Chiamparino candidato unico

 

Nel leggere il programma elettorale del “nuovo” sindaco di Torino Sergio Chiamparino, recentemente sottoscritto anche da Rifondazione Comunista e dai Verdi, la prima sensazione che traspare è quella di trovarsi di fronte ad un testo assolutamente privo di qualsiasi idea che possa anche vagamente essere riconducibile ad un pensiero di sinistra.

Non a caso il centro - destra sta incontrando soverchie difficoltà nel proporre un candidato ed un programma alternativo a quello di Chiamparino che ricalca con precisione certosina tutti gli intendimenti che dovrebbero essere appannaggio della destra liberista.

Ma entriamo nel dettaglio e vediamo i punti salienti di un programma che è stato in grado di agglutinare intorno a sé tutta la sinistra torinese.

Dopo i ringraziamenti di rito a tutti coloro che hanno contribuito allo scempio economico ed ambientale compiuto nel nome delle Olimpiadi Invernali e volto a rimpinguare le tasche di una società privata quale il Toroc, il testo passa a descrivere quale mirabolante meraviglia sia la nuova linea metropolitana e come i cantieri olimpici e del metrò siano riusciti a creare nuova occupazione in città. Peccato che a questo riguardo uno studio compiuto dalla CGIL abbia constatato che solo l’11% degli appalti olimpici sono stati affidati a società locali.

La crisi economica di Torino viene poi ricondotta ad un presunto divario strutturale della stessa città (senza menzionare i termini di confronto di questo presunto divario) che secondo le illuminate parole di Chiamparino “ha a lungo sofferto del fatto di non essere inserita nei principali assi di comunicazione” (senza fare parola riguardo a quali fantomatici assi ci si stia riferendo).

Si esalta la “modernizzazione strutturale” partendo dai collegamenti ad Alta Capacità con Milano, con la Francia (Torino Lione) e con Genova (Terzo Valico).

Riguardo alla Torino - Lione se ne ribadisce la strategicità, connessa a quella del fantomatico Corridoio 5, si fa riferimento al collegamento di Corso Marche (fino ad oggi vero e proprio progetto fantasma) si fantastica di un improbabile arrivo dei treni ad Alta Velocità nella stazione di Porta Susa e si attribuisce al progetto TAV il merito di ridurre il traffico della tangenziale (come?) e di riqualificare l’area ovest della città (a questo proposito ho riletto almeno 3 volte e c’è scritto veramente “riqualificare”).

Le decisioni riguardanti l’intero progetto Torino-Lione vengono comunque demandate all’Osservatorio istituito da Palazzo Chigi, deputato a valutare le “compatibilità ambientali ed economiche dell’opera” e non l’opportunità di costruire l’opera stessa. Tale Osservatorio deciderà se vi sono ragioni per cui si consiglia una “revisione” del progetto o se i lavori possono essere avviati con eventuali modifiche. L’ipotesi che l’opera possa non venire costruita non è dunque neppure presa in considerazione.

Ci si vanta dell’operazione, portata avanti insieme con Regione e Provincia, che ha portato ad acquisire 300.000 mq. di aree a Mirafiori e 600.000 mq al Campo Volo di Collegno, dando una patente di liceità all’ennesima sovvenzione pubblica elargita al Gruppo Fiat, attingendo dalle tasche del contribuente.

Si favoleggia di “filiere produttive” quanto di un impalpabile “rilancio industriale del terziario” tutte cose che a Torino non si riescono neppure ad immaginare con l’ausilio della più fervida fantasia.

Seguono amenità varie sulla storia della città, fino a tornare a dissertare sulle Olimpiadi e sull’orgoglio della nostra “torinesità” che, per quanto possa ritenersi immagine suggestiva risulta invero ipocalorica e poco adatta a riempire il desco di tutti i torinesi che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Anche se comprendo bene che quella delle “famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese” sia stata un’immagine pregnante deputata a campeggiare solo sui manifesti elettorali e destinata a cadere nel dimenticatoio dopo la chiusura delle urne.

Si parla di transizione dalla “Città - Fabbrica alla Città - Comunità di attività e persone” dimenticando di entrare nel merito delle attività lavorative (lui le chiama opportunità) che dovranno prospettarsi alle persone ormai private della fabbrica. Operatori di call center? Portatori di pizze a domicilio? Volantinatori? Distributori di elenchi telefonici? Consulenti finanziari? Promoters? Eterni apprendisti? Precari a progetto?

Si promette d’investire nelle “attività con forti contenuti di ricerca e servizi avanzati” come l’automotive, l’aerospazio, (nuove sovvenzioni al gruppo Fiat) il design, il multimediale, le biotecnologie, la meccanica strumentale, senza tener conto che tali attività hanno debolissime ricadute in termini di ritorno occupazionale, mentre l’incremento dell’occupazione dovrebbe essere un obiettivo prioritario di qualunque amministrazione.

Si prospetta la revisione del piano regolatore, nell’ottica di “favorire lo sviluppo di piani di riqualificazione adatti alle nuove esigenze della vita contemporanea” e al di là delle riflessioni su quali possano essere queste nuove esigenze, emerge la volontà di costruire un trampolino per innumerevoli attività di speculazione edilizia. Per entrare nel merito delle operazioni che vengono ventilate fra Passante Ferroviario e varie Spine della città ci vorrebbe un libro intero e forse non basterebbe ancora.

Nel novero delle buone intenzioni spicca anche l’ambizioso traguardo di raggiungere entro il 2011 i 4 milioni di turisti/anno, ma gli strumenti attraverso i quali raggiungere questo obiettivo (fiere e congressi) appaiono alquanto sottodimensionati ed il turismo poco si confà ad una città trasformata in un immenso cantiere a cielo aperto.

Il potenziamento del commercio attraverso l’attuazione del “Piano dei mercati”, i “progetti di formazione dei commercianti”, la riscoperta dei negozi e delle botteghe storiche ed altre amenità sui generis, non tengono conto dell’egemonia ormai incontrastata che ha assunto la grande distribuzione e del trattamento di favore che l’amministrazione deputa da sempre alla proliferazione e crescita dei grandi centri commerciali.

Nel paragrafo dedicato al “Lavoro e al Capitale Umano” (termine usato quando si ha paura di chiamare i lavoratori con il loro vero nome) si parte con il panegirico della “formazione”quale unico strumento in grado di coniugare lo sviluppo economico e l’inclusione sociale. L’unico obiettivo sembra quello d’innalzare il livello medio d’istruzione della popolazione giovanile (Moratti docet) essendo da ricercarsi nel deterioramento delle competenze la causa della disoccupazione. Purtroppo le cause della disoccupazione sono da ricercarsi nel deterioramento del mondo del lavoro, nella flessibilità esasperata, nella delocalizzazione delle imprese nostrane e non nel decadimento delle competenze, ma il buon Chiamparino finge di essere totalmente all’oscuro della realtà.

Il resto del capitolo è un vero e proprio inno al lavoro flessibile, al mercato dell’interinale ed alle varie sfaccettature di quell’abominio socio/culturale che è rappresentato dalla legge 30.

Tornando ai trasporti si prospetta poi entro il 2010 il completamento del Passante Ferroviario e il passaggio dello stesso sotto la Dora, il proseguimento dei lavori della metropolitana, un improbabile sviluppo dell’aeroporto di Caselle e l’innata propensione ad investire risorse unicamente nel cemento e nel tondino.

Si prospettano investimenti anche nell’ambito dei Grandi Eventi e della cultura, anche se il concetto di “cultura” che appartiene al buon Chiamparino è a dir poco alquanto singolare. Anche in questo caso infatti la “cultura” si rivela quella del cemento e del tondino, perseguendo l’edificazione di infrastrutture deputate ad ospitare musei e quant’altro, più che la qualità di ciò che dovrà “riempire” le nuove infrastrutture. Sempre in questo ambito sarà inoltre necessario trovare una destinazione d’uso per i vari palazzetti edificati senza parsimonia alcuna in occasione dell’evento olimpico che oggi rischiano di palesarsi quali monumenti all’inutilità.

Il Capitolo più “comico” è quello dedicato all’ambiente, dove arrampicandosi sugli specchi si cerca di conciliare ciò che non è assolutamente conciliabile. Un cantiere a cielo aperto non sarà mai funzionale alla qualità della vita dei cittadini, ma si fa di tutto per negare questa lapalissiana evidenza.

Si prospettano monitoraggi dell’inquinamento elettromagnetico, si esaltano le virtù del teleriscaldamento, si ventilano nuove norme edilizie in materia energetica, si pretende di diminuire il problema rifiuti attraverso la raccolta differenziata (e non affrontandolo dove esso s’ingenera, attraverso il riciclo, gli incentivi agli imballaggi riutilizzabili, la razionalizzazione dei consumi).

Si tributano virtù miracolistiche al nuovo termovalorizzatore, senza fare menzione del carico di diossina e metalli pesanti che a causa di questa scelta ricadranno sul territorio circostante.

Viene prospettata la creazione di 8 milioni di mq. di aree verdi nei prossimi 10 anni, dimenticando di citare quanti milioni di mq di aree verdi verranno distrutte dal cemento nello stesso periodo.

Segue anche un paragrafo nel quale si spiega dettagliamente cosa significa “qualità della vita” e come detta qualità dipenda da “un modello di welfare che faccia lavorare in rete i vari attori locali, ricercando una sintesi fra sussidiarietà verticale e sussidiarietà orizzontale, attraverso strumenti di programmazione partecipata”.

Non chiedetemi il senso esplicitato da questa frase e da altre sui generis che la seguono nel programma, credo semplicemente che ad un certo punto l’estensore dello stesso si sia trovato in difficoltà per mancanza di argomenti ed abbia inteso allungare il brodo attraverso veri e propri esercizi sillabici arzigogolati e belli a vedersi ma drammaticamente privi di qualunque contenuto.

Dopo alcuni cenni dedicati al problema dei senzatetto, ai disabili e agli extracomunitari, dopo aver promesso ai “cittadini di domani” (bambini di oggi) un vero e proprio eldorado fatto di asili efficienti a basso costo, impianti sportivi di ogni genere e foggia e magari pure un lavoro interinale quando ne avranno l’età, si passa ad affrontare anche il tema della sicurezza che si limita a ripetere pedissequamente le frasi che sentiamo ogni giorno al telegiornale.

Se non fosse per comprensibili esigenze di “partito” credo che ogni politico di centro - destra sarebbe felice di votare un programma di questo tipo e nominare Sergio Chiamparino quale “candidato unico” a sindaco di Torino, dal momento che egli è riuscito ad interpretare il pensiero tanto caro alla Casa della libertà ed alla grande imprenditoria meglio di chiunque altro.

 

Marco Cedolin

Torino, 24 aprile 2006

 

 

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