«Ma l'inceneritore non è inevitabile»

Calliari (Coldiretti): è una risposta vecchia, le alternative ci sono

 

Il presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, nel presentare venerdì scorso il terzo aggiornamento del Piano dei rifiuti, che contiene la realizzazione di un inceneritore dalla capacità di 102.946 tonnellate l'anno, ha detto di essere pronto a dialogare con tutti, ma non con chi è «pregiudizialmente contrario all'inceneritore».

L'affermazione del presidente è dispiaciuta molto a quelle associazioni ambientaliste, e non solo, che da tempo cercano di dialogare con la Provincia portando argomenti concreti, numeri ed esperienze fatte altrove e non pregiudizi per sostenere la tesi che non è necessario realizzare un inceneritore in Trentino, per affrontare e gestire il problema dello smaltimento dei rifiuti.

«Permane l'insistenza - osserva Adriano Rizzoli, di Nimby, l'associazione che da due anni sta lottando contro la costruzione dell'inceneritore - nel non volersi confrontare con coloro che smonterebbero certi numeri. Nimby trentino - continua Rizzoli - non è un manipolo di "irresponsabili", ma un sempre maggior numero di trentini che dissentono apertamente dalla linea provinciale: sono cittadini comuni, associazioni ambientaliste, politici, sindaci, intere amministrazioni, agricoltori, religiosi, docenti universitari, insegnanti, sindacalisti, medici e così via».

«I numeri Piano del provinciale sui rifiuti - osserva il rappresentante di Nimby - non reggono per quanto attiene una corretta gestione del problema rifiuti. Sono proprio quei due numeri poco ambiziosi dell'aggiornato Piano provinciale sui rifiuti, 175 chili per abitante l'anno di rifiuto indifferenziato e un contrattato 65% di raccolta differenziata, che rendono improponibile e impraticabile qualsiasi decente prospettiva verso una corretta e trasparente gestione della produzione di rifiuti. Aggiungiamo e ripetiamo che si può fare meglio (come altri stanno facendo) arrivando a residuare un rifiuto indifferenziato che è la metà di quello imposto ai trentini e gradualmente riducibile e migliorabile nel tempo. Le cui criticità e impatti sulla salute e sull'ambiente non sono nemmeno paragonabili a quelle svariate su pericolosità, tossicità e nocività del residuo del (presunto) "piccolo" inceneritore. Dipinto come tale solo perché l'immaginario collettivo considera quello "sparato" primo dimensionamento di 330.000 tonnellate».

Altrettanto amaro è il commento di Gabriele Calliari , presidente provinciale di Coldiretti, da sempre in prima linea contro l'inceneritore: «Chi ha il compito di governare governa e se ne assume le conseguenze. Noi restiamo assolutamente contrari all'inceneritore perché riteniamo che ci siano sicuramente alternative per affrontare il grande problema dei rifiuti e che quello scelto dalla giunta provinciale sia un metodo vecchio, superato, soprattutto che non educa a sufficienza. Come Coldiretti possiamo quanto meno attribuirci il merito, e lo dico forte, di avere fatto ripensare la scelta iniziale che era di un inceneritore di 330 mila tonnellate. Evidentemente, se ora ci dicono che 100 mila tonnellate bastano, vuol dire che chi si è fatto sentire in questi anni perché non andasse in porto quella prima scelta ha fatto bene perché è evidente che era una dimensione enorme non necessaria. Ho apprezzato però - aggiunge Calliari - che il presidente abbia annunciato di voler sentire le osservazioni di associazioni e categorie economiche: ci tengo a precisare però che per quanto ci riguarda non siamo pregiudizialmente contrari all'inceneritore, siamo uomini di mondo, razionali, imprenditori, guardiamo avanti ed è guardano a cosa succede nel resto del mondo che siamo arrivati alla conclusione che l'incenerimento è superato come metodo di smaltimento dei rifiuti».

Maddalena Di Tolla , presidente provinciale di Legambiente, osserva: «L'obiettivo di raccolta differenziata del 65% è buono ma sicuramente superabile. Auspichiamo che sia solo temporaneo e riteniamo che nella nuova fase che si apre sia importante la responsabilizzazione dei territori e dei Comuni, anche nella politica della riduzione della produzione di rifiuti nelle aziende, sia per quanto riguarda gli imballaggi che i materiali stessi dei prodotti».

«Sull'inceneritore - conclude Di Tolla - vediamo come positivo che sia stato ridimensionato, ma restiamo convinti che si possa farne a meno se si è disposti a fare un'azione fortissima di sensibilizzazione sulla riduzione della produzione e sulla differenziata. Osservo infine che i 45 giorni previsti dalla legge per discutere del Piano prima della seconda adozione siano pochi. Non c'è il tempo per un confronto vero».

Critico è anche Giorgio Viganò , consigliere provinciale della Margherita, secondo il quale: «Si poteva arrivare a una soluzione diversa rispetto all'inceneritore, ma la volontà politica è quella e ormai, mi spiace ma non credo ci siano più margini di discussione».

 

Luisa Patruno

l’Adige, 23 aprile 2006

 

 

 

 

Il piano di raccolta porta a porta spinta in giunta entro metà maggio.

Si parte con Gardolo e Meano

Trento si prepara a introdurre la tariffa a peso

 

Partirà da Gardolo e Meano, come previsto, l'introduzione della raccolta differenziata porta a porta spinta a Trento. Non è però ancora deciso se la tariffa a peso nei due sobborghi nord verrà introdotta subito o se si dovrà fare il passaggio contemporaneamente in tutta la città. È una delle cose che dovranno essere discusse in giunta comunale quando l'assessore all'ambiente Aldo Pompermaier porterà il piano predisposto dal consulente Attilio Tornavacca, probabilmente entro la metà del mese di maggio.

Il documento fornisce indicazioni su come raggiungere quel 65% di raccolta differenziata che è l'obiettivo indicato anche dal piano provinciale approvato due giorni fa dalla giunta Dellai. È un livello sicuramente ambizioso, che non ha eguali attualmente in Italia per città delle dimensioni di Trento. Pompermaier è comunque convinto che si possa raggiungere nel giro di un paio d'anni o anche meno.

Il piano di Tornavacca non prevede una scelta standard per tutta la città ma modalità di raccolta diverse tra grandi condomini e case singole. «Una delle qualità è proprio quella di adattarsi bene a tutte le situazioni» assicura l'assessore, che non vuole per il momento fornire troppi dettagli, visto che deve ancora confrontarsi con sindaco e assessori.

Intanto la raccolta differenziata in città da qualche mese è caratterizzata da un andamento ad alti e bassi. Dopo aver raggiunto nel settembre dell'anno scorso un livello massimo del 48,51%, ha iniziato a scendere fino al 45,80% di dicembre. Una situazione che ha spinto il gruppo consiliare di Rifondazione comunista a presentare una mozione in cui si chiede di introdurre rapidamente un sistema di raccolta porta a porta spinta con tariffa puntuale, estendendolo a tutti i sobborghi. Pompermaier comunque è tranquillo: «Il dato di marzo - dice - è superiore al 47%. Non c'è nulla di cui preoccuparsi».

F.G

 

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