile fare le prediche sull'etica nella politica in astratto e poi quando ci si trova di fronte al primo fatto concreto di malcostume politico fare finta che non sia successo niente». Il deputato dei Verdi, Marco Boato, commenta con toni molto duri la reazione del presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, alla vicenda delle telefonate dell'assessore agli enti locali e lavori pubblici, Silvano Grisenti (Margherita), ad alcuni sindaci del centrosinistra, dopo il risultato deludente delle ultime elezioni politiche, nelle quali l'assessore avrebbe usato frasi dal tono equivoco e intimidatorio, tra cui «attenzione, che la magnadora l'è alta», che hanno amareggiato i sindaci.

Una settimana fa era stato proprio l'onorevole Boato a raccontare per primo dell'esistenza di queste telefonate, anche se non aveva fatto il nome dell'assessore, perché i contenuti delle conversazioni gli erano stati raccontati da terzi. Alle parole del deputato si erano però poi aggiunge quelle del sindaco di Pergine, Renzo Anderle, presidente del Consorzio dei Comuni, che aveva confermato l'esistenza di queste «inaccettabili telefonate» di reprimenda, che tanto avevano turbato i sindaci destinatari delle attenzioni.

La questione ha tenuto banco per una settimana, tra smentite, ammissioni e silenzi da parte dell'assessore, fino alla rivelazione del nome in questione, venerdì in giunta da parte del presidente Dellai e dello stesso Grisenti, che ha dato la sua versione.

«Io - sostiene Boato - non ho posto la questione giudiziaria, perché se avessi ritenuto che ci fossero elementi di una qualche rilevanza sotto questo profilo sarei stato il primo a rivolgermi alla magistratura, mentre non ritengo sia così e mi sembrano ridicole le iniziative che vanno in questa direzione. Penso invece che si tratti una questione di malcostume politico e mi è dispiaciuto leggere che nell'immediatezza il presidente Dellai negasse tutto, perché se non era a conoscenza delle telefonate avrebbe dovuto dire "non ne so nulla, ma approfondirò", ma negare mi è parso incauto e anche poco rispettoso nei miei confronti. Io ho detto una cosa con tutte le cautele del caso e appellandomi a lui, per questo la sua prima reazione mi ha sconcertato. Poi ho visto - prosegue il deputato dei Verdi - che qualche sindaco si era confidato con Anderle, il quale ha avuto la trasparenza di non mettere sotto il tappeto lo sporco di casa. Così, siamo passati, nel giro di pochi giorni, dal "non esiste nulla" a un Dellai che dichiara che si è trattato di frasi "sconvenienti e inopportune" e ne prendo atto con soddisfazione».

Ma ora l'«incidente» si può ritenere chiuso così come ha dichiarato il presidente della giunta Dellai?

Per Boato sarebbe grave se questo accadesse: «Mi auguro che ci sia un po' di riflessione politica, etica e culturale su questa vicenda. Il presidente Dellai ha parlato tanto di etica nell'ottobre dell'anno scorso, ora sarebbe il caso di applicarla concretamente. Queste telefonate rivelano un malcostume politico, una concezione del potere che io sento mille miglia lontano da me. Io non faccio una caccia alle streghe, né chiedo le dimissioni di nessuno, ma mi pare che si voglia chiudere il capitolo prima ancora di averlo aperto e allora era meglio ad ottobre evitare di parlare di etica».

«Ora, ho letto - continua il deputato dei Verdi - che il nome dell'assessore in questione si fa, non da parte mia, e scopro che è la stessa persona che poche settimane fa, insieme, purtroppo, a don Vittorio Cristelli, invitava alla formazione culturale e politica. Mi viene da dire che forse c'è bisogno di qualche presupposto per essere maestri di formazione culturale e politica».

 

Luisa Patruno

l’Adige, 23 aprile 2006

 

 

La replica di Dellai - Leggi

 

 

 

L'assessore, dopo mesi di silenzio, ha parlato al coordinamento della Margherita

Grisenti vuole fare politica

Deluso dai territori, ma anche dagli alleati

 

Silvano Grisenti, il superassessore ai lavori pubblici, trasporti, enti locali, protezione civile e vigili del fuoco, è la persona che probabilmente più di ogni altra nella Margherita ha sofferto per il risultato elettorale del centrosinistra nelle valli trentine. È rimasto deluso, soprattutto perché non si aspettava un dato negativo - 8 comprensori su 11 in mano al centrodestra - di tale portata.

E questo perché le valli sono il suo territorio, quel territorio che era convinto di conoscere e soprattutto di avere sotto controllo - così aveva fatto credere a tutti e lui stesso pensava - con la sua rete di sindaci, ma anche di capi dei pompieri e altre piccole ma influenti «autorità» di paese, su cui sapeva di poter contare. Invece, qualcosa non ha funzionato. Le «politiche», è vero, non sono le provinciali, né le elezioni comunali, ma è chiaro che non bastano le dinamiche nazionali a spiegare il risultato elettorale: qualcosa si è incrinato. E lo stesso assessore Grisenti, che insieme alla Margherita ha costruito la sua forza sui sindaci, ora deve riconquistare terreno.

L'assessore, che fino ad oggi si è fatto conoscere quasi esclusivamente come amministratore, con una predilizione per le opere pubbliche e l'asfalto, già ad inizio anno aveva annunciato di volersi cimentare in una nuova dimensione, quella politica. «Voglio lavorare per la costruzione del partito democratico» aveva detto e «sono pronto anche a lasciare l'assessorato per questo». Poi, a gennaio, aveva presentato, con don Vittorio Cristelli, la sua associazione di formazione politica «Prospettive» perché, diceva, la gente sente questa esigenza. Dal debutto, di «Prospettive» non si è più saputo nulla. Ma anche l'assessore Grisenti si è eclissato. Aveva annunciato di volersi occupare di politica, ma non ha voluto candidarsi al Senato e ha lasciato passare la campagna elettorale e il dopo voto, senza mai aprire bocca, fino a venerdì scorso, nel coordinamento della Margherita, riunitosi per commentare i risultati.

L'assessore è intervenuto, consapevole dei pesanti dubbi interni alla Civica sul progetto di partito democratico autonomista che il presidente Dellai ha però confermato di voler costruire, per esprimere forti perplessità sul progetto e sui rapporti con gli attuali alleati e futuri coinquilini. Ha criticato il «laicismo aggressivo», confuso per laicità, di alcune forze o esponenti politici, e ha piantato «paletti». Insomma, ha frenato.

L.P.

 

Hanno detto

 

TELEFONATE

Sindaci intimiditi

Marco Boato rivela l’esistenza delle telefonate: «Un potente assessore avrebbe detto frasi del tipo: "Attenzione che la magnadora l’è alta", come dire: visto che non avete portato i voti attesi ora i contributi li riceverete con più difficoltà». (15 aprile)

 

ANDERLE

La conferma

Renzo Anderle: «È vero, le telefonate ci sono state dopo il voto. Ritengo che questi comportamenti non siano accettabili». (18 aprile)

 

DELLAI

Frasi sconvenienti

Il 18 aprile Dellai aveva «escluso categoricamente» l’esistenza delle telefonate. Il 20 aprile ammette e dice: «Frasi sconvenienti, ma nessun ricatto».

 

 

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