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Raccolta differenziata e produzione di rifiuti

L’esperienza di una famiglia genovese

Famiglia Fancello

Dicembre 2004

 

Renato e Laura Fancello

e-mail: renato.fancello@fastwebnet.it



Introduzione

 

La nostra famiglia è composta da quattro persone: due adulti (oggi cinquantenni) e due minorenni (quattordici ed undici anni).

Fin da quando a Genova sono state introdotte le prime forme di raccolta differenziata dei rifiuti ci siamo impegnati in tale attività. Per conoscenza del problema e sensibilità personale siamo sempre stati particolarmente curati nella separazione dei rifiuti, effettuando alcune differenziazioni anche quando a Genova non erano ancora previste (pile, farmaci, metalli), e conferendo tali tipologie in luoghi dove era già praticata la raccolta differenziata. Anzi, ancor prima che si parlasse di raccolta differenziata pubblica, separavamo già la carta e la vendevamo ad uno smaltitore. Abbiamo inoltre partecipato, in tempi diversi, a corsi sul compostaggio domestico.

Dalla nostra lunga esperienza (ci siamo sposati nel 1986) ci sembrava fin da subito di cogliere dei dati che ad sensum non quadravano con gli indicatori di produzione normalmente utilizzati. Abbiamo allora deciso di sistematizzare i dati, identificando e pesando ogni tipologia di rifiuti da noi prodotta, specificandone il sistema di conferimento.

Prima di illustrare i dati è opportuno però “calibrare” la tipologia di consumatori cui appartiene la famiglia.

Marito libero professionista, moglie insegnante di scuola media, i figli studenti, rappresentiamo una famiglia di tipo “medio” con alcune caratteristiche che dovrebbero situarci nella fascia “alta” di produttori di rifiuti (sia in qualità che quantità).

Viviamo a Genova Quinto in un appartamento condominiale di circa 100 m2. Non disponiamo di giardino. Nella nostra casa entrano molta “carta” (giornali e relativi inserti, riviste, opuscoli, relazioni etc.), molto vetro (bottiglie di birra, olio etc. ma non acqua), un certo quantitativo di plastica (soprattutto imballaggi di tipo secondario e terziario, ma ad es. solo in percentuali irrisorie le bottiglie di plastica per l’acqua minerale: beviamo l’acqua della rete cittadina). Abbiamo quasi del tutto abolito le bevande in bottiglia PET, scegliendo succhi in bottiglie di vetro o in brick, ed acquistiamo il latte preferibilmente in brick.

Consumiamo preferenzialmente frutta e verdura di stagione ed abbiamo un’alimentazione equilibrata nei principi nutritivi, per cui usiamo relativamente pochi cibi preconfezionati o in scatola.

Nella scelta di prodotti cerchiamo sempre di privilegiare quelli i cui rifiuti presentano meno problemi di smaltimento (o, per converso, quelli che si possono più facilmente differenziare).

Ci riteniamo una famiglia dal comportamento “virtuoso” dal punto di vista della gestione del problema rifiuti, ma tale conclusione incide solo sulla correttezza dello smaltimento, e in minima parte sulle quantità (peraltro ormai da anni stabilizzate da una “routine” di vita). Riteniamo di rappresentare un campione particolarmente significativo ed attendibile di produzione tipicamente residenziale. Queste affermazioni sono molto importanti perché permettono di comprendere meglio i dati che verranno forniti e discussi, e le conclusioni conseguenti.

 

 

Dati generali

 

Dal 12 ottobre 2003 all’11 ottobre 2004 (366 giorni) abbiamo pesato tutti i rifiuti prodotti prima di conferirli alle diverse destinazioni possibili: raccolta differenziata (vetro, carta, plastica, metallo, RUP: pile, farmaci), compostiera, ecovan (rifiuti ingombranti), contenitore staccapanni (indumenti dismessi), cassonetto della nettezza urbana.

Per pesare i rifiuti abbiamo usato una bilancia dinamometrica in grado di discriminare l’etto e tarata mensilmente con una bilancia in grado di controllarne l’attendibilità al grammo. L’errore sul peso stimiamo non abbia mai superato il 5 % e comunque, in situazioni di dubbio, abbiamo sempre adottato il criterio di assumere il dato superiore (ad es. se la bilancia indicava 4,9 kg abbiamo immesso il dato 5,0 kg). Per questo motivo riteniamo che, nel caso, i dati siano lievemente sovrastimati.

Il Grafico n° 1 riporta i dati assoluti di produzione [kg] dell’intera famiglia per il periodo di osservazione.

La famiglia Fancello nel periodo considerato ha prodotto complessivamente poco più di 730 kg di rifiuti, di cui circa il 75% è stato conferito a forme di raccolta differenziata, mentre solo il 25% é finito nel cassonetto come rifiuto indifferenziato.

Si precisa che il periodo di osservazione non presenta singolarità. La famiglia ha vissuto sempre in città ad eccezione di una quindicina di giorni in tutto (divisi in due lassi di tempo) passati nella seconda casa. Questi due periodi, per le diversità di comportamento nella vita famigliare, non hanno inciso in nulla nella produzione “genovese” di rifiuti. Rileviamo semmai che, per il drastico innalzamento del costo della vita, la famiglia ha ridotto di molto i suoi spostamenti e variato le sue abitudini cittadine (eliminazione di pranzi o cene in ristorante o pizzerie). La produzione di rifiuti rilevata a Genova è quindi “superiore” a quella degli anni precedenti perché, negli anni scorsi, la famiglia viveva fuori Genova oltre un mese o si permetteva qualche cena fuori casa.

I valori % di raccolta differenziata conseguiti non sono “eroici” e non hanno comportato particolari difficoltà o fastidi se non un minimo di organizzazione famigliare. Possiamo dire che se ci fossero messi a disposizione idonei strumenti o fosse più capillare il sistema di raccolta, non avremmo difficoltà a superare l’80 % e più. Siamo disponibili a far vedere a qualunque funzionario incaricato la nostra “organizzazione” famigliare per lo smaltimento dei rifiuti.

Il Grafico n° 2 riporta i dati assoluti di produzione famigliare pro capite [kg/ab] per il periodo di osservazione.

 

 

Commento sui dati di produzione famigliare

 

Carta

Possiamo tranquillamente affermare che la raccolta differenziata casalinga intercetta praticamente il 100 % della produzione. Fanno eccezione la carta plastificata o panni-carta sporchi o unti. Si noti che la carta di panni carta solo bagnati o poco sporchi e tipologie similari per la maggior parte viene conferita nella compostiera (arricchimento di cellulosa).

Vetro

Anche in questo caso la quantità di differenziato copre praticamente il 100% della produzione. Fanno eccezione il vetro delle lampadine a risparmio energetico consumate (RSU) e il vetro di alcune tipologie di farmaci (conferito nei RUP – rifiuti urbani pericolosi).

Purtroppo non possiamo differenziare le diverse tipologie di vetro (verde, giallo, bianco) come sarebbe opportuno e possibile.

Metallo

In questo caso la raccolta non intercetta il 100% ma solo il 20% circa. Questo differente comportamento è dovuto a molteplici ragioni. In zona abbiamo la possibilità di conferire separatamente solo l’alluminio (e in generale non acquistiamo bevande in lattina).

Per un certo periodo abbiamo atteso che venisse finalmente attivata la raccolta dell’acciaio (sulla quale Laura si è particolarmente impegnata, partecipando con una sua scolaresca ad un concorso cittadino promosso dal Consorzio dell’acciaio ed ottenendo anche un lusinghiero successo), ma la raccolta non è stata avviata come previsto. In generale consumiamo pochi cibi in lattina (sostanzialmente passata di pomodoro, tonno sott’olio, pochi legumi e raramente frutta sciroppata).

In definitiva la quantità differenziata è relativa quasi al solo alluminio, mentre il resto è finito nell’indifferenziato.

Plastica

Riteniamo che la quantità separata sia pari ad oltre il 95% della plastica con cui veniamo in contatto. Fa eccezione quella dei poliaccoppiati di vario genere, qualche piccolo oggetto e alcuni film di difficile classificazione o troppo sporchi.

Si noti che tutta la plastica (PET da bottiglie o fogli e sacchetti di imballaggio, polistirolo etc.), ove possibile, viene da noi ridotta in volume prima del conferimento nella campana della plastica.

Organico per compost

Nella tipologia viene separato e conferito al processo di compostaggio casalingo tutto il rifiuto organico di tipo vegetale (verdura cruda e cotta, scarti di frutta, foglie, fondi di caffè, gusci d’uova etc.) ad eccezione delle bucce di patata (per evitarne la germogliazione nel compost). Non viene conferito nel compost alcuno scarto di origine animale, gettato nella pattumiera normale.

Il processo (diviso in una compostiera transitoria ed in una di maturazione, entrambe fatte in casa) è particolarmente rapido ed efficace. Non abbiamo alcun problema di odori fastidiosi o di insetti. Il compost ottenuto è di elevatissima qualità, oltre che per l’efficace selezione del materiale di origine, anche per le modalità operative di trattamento. Lo utilizziamo per rinnovare il terriccio dei vasi delle piante in appartamento e sui terrazzi. L’attività di compostaggio è rallentata nel periodo più freddo (con conseguente maggiore marginale conferimento di organico vegetale nell’indifferenziato).

Staccapanni

In generale non è nostra abitudine gettare vestiti o calzature dismesse. Ben prima che raggiungano la condizione pessima ne facciamo dono ad organizzazioni di volontariato. Il conferito è ciò che rimane dopo aver valutato strade alternative di conferimento e nel periodo rappresenta l’effettivo 100% della produzione.

RUP

In questa tipologia abbiamo compreso le pile (1 kg) ed i farmaci scaduti (1 kg). Il dato rappresenta il 100% del differenziato e copre il 100% della produzione senza eccezione alcuna. Si noti che è nostra abitudine utilizzare, ove possibile, pile ricaricabili. Non esiste in zona alcuna possibilità di smaltire separatamente e correttamente contenitori di vernici e solventi.

Rifiuti ingombranti

Nel periodo di osservazione la famiglia non ha conferito alcun tipo di rifiuto ingombrante al servizio Ecovan né ha fruito di servizi similari.

Cassonetto

È la terza voce per importanza nella produzione di rifiuti casalinghi e ne copre circa il 25%.

Oltre a quanto citato nelle altre voci, nel nostro rifiuto indifferenziato confluiscono ceramica, polvere da spazzamento, piccoli oggetti inutilizzabili. La gran parte è comunque rappresentata da rifiuto organico non vegetale e imballaggi di poliaccoppiato.

Ciò si traduce nel conferire un sacchetto del peso di circa 2 kg due volte alla settimana.

 

 

Raffronto con dati di produzione genovese pubblici

 

I dati riportati ci permettono alcuni raffronti che riteniamo di grande interesse.

La produzione totale assoluta pro capite della nostra famiglia (rifiuto differenziato ed indifferenziato) è pari a 0,5 kg al giorno a persona, di cui 130 g al giorno vengono conferiti al cassonetto.

Già da questo primo risultato ci sembra di poter sottolineare come la produzione strettamente domestica, quale la nostra, appare molto distante dai dati di produzione pro capite giornaliera normalmente conosciuti e purtroppo adottati nei vari calcoli e decisioni conseguenti in ordine a tasse, organizzazione della raccolta, modalità di smaltimento.

In base ai dati relativi all’anno 2000, recentemente diffusi nell’ambito del Rapporto rifiuti 2002 Apat in termini di produzione pro capite di rifiuti urbani, la Liguria si colloca, con i suoi 570 kg/ab all’anno nella fascia più alta delle regioni italiane.

La produzione totale è di circa 924.000 tonnellate annue per una popolazione di 1.621.016 abitanti. Il trend rispetto al 1999 indica un aumento relativo, dell’ordine del 2¸3%, particolarmente nell’area metropolitana di Genova, che si colloca alle spalle dei grandi centri del nord.

I dati relativi alla produzione e raccolta differenziata elaborati a livello regionale del CTN "rifiuti" (Centro Tematico Nazionale) fotografano una realtà in fase di evoluzione, ma ancora lontana dagli obiettivi fissati dal legislatore statale. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, il calcolo elaborato dall’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, in base ai dati riferiti all’anno 2000, assegna alla Liguria un risultato dell’11,7% per un totale annuo di circa 108.428 tonnellate di rifiuti raggruppati in frazioni merceologiche omogenee e destinati al riutilizzo, riciclaggio e al recupero di materia prima.

Questo a livello regionale.

A margine formuliamo qui una domanda: come funziona realmente la raccolta differenziata in Liguria? e a Genova? Che noi si sappia non esistono dati chiari ed esaustivi in merito a: ditte che effettuano la raccolta, ditte che ricevono i rifiuti differenziati, ditte che riusano o riciclano quanto loro conferito. Il genovese non sa che fine fanno i suoi sforzi. Purtroppo, a fronte di questa mancanza di informazioni, è persistente la voce che tutto ciò che si differenzia a Genova va a finire a Scarpino!

Passiamo ad un’elaborazione personale originale.

In base agli ultimi dati disponibili e reperibili sull’Annuario Statistico 2002 del Comune di Genova, la produzione complessiva di RSU nel 2002 a Genova (Raccolta dell’indifferenziato e differenziata) è stata di 334.601 t, di cui il 14,34 % differenziato.

Poiché al 31.12 2002 la popolazione di Genova era di 604.732 abitanti residenti, se ne deduce una produzione genovese pro capite annuale di 553,3 kg/ab e giornaliera di 1,52 kg/ab.

Come abbiamo evidenziato la nostra famiglia non si distingue in modo particolare sul fronte della produzione di rifiuti, mentre probabilmente si distingue su quello della separazione.

Pur con le lievissime differenze che possono derivare dal comparare dati riferiti a periodi differenti (ma molto vicini), appare comunque eclatante la differenza tra la produzione famigliare effettiva di 0,5 kg /ab/d e quella desumibile dal dato genovese del 2002 di 1,52 kg/ab/d.

Ma scendiamo ancor più nel dettaglio, osservando la distribuzione percentuale delle varie voci che vanno a comporre la “torta” RSU della famiglia Fancello.

Dal Grafico n° 3 appare come carta e vetro coprano circa il 65% del differenziato e con il conferito indifferenziato giungano a rappresentare il 90% della produzione totale.

Un altro dato di confronto, basato su un’esperienza diretta, ci perviene dall’Ufficio Tecnico (da noi interpellato) del Comune di Delebio (Sondrio), dove abbiamo la seconda casa.

Il paese, di 3.000 (tremila) abitanti circa, nel 2003 ha prodotto un totale di 1.284,895 t di cui il 38,91% differenziato. Carta e vetro hanno costituito il 58,72% del differenziato.

In tale comune nel 2003 vigeva un sistema di raccolta, peraltro già adottato da alcuni anni, a cassonetto per i differenziati e con servizio bisettimanale porta a porta per l’indifferenziato.

Nel 2004 a Delebio il sistema è stato trasformato tutto in raccolta porta a porta (vetro escluso), i cassonetti (tranne alcune campane per il vetro) sono scomparsi dalle strade, e per quanto non ancora disponibili i dati finali, le stime farebbero supporre un ulteriore aumento della percentuale di differenziato sopra indicata.

Tornando a Genova, utilizziamo il dato di produzione famigliare giornaliera pro capite (0,5 kg) per calcolare la produzione di origine residenziale per Genova Comune, assumendo nel periodo una popolazione media di 603.590 abitanti (dato desumibile combinando informazioni provenienti dai bollettini statistici comunali del 2004 fin qui pervenuti: ultimo settembre 2004). Si ottiene una stima di produzione complessiva di 110.487,15 t di cui il 75% tranquillamente riciclabile.

Anche forzando il dato, ipotizzando che la nostra produzione famigliare sia un’eccezione e si situi nella fascia bassa, e che la percentuale di differenziato si limiti alle separazioni più semplici (carta e vetro), l’errore non può in alcun modo essere tale da spostare in maniera significativa il dato complessivo di produzione stimabile di origine residenziale.

Non viene qui svolta, per problemi di tempo, un’analisi della composizione demografica della città. Al di là dei dati di dettaglio appare comunque importante segnalare come la media genovese di occupanti nelle case genovesi nel 2.000 sia stata di 2,2 e sostanzialmente distribuita in maniera uniforme nelle nove circoscrizioni, con famiglie unipersonali pari a 37,4 ogni 100 famiglie. (Dati dall’Annuario Statitisco Comunale 2002). Questo dato ci conforta nel dire che la nostra famiglia, se eccezione ha da essere, non lo è per essere situata nella fascia bassa.

Può essere peraltro di qualche interesse sapere che il dato di produzione personale rilevato e le percentuali di raccolta differenziata conseguite sono simili ad esperienze analoghe di altre persone (anche se non svolte nel dettaglio e con la precisione della nostra ricerca).

 

 

Conclusioni

 

Da quanto sopra derivano importanti considerazioni e conseguenze.

È assolutamente indubbio che la gran parte della produzione di RSU nel comune di Genova non derivi dal settore residenziale, ma piuttosto dall’industria, l’artigianato, il commercio (soprattutto di piccola e media dimensione) ed i servizi (tutte le tipologie). Se ciò può apparire (forse) ovvio agli occhi di esperti del settore per i cambiamenti della vita cittadina negli anni (si vive molto più fuori che dentro casa), non sembra però che tale ovvietà sia mai stata tradotta in politiche conseguenti.

Si può ipotizzare che tali settori intervengano per almeno il 55 ÷ 60% se non più dell’intera produzione.

Le sole raccolte residenziali ma non solo della carta e del vetro possono incidere fortemente sulla riduzione del conferimento indifferenziato.

Da queste sintetiche conclusioni derivano:

  • la necessità di creare dei circuiti di raccolta locali specifici per le fonti di produzione non residenziale. Sono inoltre necessari controlli su tali settori per evitare che anche rifiuti non assimilabili agli urbani vengano conferiti nel cassonetto. Sarebbe opportuno che comunque i cassonetti per l’indifferenziato residenziale fossero nettamente distinguibili e specifici per tale categoria di produttori. Sulle modalità per ottenere ciò esiste una vasta casistica.
  • il potenziamento delle forme di raccolta differenziata (con sviluppo del porta a porta) e la creazione anche di isole vigilate per il conferimento differenziato. In base alle ipotesi sopra accennate deriva che è ipotizzabile una diminuzione del numero se non anche della frequenza di svuotamento dei cassonetti normali ed un parallelo incremento delle campane per vetro, carta, plastica e metalli.

Se è sacrosanto sviluppare forme di educazione del cittadino comune, molto più importante, almeno nel frangente attuale, apparirebbe sviluppare forme similari specifiche per i settori non residenziali.

È chiaro che tutto ciò ha un diretto riflesso sulla gestione economica del ciclo, sulle modalità di smaltimento, sulle scelte a medio e lungo termine in tema di rifiuti.

In ordine all’aspetto economico, e per rimanere su dati certi, la nostra famiglia ha pagato per il 2004 una tassa sullo smaltimento dei rifiuti pari a € 230,60. Questa cifra non tiene conto del comportamento “virtuoso”.

Non esiste alcuna forma di incentivo a differenziare, se non un generico appello alla coscienza individuale (per chi ce l’ha), i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Anche le scuole, pur ricevendo pressioni a diffondere l’importanza di comportamenti corretti nello smaltimento dei rifiuti, non riescono appieno nel loro intento perché non sono supportate da una realtà esterna adeguata in tal senso.

Da ciò deriva che i sottoscritti hanno pagato ogni chilo dei 183 conferiti al cassonetto e non differenziato la cifra di € 1,26 (pari a 2.440 delle vecchie lire). In effetti al Comune il nostro costo, per limitarci ai dati provenienti dalla nostra esperienza, è stato di € 0,31 (pari a 610 delle vecchie lire), perché per il Comune l’intera nostra produzione è indifferenziata. Per carità di patria non facciamo raffronti sui dati di produzione, secondo i quali noi produrremmo pro capite la bellezza di oltre 550 kg/anno a persona. I sottoscritti hanno finanziato e finanziano il comportamento “vizioso” di chi non differenzia in alcun modo. Non solo: il Comune riceve dei contributi dal Conai in rapporto alle quantità di rifiuti selezionati separatamente. I sottoscritti pagano in effetti due volte.

La tariffa corretta che avremmo voluto vederci applicata è quella relativa ai quantitativi effettivamente conferiti al cassonetto. Assumendo come equa la cifra di 230,60 per l’intera produzione conferita totalmente senza differenziazione, in effetti avremmo dovuto pagare solo un quarto di tale cifra: € 57,65. La tassa applicata è quattro volte la tariffa.

In ordine alle scelte ci appare sbagliata tout court l’ipotesi del cosiddetto termovalorizzatore.

Esso, per supportarsi economicamente, necessita di forti quantità di rifiuto. Siamo una città che nel 1971 contava 816.872 abitanti ed attualmente ne ha poco più di 600.000. La composizione famigliare è sempre più segnata da famiglie mononucleari ed anziane. I dati pubblici di produzione ci dicono che con fluttuazioni a Genova si è passati da 313.940 t di indifferenziato e 7.603 di differenziato nel 1993 a 286.621 t di indifferenziato e 47.980 di differenziato nel 2002. Il Grafico n° 4 riassume i dati pubblici di produzione di rifiuti a Genova e raccolta differenziata e l’andamento della popolazione residente dal 1993 al 2002.

Il trend segnala una produzione sostanzialmente stabile di rifiuti indifferenziati con un incremento della componente differenziata.

Solo una politica che rigetti qualunque scelta in ordine allo sviluppo della raccolta differenziata, all’aumento della sua qualità e quantità, o che pratichi una raccolta differenziata “finta”, può sperare di percorrere con qualche risultato tale strada (ma non si parli di salute e ambiente).

Ciò di cui c’é bisogno é di una scelta politica forte che affronti il problema nei suoi gangli fondamentali:

  • effettivo controllo delle fonti di produzione e tariffazione adeguata con riduzione della tariffa in presenza di comportamenti “virtuosi”.
  • incentivi a ridurre la produzione di rifiuti.
  • incentivi allo sviluppo dei circuiti delle materie seconde.

Tutto ciò si potrebbe tradurre anche in occasioni di nuova occupazione in una realtà cittadina pressoché statica.

Crediamo, con questa nostra esperienza, di aver fornito un servizio utile alla collettività. Auspichiamo che venga presa in considerazione, per ottenere in primis (per noi) una tariffa più equa, ma soprattutto per realizzare una migliore gestione dei rifiuti genovesi, nel pieno rispetto della legge, delle risorse e dell’ambiente.

 

In Fede

Renato Fancello        Laura Solari

 

 

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