Gilmozzi: «L’opzione zero è solo un’utopia»

L’assessore all’ambiente: «Vi era un modo per non fare l’inceneritore. Più rischioso»

 

TRENTO. L’opzione zero, ovvero nessun rifiuto da bruciare, un riciclaggio del 100 per cento? «Un’utopia, occorre fare i conti con la realtà. E il terzo adeguamento del Piano provinciale dà risposte bilanciate. Si poteva non fare l’inceneritore solo se avessimo dato il rimanente del riciclo, il cdr, ad aziende che lo bruciano come combustibile. Qui non ce ne sono e in più avremmo delegato a privati questa delicata gestione, con conseguenze di carattere sanitario» spiega l’assessore all’ambiente Mauro Gilmozzi.

Assessore Gilmozzi l’opzione zero, il riciclaggio totale, è davvero impossibile da realizzare?

«Non abbiamo conoscenza di una comunità di una certa vastità che abbia mai ottenuto una simile performance. Anzi vi è una quota parte di materiale non riciclabile che non è comprimibile. Aumenterà ancora con il crescere della popolazione».

Di che cosa si tratta?

«Vestiti, scarpe, accessori. Materiale di cui rimarrà sempre più la presenza al di fuori dei percorsi di riciclaggio. Il nostro Piano tiene conto anche di questa quota e l’ha inserita in quel tonnellaggio che dovrà finire nel termovalorizzatore».

Il Piano prevede, come anello finale, il discusso termovalorizzatore. Avete considerato anche l’ipotesi di non farlo? 

«Sì, se noi non lo avessimo previsto, avremmo avuto una sola altra possibilità. Non certo migliore, visto che le direttive Ue prevedono comunque il ricavo di energia dalla quota di rifiuti non riciclabile.».

Ovvero?

«Far utilizzare il residuo della raccolta, il multimateriale, come cdr, come forma di combustibile per specifici impianti industriali. Ma da noi impianti simili non ce ne sono. Avremmo dovuto favorirne la presenza di uno, ma poi avrebbe significato delegare il delicatissimo smaltimento tramite bruciatura a dei privati, con qualche incognita anche sul piano della salute pubblica. Alternative non ce sono: esportare il cdr non si può e non sarebbe nemmeno giusto. Non troverei culturalmente giusto che i nostri rifiuti finissero in Veneto e lì fossero bruciati».

L’anello finale, il termovalorizzatore, avrà una tecnologia diversa da quello che avevate teorizzato un paio di anni fa.

«Sì, faremo il migliore, il più sicuro di cui vi è disponibilità e sarà una tecnologia ormai consolidata. Noi non siamo assolutamente interessati a fare della sperimentazione. I livelli di emissioni saranno vicini allo zero. Non si deve fare un tabù di questa tecnologia: in autunno siamo stati a Lipsia. Città amministrata dai verdi, con una buona quota di raccolta differenziata e con un inceneritore che avevano appena inaugurato e di cui erano molto fieri. Il nostro Piano non è solo il termovalorizzatore e non è nemmeno una questione di tariffe. Questa è la fase affidata agli enti gestori».

Sono 13 sul territorio provinciale. Non sono troppi, riusciranno ad essere omogenei nel loro approccio con il cittadino?

«Noi abbiamo raccomandato l’omogeneità ma è chiaro che una certa diversificazione ci sarà. D’altra parte non è che si sta partendo da zero, in questi ultimi anni abbiamo fatto dei passi da gigante. Con la raccolta porta a porta dell’umido e con l’avvio dei Crm siano arrivati ad 50 per cento. Chiaro che, ora, fatto questo salto, è più impegnativo raggiungere quel 65 per cento che ci siamo prefissati e che ci consente di tenere bassa la percentuale finale di materiale da bruciare».

Ora la più brava è proprio la sua valle di Fiemme. L’assessore all’ambiente gioca e vince in casa.

«Mah, non è quello. Il sistema adottato è una diversificazione netta tra secco ed umido. La quota umida viene raccolta porta a porta, vi è una serie di campane dove portare carta, plastica e vetro, tutto materiale che ha un suo mercato. Funzionano bene sia i Crm che i Crz. Ma il segreto, e vale per un po’ tutto il Trentino, è un altro».

E quale sarebbe?

«Che la gente sta riciclando con impegno, che ci crede e che sa che si scommette sul futuro di tutti noi. Ora si sta studiando come personalizzare al massimo la raccolta dell’umido, i gestori stanno mettendo a punto gli ultimi particolari. Sacchetti con il codice a barre, bidoni dedicati con la chiave e via dicendo».

Si teme il turismo dei rifiuti. Uno se li carica in auto e li butta dal finestrino giù per una rampa.

«Ci sarà sempre qualcun che cerca di aggirare le regole, ma anche in altre realtà dove questo sistema è attivo da tempo, sono percentuali statisticamente assai poco rilevanti. E’ vero poi, per metterla in soldoni, che ci sarà una quota variabile sul rifiuto prodotto, ma la parte fissa sarà quella più importante. Quindi dare i furbi per pochi soldi e rischiare anche severe sanzioni non credo convenga a nessuno».

 

Gianpaolo Tessari

Trentino, 23 aprile 2006

 

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