«È la risposta al no all'inceneritore»

La reazione di Fiamozzi al progetto compostaggio

 

MEZZOCORONA - Domani sera, riunione urgente del gruppo di maggioranza della Civica che governa la borgata. Poi, una conferenza stampa per «spiegare come stanno le cose». «E sarà una conferenza stampa che farà rumore, ve lo anticipo» dice Mauro Fiamozzi, il sindaco di Mezzocorona. La reazione, alla notizia (vedi l'Adige di ieri) che il nuovo piano provinciale di smaltimento dei rifiuti predisposto dagli assessorati alle opere pubbliche (Silvano Grisenti) e all'urbanistica e ambiente ( Mauro Gilmozzi ) ha individuato il sito della ex Distillerie Valdadige di Mezzocorona per il trattamento dell'umido, era prevista e pure scontata, giacché è nota la contrarietà della borgata. Ma c'è dell'altro. E su questo «altro» Fiamozzi rinvia alla conferenza stampa di cui sopra. Anche se qualcosa fa intuire da subito.

Sindaco Fiamozzi, ha saputo? La giunta provinciale punta sul digestore anaerobico di Mezzocorona per smaltire 20 mila tonnellate/anno della frazione umida dei rifiuti, prodotte in Val di Non, in Fassa, nella Rotaliana e, in parte, a Trento.

«L'ho saputo dal giornale. E francamente avrei preferito essere informato in altro modo. Credo, peraltro, che la decisione sia stata presa all'ultimo momento. Da quanto ne so, fino a mercoledì la previsione non era ancora inserita nel piano».

Se l'aspettava?

«Ma sì, me lo immaginavo che finiva così. È una decisione collegata alla mia, nostra, chiara e netta posizione di contrarietà all'inceneritore. Ne sono sicuro...».

Come fa a sostenerlo?

«Lo spiegherò in conferenza stampa. Guardi, nella questione che ha sollevato Boato (la vicenda della "magnadora" e delle telefonate di Grisenti, ndr) c'è del vero. Ma ripeto: le cose saranno spiegate bene, pubblicamente. Dieci mesi fa, dopo le elezioni e dopo che il consiglio comunale si espresse contro l'inceneritore di Ischia-Podetti, mi arrivarono, direttamente e indirettamente, segnali chiari, il "come", appunto, avrò modo di spiegarlo».

Lei ha votato per Berlusconi, alle recenti politiche. E lo ha dichiarato pubblicamente. Qualcuno glielo ha fatto pesare?

«Io sono un sindaco, un amministratore, considero la politica una cosa sacra, e ciascuno è libero di votare come crede, valutando i programmi che gli vengono presentati, come è libero di cambiare idea. Se un sindaco, interpellato da un giornalista, ha paura di dire per chi ha votato nel timori di ritorsioni dalla Provincia, meglio cambi mestiere».

La Provincia aveva già tentato, la scorsa legislatura, di utilizzare l'ex distilleria di cui è indirettamente proprietaria, per il compostaggio. E voi alzaste le barricate. Ma qualche parte l'umido dovrà essere smaltito. E ora i camion passerebbero sulla circonvallazione, non per il paese...

«Sì, i camion non sono più un problema. Il problema sono gli odori. Il paese è a trecento metri dall'impianto, e ci sono altre case di abitazione vicine. È la questione che a suo tempo sollevammo in un incontro a Trento con i tecnici, presente Dellai. Facemmo notare che il progetto non dava alcuna garanzia sugli odori. Lo stesso Dellai riconobbe che era il caso di valutare bene prima di decidere. Basta guardare cos'è successo a Levico... Dopo quell'incontro non abbiamo saputo più nulla».

A Levico c'è un impianto di compostaggio, mentre a Mezzocorona c'è un impianto nel quale la stabilizzazione aerobica sarebbe più rapida e «meno problematica a livello di odori», secondo la Provincia.

«Mi riservo valutazioni più precise una volta che avremo valutato il progetto della Provincia».

A che punto siete con la raccolta differenziata?

«Se si è contro l'inceneritore e si sostiene la raccolta differenziata spinta, è evidente che poi bisogna agire responsabilmente, e noi a Mezzocorona siamo al 65%, un record per comuni della nostra dimensione. Ma ora ci premiano con il compostaggio... Certo, responsabilmente si deve affrontare anche la questione dell'umido, ma non è questo il modo corretto. Il nostro non è un no a prescindere. Ma parliamone. Non farcelo sapere dai giornali era il minimo che ci si poteva aspettare».

 

Domenico Sartori

l’Adige, 25 aprile 2006

 

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