Lettera da Bolzano
Le terme sacrificate dal tunnel

 

L’iscrizione sta ancora lì, sopra la fontanella in ottone delle Terme di Brennero. Racconta in latino del nobile Zacharias Geizkofler, il quale risanò quelle sorgenti seppellite da frane e slavine, restituendole “ad uso della comodità e della salute dell’ospite”. Dunque l’invito: “O voi che cercate qui salute, fate voti per il restauratore e i suoi discendenti”. In fondo la data: “Anno salutis humanae 1606”.

Il povero Zacharias starà rivoltandosi nella tomba. Lunedì scorso la Giunta provinciale di Bolzano ha decretato la definitiva condanna a morte delle terme. Le quali hanno l’unico torto di trovarsi sullo stesso itinerario del futuro Tunnel del Brennero che taglierà alla base le vie sotterranee che alimentano le sorgenti, essiccandole per sempre.

Addio fonti e via al tunnel, dunque. Anche se per giustificare la sua decisione, che annulla la tutela idrogeologica imposta sul Brennero dalla Provincia stessa, la Giunta è dovuta ricorrere ad una capriola sofistica che ha del portentoso.

* * *

Ripartiamo dall’inizio, cioè dalle terme.

Poste a circa 4 chilometri dal passo, alimentate da falde carsiche a mille metri di profondità, già note ai tempi dei Romani, menzionate per la prima volta in un documento del 1338 e diventate stabilimento nel 1606 ad opera del nobile Geizkofler da cui traggono il nome (San Zacharias), le sorgenti del Brennero sono le uniche da cui sgorghi un’acqua termale degna di questo nome (e come tale certificata) in tutto il Sudtirolo: temperatura costante a 22 gradi e caratteristiche chimiche fisiche tali da renderla capace di guarire eczemi, dermatiti e psoriasi, malattia quest’ultima curata in Italia in due sole località - e il Brennero è una di queste.

Nel corso della storia, cercarono qui ristoro personaggi come l’arciduca Sigismondo del Tirolo con la consorte Eleonora di Scozia, i grandi compositori Richard Strass e Franz Lehar, il drammaturgo Henrik Ibsen. Lo stabilimento termale posto sul valico più importante dell’arco alpino era tappa fissa tanto dei viaggiatori illustri che vi si fermavano per più giorni, come dei viandanti di una sola notte.

Le cartoline dell’inizio del Novecento mostrano un grande Gran Hotel in stile asburgico, la più forte attrazione turistica e la più ricca fonte di reddito sul passo che univa il vecchio Tirolo.

Ma con l’epoca moderna, quella di stare sul passo da fortuna diventa disgrazia. È l’autostrada la maledizione: l’unico tracciato possibile passa proprio sopra le sorgenti. Hotel e terme vengono demolite per far strada al progresso. L’unica concessione (compensazione, si direbbe oggi) fu di alzare l’autostrada su viadotto in modo che sotto le sorgenti potessero sopravvivere, l’acqua potesse essere captata e portata ad un nuovo edificio stile anni ’70, destinato ad ospitare cure termali mordi e fuggi.

Passate di mano in mano, data la precaria redditività di quanto era rimasto dell’antico ristoro dell’Arciduca, l’ultimo proprietario ha pensato bene di affiancare alle terme uno stabilimento di imbottigliamento di acqua minerale, partito nell’ottobre 2005 con un investimento miliardario e un obbiettivo produttivo di 50 milioni di bottiglie all’anno. Ma tutti questi progetti in superficie non sapevano quanto intanto maturava sotto terra.

* * *

Già massacrate dall’autostrada nei primi anni ’70, ora il nuovo assalto alle sorgenti del Brennero arriva infatti da sotto la montagna e sarà l’ultimo e letale: attraversando la falda mille metri più sotto, il Tunnel di Base (e prima di lui il cunicolo pilota) romperanno il delicato equilibrio idrogeologico che per milioni di anni ha prodotto il miracolo di spingere l’acqua in alto, vincendo la gravità. Col “grande buco” la pressione sotterranea cederà e l’acqua resterà sotto, diventando, da risorsa, problema: bisognerà incanalarla alla quota del tunnel, raffreddarla e poi portarla fuori. Mille metri sopra, addio per sempre al nobile Geizkofler.

E non solo a lui. Su quelle sorgenti, infatti, anche altri recentemente avevano fatto un pensierino. Un pool di imprenditori (ironia della sorte: alcuni sono gli stessi che sperano di guadagnare dalla costruzione del Tunnel) insieme ai comuni di Brennero e Vizze, hanno elaborato e presentato poche settimane fa il progetto di un nuovo complesso termale, che avrebbe dovuto captare le acque dalle stesse fonti sul Brennero e doveva sorgere a Prato Isarco con un investimento di 63 milioni di euro. Il progetto era stato già approvato dai due comuni in seduta plenaria e ad esso era affidato il rilancio della zona del passo, piuttosto in crisi dopo la caduta del confine. Adesso, addio fonti, addio nuove terme.

* * *

Ma la cosa più strampalata, in tutta questa storia, è la motivazione usata dalla Giunta provinciale per giustificare la condanna a morte di un’area idrogeologicamente tutelata da una legge della Giunta provinciale stessa.

La Giunta infatti si ritrovava in pasticci piuttosto seri. Le ultime tratte dei progetti sia del Tunnel che del cunicolo erano stati bocciati dal Comitato provinciale per la valutazione dell’impatto ambientale, che non se la sentiva di approvare un’opera in contrasto con una tutela di legge volta a proteggere le uniche acque termali del Sudtirolo, con una Provincia che di acque così ne cerca inutilmente, per esempio nel Meranese, scavando a centinaia di metri sotto terra, spendendo un sacco di quattrini e con nessun risultato.

Insomma, il Comitato ambientale non osava dire; scavate pure e per le sorgenti pazienza. Questo coraggio l’ha trovato invece la Giunta con una portentosa acrobazia giuridica. Scavando nella propria stessa legge, infatti, la Giunta provinciale ha scoperto come aggirarla: nelle zone di tutela idrogeologica- vi sta infatti scritto – sono vietati gli scavi di cave o miniere. Dice anche Tunnel? No, non lo dice. Bene, allora siamo a posto: quello che miniere o cave non possono fare – cioè distruggere le sorgenti termali e violare un’area tutelata – lo può fare tranquillamente un tunnel.

Immediatamente è stato emesso un baldanzoso comunicato stampa: “La Giunta provinciale - dice letteralmente - ha ritenuto possibile la realizzazione del tunnel nell’area protetta in questione. Il divieto, infatti, si riferisce esclusivamente ad attività estrattiva finalizzata alla coltivazione di miniere e cave e non alla perforazione di gallerie”. E ciò, ha aggiunto, serve come “interpretazione autentica” della legge: il Comitato per la valutazione di impatto ambientale potrà dare via libera al traforo con la coscienza a posto.

 

Riccardo Dello Sbarba

l’Adige, 14 maggio 2006

 

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci