Una «magnadora» dei rifiuti

Lorenzoni: «Troppa sudditanza di Mezzolombardo e Zambana»

 

LAVIS - «Ci siamo anche noi, non ci sono mica solo Nimby, Italia Nostra, Legambiente e Coldiretti ad opporsi all'inceneritore e al terzo aggiornamento del piano provinciale dei rifiuti...». «Noi» sta per le due amministrazioni comunali a nord di Trento, Lavis e Mezzocorona, che con chiarezza si sono pubblicamente opposte, con tanto di delibera consigliare, all'impianto previsto ad Ischia Podetti.

A ribadirlo è Lorenzo Lorenzoni, medico di base e assessore all'ambiente a Lavis. Che subito preannuncia: «Come amministrazione comunale, chiederemo ai tecnici che hanno redatto l'aggiornamento del piano, di illustrarlo a Lavis in una riunione cui inviteremo tutti i consiglieri comunali dei paesi a nord di Trento. I 45 giorni concessi per le osservazioni sono, in verità, troppo pochi».

Ci tiene, Lorenzoni - e lo fa a nome della giunta - a sottolineare il no «istituzionale» dei due Comuni all'inceneritore. Anche perché, argomenta, «Dellai avrebbe altrimenti buon gioco nel rintuzzare le critiche delle sole associazioni ambientaliste, in quanto i loro adepti, che non rappresentano che se stessi, sono considerati pregiudizialmente contrari all'impianto e definiti, di volta in volta, idealisti o fanatici o esaltati. Mentre, al contrario, va loro riconosciuto, a Nimby per primo, il merito di aver profuso impegno ed energie per promuovere incontri, serate, convegni di informazione, talvolta cercando ed ottenendo la collaborazione delle amministrazioni contrarie all'inceneritore». Ma solo «talvolta» sottolinea Lorenzoni, che alle associazioni ambientaliste attribuisce l'«errore strategico di non aver cercato, sempre e con più forza, il coinvolgimento sia delle amministrazioni apertamente contrarie sia di quelle incerte e paurose, per ampliare il più possibile quel fronte contrario che avrebbe rappresentato, se costituito, il solo modo per ripensare il progetto inceneritore».

Quanto al nuovo piano rifiuti, l'assessore di Lavis chiede pubblicamente al presidente della Provincia, Lorenzo Dellai , «perché esso, sufficientemente ambizioso e potenzialmente efficace, sia stato costruito e presentato solo oggi, aprile 2006, e non qualche anno fa?

Perché si è scelto di compiere il percorso inverso, decidendo prima l'inceneritore e solo adesso un buon progetto di raccolta differenziata?

Perché non si dice nulla sulla necessità di agire a monte, creando le condizioni, anche legislative, per abbattere la produzione di rifiuti (imballaggi e plastiche in primis)?

Perché si insiste sul sito di Ischia Podetti quando gli stessi autori della valutazione di impatto ambientale affermano che in un sito più aperto si avrebbe un impatto inquinante del 70% inferiore?

Perché non si vuol considerare che con un impegno finanziario assai meno oneroso di quello necessario per realizzare e gestire l'inceneritore, si potrebbe arrivare a percentuali di raccolta differenziata tali da escludere l'opportunità e la convenienza di un impianto di incenerimento?

E perché, infine, non si parla di effettuare un monitoraggio serio delle attuali situazioni del suolo circostante la zona del futuro impianto?».

Lorenzoni, rammaricato, incalza gli altri Comuni: «A questi interrogativi» dice «la giunta provinciale avrebbe già dato puntuali risposte se accanto alle poche amministrazioni che hanno avuto il coraggio di assumere posizioni chiaramente e motivatamente contrarie, altre avessero avuto più coraggio vincendo la paura della "magnadora" alta, o se altre non avessero pilatescamente delegato la scelta al governo provinciale, rinunciando al dovere di informarsi e interrogarsi». A chi si riferisce, assessore Lorenzoni? «A Nave S. Rocco e San Michele che se ne sono lavate le mani, e a Zambana e Mezzolombardo, titubanti, che hanno dimostrato una sudditanza quanto meno psicologica, se non economica, nei confronti della Provincia».

 

Domenico Sartori

l’Adige, 26 aprile 2006

 

 

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