«Porta a porta impraticabile in città»

I sindacati: troppi disagi, si rischia l’effetto boomerang

 

Non sembra pensato per facilitare la vita ai cittadini, né per andare incontro alle esigenze degli esercenti il progetto di riorganizzazione della raccolta dei rifiuti al vaglio di palazzo Thun. Dopo le critiche dei leader dell'opposizione, già pronti a dare battaglia, e la contrarietà delle categorie economiche e degli amministratori di condominio (vedi sotto), anche i sindacati esprimono perplessità sul piano elaborato da un gruppo di tecnici del servizio ambiente del Comune, della Trentino servizi e di Esper srl, la società del consulente Attilio Tornavacca.

«La raccolta porta a porta mi sembra una forzatura che metterebbe in seria difficoltà i cittadini, con il rischio di produrre l'effetto contrario», è il parere a caldo di Ruggero Purin, leader della Cgil. «È improponibile e improbabile che la gente possa tenere i rifiuti in casa - dice Nicola Ferrante, segretario generale della Cisl -, oggi specie nelle città non ci sono gli spazi necessari».

Più cauto nel bocciare l'idea Ermanno Monari, rieletto al vertice della Uil, che, però, pone l'accento sui costi. «Questo è l'aspetto a mio avviso che richiede la maggior attenzione, perché mi immagino che la raccolta porta a porta sia molto costosa, e un aumento delle tariffe dell'8% mi pare ottimistico - dice -. Non vorrei che alla fine a pagare sia l'utente».

Con un occhio rivolto anche alla spesa già sostenuta per l'acquisto dei cassonetti per la differenziata, disseminati dappertutto, i tre leader confederali chiedono che il progetto di riorganizzazione del servizio in città sia oggetto di una più approfondita riflessione, e comparazione con le esperienze di altre realtà.

«In questa città ci sono molti buchi rispetto alla partita dell'adeguatezza di perseguire obiettivi agili di differenziata, in modo da ridurre i rifiuti che arrivano alla fase finale, scontiamo un certo ritardo anche rispetto alle abitudini dei cittadini - ragiona Purin -. Ciò nonostante non credo sia perseguibile, in città, il progetto di far sparire i cassonetti passando alla raccolta porta a porta. Per un paese vedo un approccio più facile, mentre non mi pare una soluzione tecnicamente percorribile per la città che, con le sue strutture, non si presta a tenere i rifiuti in casa. Bisogna essere anche un po' realistici e prevedere soluzioni diversificate, più flessibili».

«È fuori da ogni logica - sostiene Ferrante -, stiamo entrando in un discorso che ha un po' del paradossale. A parte gli investimenti fatti per attrezzare le strade di cassonetti per la differenziata, il discorso di tenere i rifiuti in casa mi pare impraticabile perché non tutti hanno gli spazi necessari. La domanda è: in quale si modo s'intende realizzare questa partita? Può darsi che il progetto contempli delle soluzioni che non conosciamo fino in fondo, però così, a occhio e croce, non mi pare una cosa fatta bene, pur condividendo l'importanza di fare interventi forti sulla differenziata, a cominciare da un'inversione a 360 gradi della nostra cultura come consumatori, tornando ad un stile di vita a cui negli ultimi trent'anni ci siamo disabituati».

«Al momento non mi sento né di bocciare questa proposta né di promuoverla - dice Ermanno Monari -. Certamente potrebbe incentivare la raccolta differenziata, anche attraverso un maggior controllo, permettendo di realizzare un inceneritore di dimensioni più limitate. Ma va valutato l'aspetto del disagio arrecato ai cittadini che potrebbe anche rivelarsi un boomerang. Inoltre non mi pare certamente facile da organizzare, e rimane l'interrogativo dei costi. Vediamo come va la sperimentazione a Gardolo e Meano, e valutiamo perché è inevitabile che alla fin fine i costi vengano scaricati sull'utenza».

 

Roberta Boccardi

l’Adige, 3 giugno 2006

 

 

 

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