Compost: Mezzocorona e Val dei Laghi

«Dipendiamo dal Veneto, dove una chiusura ci manderebbe in crisi»

 

L'inceneritore continua a far discutere, ma c'è un altro grosso problema irrisolto nella catena dello smaltimento dei rifiuti nella nostra provincia ed è la carenza di impianti di compostaggio. Da anni il Trentino è costretto ad esportare in Veneto, in particolare ad Isola della Scala, una buona fetta della frazione umida raccolta. Una situazione che, oltre a non mantenere fede al principio dello smaltimento in casa propria, finisce inevitabilmente per aumentare i costi e pesare sulle tariffe. Per non parlare dei rischi connessi: «Una chiusura, anche solo temporanea, di impianti extra provinciali a cui oggi viene conferito l'umido raccolto in Trentino manderebbe in crisi l'intero sistema provinciale» segnala l'aggiornamento del piano rifiuti, che sottolinea anche come i costi di conferimento e trasporto in Veneto siano sempre più elevati.

Il documento, varato venerdì scorso dalla giunta provinciale, affronta il problema e dà indicazioni su come risolverlo. L'idea è quella di costruire un nuovo impianto di compostaggio in Valle dei Laghi, zona baricentrica per il Trentino occidentale, e di sfruttare meglio il digestore anaerobico già esistente a Mezzocorona.

Secondo i calcoli dei tecnici con il 65% di raccolta differenziata, che è l'obiettivo posto dal piano, il quantitativo annuo di organico sarà di 53.500 tonnellate, più di metà del residuo destinato all'inceneritore. Una massa di rifiuti con caratteristiche particolari, perché se non trattati tempestivamente o adeguatamente provocano cattivi odori. Oggi gli impianti trentini, sostanzialmente quello di Rovereto e quello di Levico, hanno una potenzialità massima di 24.500 tonnellate all'anno, insufficienti come detto anche per trattare il prodotto attuale, pari nel 2005 a 29.480 tonnellate. È evidente perciò che per raggiungere l'auspicata autosufficienza servono ulteriori impianti per non meno di 29.000 tonnellate.

Il piano, in attesa che a Levico vengano apportate le modifiche richieste per evitare gli odori che hanno provocato la sollevazione delle popolazioni della zona, propone di realizzare un nuovo impianto da 12.500 tonnellate a servizio del Trentino occidentale, collocandolo tendenzialmente nella Valle dei Laghi, considerata luogo baricentrico. Il documento si spinge oltre, citando il comune di Lasino, ma è solo un'ipotesi, ancora tutta da valutare e discutere. Poi c'è un piccolo impianto da 2.300 tonnellate previsto in Val di Sole, a Monclassico, già progettato ma non ancora realizzato.

Per la parte rimanente la Provincia torna alla carica riproponendo l'utilizzo dell'impianto a digestione anaerobica già esistente a Mezzocorona, presso le distillerie Valdadige, di proprietà della Tecnofin. Alternativa al compostaggio, la digestione anaerobica è una tecnologia che permette la produzione di biogas, con recupero energetico, e prevede il successivo post compostaggio dei fanghi estratti, con una fase di stabilizzazione di questi ultimi comunque più rapida e meno problematica a livello di odori. L'impianto di Mezzocorona tratta attualmente solo i reflui derivanti dalle attività vitivinicole ed i residui di distilleria e risulta ampiamente sottoutilizzato rispetto alle potenzialità. «Da alcune stime di massima - recita il piano - potrebbe tranquillamente lavorare 20.000 tonnellate di umido da raccolta differenziata». Sarebbe sufficiente a questo scopo adattare l'impianto inserendo una fase di pre trattamento dell'organico e un potenziamento della fase finale di post compostaggio.

L'ipotesi di smaltire parte dell'umido a Mezzocorona non è nuova. Già a suo tempo era stata avanzata dall'allora assessore all'ambiente Iva Berasi, ma la sollevazione dell'amministrazione rotaliana aveva spinto la Provincia a desistere. Un fronte che ora si dovrà riaprire.

 

Franco Gottardi

l’Adige, 24 aprile 2006

 

 

Il Presidente

«No ai giudizi sommari»

 

«Se l’aggiornamento del piano che abbiamo varato venerdì è diventato così ambizioso, così approfondito e dettagliato è anche frutto di un confronto, anche duro, che abbiamo avuto anche coi movimenti ambientalisti e i comitati. Questo io l’ho sempre riconosciuto. Vorrei però che adesso su questo aggiornamento di piano non vi fosse un giudizio sommario come alcuni di quelli emessi prima ancora di ricevere materialmente le carte». Lorenzo Dellai si dice pronto a discutere ancora «ma non con chi a priori di inceneritore non vuole nemmeno sentir parlare».

 

 

Ragazzi sull’inceneritore: trovare il giusto equilibrio tra garanzie e innovazione

«Bando fondamentale»

Per la scelta della tecnologia migliore

 

«L'importante è ora fare bene il bando di gara per la realizzazione dell'inceneritore». L'ingegner Marco Ragazzi, docente di ingegneria ambientale a Mesiano, attribuisce a questo passaggio un valore fondamentale. Se il documento sarà fatto bene potrà far emergere la migliore scelta tra impianti classici, a griglia mobile, o i più innovativi gassificatori.

Secondo lei professore qual è la scelta migliore?

Sostanzialmente la griglia mobile è la soluzione più consolidata. Per quanto riguarda la gassificazione c'è una forte differenza tra il modello più innovativo di gassificazione con produzione di gas combustibile, che può poi essere usato per produrre energia elettrica, e la gassificazione con utilizzo dei fumi caldi, via intermedia tra quella convenzionale e quella più innovativa. Non c'è n'è una più bella o più brutta ma dipende dalle garanzie che chi partecipa può dare in termini di numero di impianti funzionanti senza problemi dopo il collaudo, ore di funzionamento garantite durante l'anno e soprattutto anni di funzionamento di impianti in scala reale.

Quali sono i rischi?

Ci sono stato esperienze anche un po' tristi, tipo Karlsruhe, che era una pirolisi gassificazione, dove il collaudo è andato avanti tantissimo. È importante che chi scrive il documento per la gara riesca a trovare il giusto equilibrio tra innovazione e garanzie.

L'assessore Gilmozzi dice che la gassificazione permette di ridurre ulteriormente le emissioni, le risulta?

Dipende, potenzialmente produrre un gas per poterlo bruciare in condizioni controllate potrebbe essere una via più interessante. La tecnologia norvegese ha dato buoni risultati. Bisogna inserire meccanismi che premino effettivamente le emissioni minori. Chi è bravo potrà dimostrarlo.

 

 

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