Sicilia: il tetto della chiesa crolla,

ma senza "amici" i soldi della regione non arrivano

 

CATANIA. "Spinto dalla notizia apparsa su Adista dell'8 aprile, sui preti siciliani che respingono i ‘soldi elettorali’ del governo regionale siciliano, voglio farvi conoscere ciò che è successo a noi della parrocchia Santi Pietro e Paolo di Catania nei mesi scorsi". Comincia così la lettera che ci ha inviato nei giorni scorsi un parroco siciliano, don Alfio Carciola, per raccontarci una vicenda che può contribuire a chiarire il contesto politico ed ecclesiale in cui si svolge la campagna elettorale per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciliana, per la quale si voterà il 28 e 29 maggio.

La chiesa dei Ss. Pietro e Paolo è stata costruita nel 1969, ma la struttura, pure recentissima, ha iniziato subito a lamentare diversi problemi strutturali. Già nel 1970, i parrocchiani si videro costretti a finanziare di tasca propria alcuni lavori di consolidamento del teatro parrocchiale; poi, nel 1984, fu la volta della scala esterna; l'anno dopo, venne ripristinato il lucernaio della chiesa, letteralmente precipitato sui banchi. Ma è nel 1991 che la comunità si è trovata a fronteggiare la spesa più ingente: si trattava, infatti, di mettere mano a parte del tetto e della facciata. Per questi lavori strutturali si pensò di chiedere un contributo all'amministrazione regionale. Ma l'ipotesi fu presto scartata perché, come sottolineava una lettera inviata quell'anno dal Consiglio parrocchiale a tutti i membri della comunità, i finanziamenti pubblici "non possono prescindere dalla ‘raccomandazione' e dall'appoggio di politici o funzionari politicizzati che presenterebbero, ben presto, il conto, in termini di richiesta di contraccambio di ‘favori' elettorali". "Non possiamo correre questo rischio", concludeva il Consiglio pastorale, perciò "preferiamo programmare lavori meno costosi e in tempi più lunghi, pur di poterci sentire, come sempre, liberi. Come comunità cristiana, ispirata dal vangelo, preferiremmo che il pubblico denaro fosse destinato per provvedere alle legittime attese della povera gente: case, scuole, spazi, strutture, assistenza ai poveri e agli anziani, piuttosto che, cosa che puntualmente avviene, per gratificare di favori le istituzioni ecclesiastiche".

 

Finanziamenti a pioggia. Ma qualcuno resta a secco

Principi sacrosanti, che hanno dovuto però, col passare degli anni, fare i conti con una situazione che è andata aggravandosi. Negli ultimi anni, infatti, il tetto della chiesa è divenuto pericolante, l'interno della chiesa è costantemente minacciato dalla caduta continua di calcinacci, che ha obbligato il parroco a far transennare gran parte della navata. L'edificio, secondo il parere dei tecnici, richiede con urgenza di essere messo in sicurezza, per non mettere a repentaglio la sicurezza dei fedeli. Per questo, nel 2003, l'amministrazione parrocchiale si decise ad avanzare una prima richiesta di finanziamento all'Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Sicilia. Non essendo stata accolta, la domanda venne reiterata l'anno successivo, di nuovo senza successo. Al terzo tentativo, nel 2005, don Alfio chiese una cifra inferiore a quella che sarebbe stata necessaria ad eseguire tutti i lavori necessari: 245.000 euro. Chiedendo meno, la parrocchia sperava di avere maggiori possibilità di ottenere il contributo regionale. Certo, 245.000 sono comunque tanti, ma, se si guarda ai contributi stanziati dal programma regionale di spesa "relativo all'esecuzione di opere e spese di carattere straordinario e di interesse di enti di culto e formazione" per l'anno 2005 (dati che ricaviamo dalla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana datata 4 novembre 2005), ci si può facilmente rendere conto di come questa cifra non fosse affatto esosa: tra le moltissime voci di spesa deliberate dalla Regione, vi sono, infatti, 750.000 euro per "la realizzazione del Centro Sociale per la gioventù sito nel quartiere Rua - parrocchia Santuario Matrice Maria SS. della Catena" ad Acicatena (Ct); 222.000 euro per "lavori di rifacimento dell'illuminazione interno ed esterno da eseguirsi nella chiesa di Sant'Alfio Cirino e Filadelfio" a Sant'Alfio (Ct); 345.340,70 euro per "lavori di completamento degli alloggi del clero" presso il seminario di Piazza Armerina; 551.270,99 per "Lavori di realizzazione di un complesso parrocchiale ad uso di ministero pastorale ed alloggio parroco" a Vittoria (Ragusa). Addirittura 925.936,00 per "Lavori inerenti il completamento dell'area di proprietà della parrocchia di Santa Tecla, previa la sistemazione di area a parcheggi - campo di basket - area adibita a palcoscenico - area adibita a piazza e gradinata - zona a verde e gioco per bambini" a Carlentini (Siracusa). E la parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo? Nella Gazzetta c'è anche una voce che la riguarda, ma per la parrocchia restano solo briciole: 15.043,94 euro.

Ad aggiungere il danno alla beffa, il fatto che l'assessore ai Lavori Pubblici, Mario Parlavecchio, aveva anticipato al parroco, con lettera del 10 ottobre 2005, di essere lieto di poterlo informare che "l'opera richiesta dalla S.V. è stata ammessa nel programma del corrente esercizio, predisposto secondo i criteri stabiliti dalla Giunta di Governo, per l'importo di euro 50.000". Insomma, i 245.000 si sono prima ridotti a 50.000, per diventare poi, nel decreto assessoriale pubblicato in gazzetta Ufficiale, poco più di 15.000.

 

Riprendetevi la vostra elemosina

La comunità parrocchiale ha reagito con sdegno: "Non riusciamo a comprendere - scrive don Alfio in una lettera indirizzata il 24/11/2005 all'assessorato regionale ai Lavori Pubblici - i criteri che hanno guidato la ripartizione delle somme tra le varie chiese richiedenti". La somma chiesta, infatti, riguardava opere di salvaguardia strutturale della parrocchia "urgenti e prioritari rispetto ad altri progetti presentati e che hanno beneficiato di rilevanti somme di finanziamento". Alla luce di tali considerazioni, "il Consiglio parrocchiale ha deciso all'unanimità di rifiutare il finanziamento concesso".

Così, la parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo, per aver voluto rifiutare un sistema che distribuisce ogni anno milioni e milioni di euro di denaro pubblico alle istituzioni religiose (soldi che, ci ha scritto don Alfio, "vengono destinati solo ai preti che portano voti ai vari assessori e non per venire incontro alle più urgenti necessità della collettività"), tenterà di far fronte autonomamente alle urgenti necessità della sua chiesa. Una scelta difficile, ma sostenuta da tutti i parrocchiani. "Sono d'accordo - ha scritto qualche settimana un anonimo parrocchiano a don Alfio - nel rifiutare l'elemosina data dall'assessore. Nella vita bisogna avere dignità. E noi l'abbiamo avuta".

 

Valerio Gigante

www.adistaonline.it, maggio 2006

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