Nota di Nimby trentino

A commento della scritta riportata sotto l’immagine del rendering del nuovo inceneritore: “Inserito nel paesaggio in mezzo al verde dei meli, così l’architetto Lucchin ha immaginato il nuovo inceneritore di Bolzano”.

E convissero felici e contenti il verde dei meli, i molti politici e quanti altri?

Esistono alternative per una diversa convivenza? Ci sono ci sono, queste sì “altissime”.

 

 

Gli ambientalisti: è troppo basso e inquina di più

Polemica sul camino

La Provincia: non ci sono alternative al nuovo forno

 

BOLZANO. «Premesso che non esiste un inceneritore ad impatto zero, la domanda che dobbiamo porci è una sola: esiste una alternativa? Secondo me no». Georg Simeoni, capo dell’Ufficio smaltimento rifiuti, va dritto al punto che divide favorevoli e contrari al nuovo impianto. Da una parte c’è la Provincia, convinta della necessità di costruire un inceneritore unico («ad altissima tecnologia», sottolinea Simeoni) a Bolzano. Dall’altra ci sono il Comune, i consigli di quartiere, le associazioni ambientaliste che chiedono ulteriori approfondimenti sull’impatto ambientale e sanitario di un forno da 130 mila tonnellate che sorgerà ad un tiro di schioppo da Casanova e Oltrisarco, in una città che già deve sopportare l’inquinamento dell’A22.

Nelle ultime settimane si assiste ad un continuo botta e risposta. La Provincia reagisce con irritazione ai contro-dossier del Comitato lavoro e salute o alle lettere di Bassetti. Di fronte al rapporto dell’Appa del febbraio 2005 che individua a due chilometri a nord dell’attuale impianto (ovvero Firmian e Casanova) il punto di ricaduta degli inquinanti del futuro forno, si schiera immediatamente il capo dipartimento dell’assessorato all’ambiente Walther Huber per dire che comunque «i valori sono bassissimi». Una linea tranquillizzante, ribadita dal capo dell’Ufficio aria e rumore Norbert Lantschner secondo il quale «è più pericoloso l’inquinamento prodotto dalle stufe dei fumi dell’inceneritore». Sul versante opposto si va dalla critica dura del comitato lavoro e salute, alle minacce di assessori come Bassetti, Pagani e Gallo: «Non daremo mail il via libera del Comune se prima non avremo rassicurazioni dal punto di vista sanitario». Sullo sfondo, lo scontro con la Provincia per i costi di bonifica dei terreni e sull’assetto della futura società che dovrà gestire il nuovo impianto e il business milionario dell’energia. L’argomento più forte nelle mani dei contrari rimane la localizzazione del futuro inceneritore, che sarà uno solo per tutta la provincia. Troppo vicino a quartieri ad alta densità abitativa, e soprattutto ancora a Bolzano, la città capoluogo che già deve fare i conti con la presenza dell’autostrada e della Zona industriale. L’ultima polemica riguarda l’altezza del camino di emissione dei fumi, che nel nuovo impianto sarà di 60 metri. «I moderni inceneritori - dice Pietro Frigato del Comitato Lavoro e salute - hanno quasi sempre camini di 100 - 120 e persino 140, 150 metri per disperdere gli inquinanti a maggiore altezza e avere ricadute su territori molto più vasti: tale scelta comporta infatti una maggiore diluizione degli inquinanti per ettaro di territorio circostante. Che a Bolzano ciò non accada ha fondamentali implicazioni: i valori massimi di concentrazione previsti nel documento dell’Appa del febbraio 2005 potrebbero essere, nel caso di un camino di 120 metri, più ridotti e posizionati su porzioni di territorio differenti.

Ci si chiede allora perché il camino sia rimasto di soli 60 metri. La risposta più plausibile è che si tratti di un problema di rispetto dei “coni aerei di decollo/atterraggio” del vicino aeroporto. Il nuovo inceneritore viene a trovarsi alla stessa altezza dell’angolo nord della pista d’atterraggio, ad una distanza di circa 1400 metri in direzione ovest. Ad una distanza così ridotta dall’aeroporto, gli ostacoli e le loro altezze devono di regola conformarsi alle prescrizioni dell’Ente nazionale per l’aviazione civile. Esiste pertanto il rischio che l’altezza del camino sia stata valutata a fini di conformità alla regolamentazione Enac e non a fini di massima tutela della salute pubblica a Bolzano».

 

Alto Adige, 25 maggio 2006

 

 

 

Struttura unica per tutta la provincia

Ogni giorno 80 camion porteranno l’immondizia

Il business: energia elettrica per 4 mila appartamenti

Rifiuti, energia e inquinanti l’inceneritore dalla A alla Z

 

BOLZANO. L’inceneritore è un argomento politicamente scomodo, da maneggiare con cura. Talmente scomodo che a Bolzano il dibattito si è acceso con incredibile ritardo, quando tutto, di fatto, era già deciso. La Provincia ha già acceso un mutuo per 100 milioni di euro. A luglio parte la gara internazionale per il nuovo forno. Nel 2007 cominciano i lavori, nel 2010 l’impianto sarà già in funzione, 24 ore su 24, con le sue 130 mila tonnellate di rifiuti bruciati all’anno. Chi protesta (Comune, ambientalisti e Comitati) è arrivato irrimediabilmente fuori tempo massimo. Chi doveva informare (la Provincia) è stata a lungo in silenzio. Per evitare grane. Rimangono però tutta una serie di questioni mai (o mal) spiegate. Quali sono le caratteristiche tecniche del nuovo forno? Quale il suo impatto ambientale e sociale? Che ricaduta avrà suoi quartieri vicini? Ecco una guida ragionata.

La capacità. Il nuovo impianto (che tecnicamente si chiama «di termovalorizzazione di rifiuti residui») brucerà circa 130.000 tonnellate l’anno, a fronte delle 90.000 dell’impianto attuale. Oggi in provincia di Bolzano vengono prodotte 110 mila tonnellate di rifiuti l’anno, ma entro il 2015 è previsto un aumento fisiologico fino a 130 mila.

Il posto. Il nuovo inceneritore sorgerà nell’area di compostaggio a nord dell’impianto attuale. In linea d’aria si trova vicino ai futuri quartieri di Casanova e Firmian, ad Oltrisarco e a San Giacomo. Occuperà una superficie di 24.932 metri quadrati, di questi, 8.060 per gli edifici, il resto per strade interne e verde. Utilizzerà una cubatura di 197 mila metri cubi, avrà un camino di 60 metri, e il punto più alto dell’intero fabbricato di 47 metri. Dal punto di vista architettonico e urbanistico, il progetto è stato realizzato dall’architetto bolzanino Claudio Lucchin. La struttura disporrà di un primo magazzino di raccolta, un’area di incenerimento con filtri e depuratori dell’aria, un impianto termico con turbogeneratore, una zona destinata ad uffici. Una volta che sarà ultimato il nuovo impianto (estate del 2010), il vecchio verrà demolito.

Il business. Bruciando, i rifiuti pompano energia. Funziona così: il processo di combustione produce calore che poi viene immesso in una turbina che genera a sua volta energia elettrica e teleriscaldamento. Il nuovo forno funzionerà per 11 mesi l’anno 24 ore su 24 (il mese di stop è per la manutenzione). Brucerà 16,3 tonnellate di rifiuti l’ora. Con queste caratteristiche tecniche è in grado di produrre 12 mila kilowattora di energia elettrica per rifornire circa 4 mila abitazioni; e altre 6 mila kilowattora per la rete di teleriscaldamento che fornirà altri 600 alloggi. Quando l’impianto si fermerà per la manutenzione ordinaria, i rifiuti verranno imballati (le cosiddette ecoballe), stoccati, e poi bruciati quando il forno riprende a funzionare.

I rifiuti. Il nuovo impianto brucerà rifiuti provenienti da tutto l’Alto Adige, mentre l’inceneritore attuale copre solo le zone di Bolzano, Bassa Atesina, Oltradige e Burgraviato. Nelle discariche comunali torneranno solo le scorie restanti dopo l’incenerimento, pari a circa il 10% dei rifiuti prodotti. La creazione di un inceneritore unico in tutta la provincia è prevista dal Piano provinciale dei rifiuti.

Il trasporto. È uno dei nodi ancora irrisolti. Quanti camion attraverseranno Bolzano per portare i rifiuti da tutta la provincia al nuovo forno? Attualmente sono circa 70 al giorno (Bolzano e Bassa Atesina). Con l’inceneritore unico dovrebbero diventare 80. Sempre secondo il progetto, per ridurre il viavai, saranno create nei Comuni delle stazioni di raccolta dalle quali poi partiranno camion con l’intero volume di rifiuti provenienti da un determinato comprensorio.

L’impatto ambientale. Il progetto del nuovo inceneritore ha ottenuto il via libera dalla commissione d’impatto ambientale, dall’Università di Trento, dall’Istituto Mario Negri di Milano. «È un impianto - spiega Georg Simeoni, capo dell’Ufficio smaltimento rifiuti della Provincia e responsabile del progetto - a bassissimo impatto ambientale. Ha dei valori molto bassi, inferiori rispetto ad altre strutture simili esistenti in Italia e in Europa». La relazione tecnica riporta alcuni dati: la soglia limite di legge per le diossine è di 0,1 nanogrammi per metrocubo, il nuovo forno si ferma a 0,09. Metalli pesanti: 0,25 milligrammi per metrocubo contro i 0,5 massimi fissati per legge. Altro esempio: l’impianto attuale produce 11,9 milligrammi per metrocubo di anidride carbonica, il nuovo abbatte il valore a 1,3. «Grazie agli accorgimenti in fase di filtraggio e depurazione - dice Simeoni -, il nuovo inceneritore emetterà una quantità di gas minore di quello attuale, nonostante una maggiore quantità di rifiuti bruciati». Il reparto dove verranno scaricati i rifiuti sarà completamente sigillato, in modo da evitare la fuoriuscita di odori e polveri.

L’abbattimento degli inquinanti viene garantito da un complesso procedimento che prevede: un primo lavaggio delle scorie, l’aggiunta di carbone attivo, il passaggio attraverso i filtri, altri due lavaggi, il passaggio nei catalizzatori e infine la fuoriuscita dal camino come vapore acqueo.

Il camino è alto 60 metri, troppo poco secondo gli ambientalisti che lo avrebbero voluto di 100 (più è alto, più gli inquinanti si disperdono nell’aria), ma non è stato possibile per l’opposizione dell’aeroporto. Come certificato dall’Appa, gli inquinanti cadono due chilometri a nord, all’altezza di Casanova e Firmian. «Ma - spiega Simeoni - le concentrazioni nocive sono talmente basse da non rappresentare assolutamente un pericolo. Abbiamo calcolato che per raggiungere lo stesso inquinamento prodotto dall’A22 dovremmo costruire un impianto ogni 800 metri».

I tempi. Entro l’estate sarà bandita la gara per la costruzione dell’impianto. Sono cinque le imprese in Europa specializzate nella realizzazione di forni di questo tipo. La consegna delle offerte dovrà avvenire entro la fine dell’anno. Ci vorranno altri tre mesi per valutarle. L’inizio dei lavori è previsto per il 2007, la conclusione del cantiere per l’estate del 2010. L’opera di bonifica dei terreni (al centro di un contenzioso Provincia-Comune) avverrà contestualmente alla costruzione del forno.

I costi. La spesa preventivata è di 98 milioni di euro (82 milioni per i lavori e la bonifica, il resto per le spese tecniche). Si arriverà alla fine a 100 milioni di euro. A tanto ammonta il mutuo acceso dalla Provincia. Il presidente Durnwalder ha già detto che la somma sarà rimborsata da chi gestirà l’impianto.

La gestione. Altro nodo da risolvere. Il Comune vuole far parte della società che gestirà l’impianto. La Provincia vuole però avere un controllo assoluto («i soldi li mettiamo noi», ripete Durnwalder). L’assessore Mussner pensa ad una società mista Provincia-Comune. Ma all’orizzonte si profila l’ombra lunga e ingombrante della Sel.

 

La bonifica

 

Uno dei nodi irrisolti tra la Provincia e il Comune riguarda la spesa i costi di bonifica dei terreni dove verrà costruito il nuovo inceneritore. I terreni sono del Comune che però sostiene che tocca alla Provincia tirare fuori i quattrini. La Provincia - che acquisterà l’area e sosterrà i costi per la realizzazione del forno (circa 100 milioni di euro) - è disposta a pagare la bonifica solo a patto di un sostanziale sconto sul prezzo dei terreni da parte di vicolo Gumer. La zona su cui sorgerà l’impianto è gravemente inquinata: per anni si sono scaricati lì i resti delle lavorazioni industriali. Costo previsto dell’opera di bonifica: 16 milioni per un intervento soft, 40 per la bonifica completa. La seconda implica che si scavi fino ad una profondità di 7 metri e mezzo e si porti il terreno in una discarica a hoc. «Non credo - assicura il capo dell’Ufficio smaltimento rifiuti della Provincia Georg Simeoni - sia necessario fare un’operazione di questo tipo, visto che lì non si costruiranno mai case». La bonifica “soft” potrebbe essere più che sufficiente.

 

Internet/1

 

In rete divampa la polemica: «Bolzano è una pattumiera»

La discussione sull’inceneritore è molto vivace in internet. Se ne parla nei blog degli assessori Silvano Bassetti (www.silvanobassetti.it) e Luigi Gallo (www.luigigallo.info), della consigliera di circoscrizione di Forza Italia Concetta Failla (www.failla.it) e sul «Muro» di Radio Tandem (www.radiotandem.it). In linea di massima prevalgono le perplessità sull’opera da cento milioni di euro. Una delle accuse più rivolte alla Provincia e di aver voluto ridurre Bolzano a «pattumiera dell’Alto Adige».

 

Internet/2

 

Il sondaggio: facciamolo vicino a casa di Laimer

Un sito interamente dedicato al futuro inceneritore di Bolzano è quello del Comitato lavoro e salute (www.lavoroesalute.net), che si batte contro la realizzazione del nuovo impianto. Nel sito si possono trovare documenti, un’aggiornatissima rassegna stampa, l’agenda con tutti gli appuntamenti pubblici del comitato e link ad altre associazione ambientaliste. Si può anche partecipare online al sondaggio: «Sei d’accordo con il progetto del nuovo inceneritore a Bolzano?». Questi i primi risultati: contrari, 56,7%; favorevoli, 6,7%; favorevoli ma con altra tecnologia, 6,7%: costruiamolo ma a casa di Laimer, 23,3%; non sa rispondere, 6,7%. Altre informazioni sull’impianto su www.eco-center.it

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