Politica e inceneritore

L’Ulivo riparta dal no al camino

 

È una illusione pensare che il crollo elettorale del centro-sinistra-autonomista trentino sia dovuto esclusivamente al quadro nazionale.

È una banalità pensare che la promessa del Cavaliere di eliminare l'ICI (che i contadini non pagano) abbia consegnato al centro-destra la maggioranza in quasi tutte le nostre valli e ridotto al lumicino il vantaggio del centro-sinistra nelle città. A mio parere sono venuti al pettine nodi che riguardano il limite etico e di progetto della politica provinciale e il suo distacco crescente dai cittadini.

Mi aspettavo un'autocritica coraggiosa. Non è volata una mosca. L'unico rimbombo, da una valle all'altra, è stato il ricatto mafioso in salsa trentina "della magnadora". Povero partito territoriale! E povero don Cristelli! Chiamato a ripensare una politica etica, paradossalmente dallo stesso superassessore che controlla il fieno della magnadora.

Solo a pensarlo, praticare un consenso elettorale con l'abbassare o alzare la "magnadora" delle risorse provinciali è una cosa indegna. È inquietante che nessuno abbia chiesto a questo superassessore di dimettersi. Continuare su questa strada, come se non fosse successo nulla e senza un nuovo scatto progettuale significa una cosa sola: rassegnarsi ad una sconfitta clamorosa alle prossime elezioni provinciali.

Come rilanciare un progetto etico-politico per il Trentino? È questo, e non il semplice riassetto delle poltrone, il tema su cui aprire un dibattito forte e responsabile.

Inizio dall'inceneritore, perché è un nodo emblematico del rapporto con i cittadini e di un modello di politica etico-sostenibile. La giunta provinciale era partita da una scelta ideologica secca: incenerire tutto. Il progetto iniziale non era la raccolta differenziata, ma il megainceneritore di oltre 300mila tonnellate (superiore al peso dei rifiuti che si producono in Trentino). Ora, grazie anche al merito del fronte contrario, Dellai riconosce come valido l'obiettivo "rifiuti zero", ma ritiene possibile solo una differenziata al 65% e, per smaltire il residuo 35% un inceneritore da 103mila tonnellate.

Siamo d'accordo che il confronto debba essere autentico? Che la Giunta di centro sinistra si apra ad un dialogo vero con le osservazioni e le proposte alternative? Se la risposta è positiva non è accettabile come dice Dellai: "Sono pronto a dialogare con tutti ma non con chi è pregiudizialmente contrario all'inceneritore".

Sgombriamo tutti il tavolo dalle pregiudiziali ideologiche. Il punto di partenza è ciò che si condivide. Le risorse limitate e l'inquinamento globale del pianeta ci impongono un modello etico di vita ispirato alla riduzione degli sprechi e alla sobrietà dei consumi. L'imperativo è quindi una politica a monte di riduzione del superfluo e di materiali predisposti al loro massimo riutilizzo. Perché non si è mai lanciata una campagna di educazione ambientale a partire dalle scuole? Perché non si è realizzato un Patto con la grande distribuzione e i consumatori per ridurre i rifiuti a perdere, gli imballaggi ed aiutare il cittadino alla differenziata?

Tutti d'accordo: i rifiuti sono una ricchezza economica che va riutilizzata. Le discariche non sono più proponibili né sostenibili. È incontestabile che l'inceneritore ipotizzato produca circa 20mila tonnellate anno di scorie nocive e di oltre 4mila di polveri e fanghi altamente pericolosi. Chi se li mangia? Dove li mettiamo? Quali sono i costi e gli svantaggi reali? È incontestabile che nessuno garantisca al 100% emissioni di polveri prive di componenti di altissima nocività (come la diossina) sia per le produzioni agricole che per la salute umana.

Il fenomeno dell'inversione termica agisce su Trento e il fondovalle dell'Adige come un coperchio che impedisce il ricambio dell'aria. I trentini sono in testa alla classifica nazionale per patologie polmonari e cancerogene. Già oggi non siamo in grado di risolvere l'inquinamento delle nostre città e siamo ossessionati dal palliativo delle targhe alterne. La cosa certa è che milioni di metri cubi di polveri mandate in cielo dall'inceneritore sono destinate a miscelarsi con quelle dell'inquinamento "normale".

Li ricordate i fumi della Ferriera e dell'Italcementi quando invadevano la valle e la città? Vogliamo ripetere quello scenario con i fumi dell'inceneritore?

Sull'inadeguatezza del sito di Ischia Podetti si è versato un fiume d'inchiostro. Si è ipotizzata persino la spesa per un nuovo ponte. Si distrugge la continuità di un ambito naturalistico fluviale che dalla Vela, passando per il biotopo delle foci dell'Avisio, può prolungarsi fin dentro la Rotaliana. Il rischio esondazione è alto. Rimossa la montagna delle ecoballe, nessuno è in grado di sapere come saranno le condizioni reali del terreno sottostante. Il sindaco Pacher aveva detto "mai e poi mai un camino di 100 metri". Un impatto paesaggistico orribile, un biglietto da visita per milioni di turisti che gli passano davanti, che il Trentino dovrebbe risparmiarsi.

Tutti sono d'accordo che il riciclo della raccolta differenziata consente il massimo profitto e sicurezza ambientale. La riduzione dei rifiuti e un ricompostaggio più spinto può consentire una raccolta differenziata superiore al 65%. Sarà del 20-25%, ma siamo tutti consapevoli che una parte dei rifiuti non sarà riciclabile. Questo è il cuore vero del problema. Non inceneritore sì o inceneritore no!

Il tema del confronto è come risolviamo il residuo di rifiuti non riciclabile. Il capogruppo di Trento Democratica Marchesi, ha rilanciato la proposta della bioessiccazione (approvata dal consiglio comunale). Il superassessore Grisenti gli ha già risposto «no». Le associazioni ambientaliste, con Nimby in testa, numerosi Comuni, associazioni imprenditoriali come la Coltivatori Diretti o le Cantine della Rotaliana, forze politiche di sinistra e dell'insieme del centro destra ritengono che la soluzione per lo smaltimento della parte dei rifiuti non riciclabili sia possibile e molto più vantaggiosa.

Insistere sull'inceneritore è una scelta politica minoritaria che si colloca più a destra dello stesso centro-destra trentino. Una di quelle scelte che porterà dritto il centro sinistra trentino ad essere sconfitto alle prossime elezioni. Spero che il centro sinistra, per cui ho votato, ci ripensi. Cultura di centro sinistra è pensare il Trentino come un modello alpino nazionale ed europeo, eticamente e ambientalmente virtuoso «dove niente si spreca e dove il riciclo è possibile senza incenerire». Un marchio etico, ecologico e della qualità della vita della nostra Autonomia che vale di più di una miliardaria campagna pubblicitaria turistica. Una sfida politica che la cultura del centro sinistra dovrebbe fare propria e non respingere. Un punto d'identità da cui ripartire.

 

sandro.schmid@virgilio.it

l’Adige, 7 maggio 2006

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