La sentenza di Connett: «Inceneritore, che follia»

Intervista al massimo esperto Usa di gestione dei rifiuti: netta bocciatura del progetto

 

TRENTO. «L’inceneritore? Una scelta sbagliata, oltre che economicamente non conveniente per la comunità»: Paul Connett, uno dei massimi esperti nella gestione dei rifiuti, lo ribadisce con forza nella sua seconda visita a Trento. Da vent’anni Connett gira il mondo condividendo il suo pensiero con associazioni ed enti pubblici, dimostrando che è possibile risolvere il problema rifiuti senza dover ricorrere alla costruzione degli inceneritori. Il modello «zero rifiuti» mira a responsabilizzare sia i cittadini che le industrie. Con l’appoggio di una classe politica lungimirante.

Professor Connett, è la ventiquattresima volta che viene in Italia. Perché?

«Perché credo che l’Italia possa ricoprire un ruolo importante all’interno del cambiamento delle pratiche della gestione dei rifiuti. È necessario analizzare i materiali di scarto e proporre un migliore design industriale: voi avete la creatività giusta per farlo».

Lei viaggia moltissimo.

Qual è la sua missione? Diffondere il modello «zero waste» (zero rifiuti, ndr) e fare dei paragoni tra le diverse realtà. Ormai è applicato sia in grandi città che in territori più piccoli e la cosa importante è aver dimostrato che funziona. L’esperienza dimostra che è una soluzione meno costosa degli inceneritori, che produce nuovi posti di lavoro e ovviamente non provoca danni ambientali».

Ci può fare un decalogo di come si può avviare anche in Trentino questa politica?

«Mi bastano cinque punti: raccolta differenziata porta a porta, per incentivare questa abitudine. Bisogna poi rendere i residui visibili, cioè fare in modo che la gente veda i risultati dei suoi sforzi. Terzo, utilizzare il trattamento meccanico biologico e cioè ridurre al massimo il rifiuto da gettare in discarica. Quarto, fare ricerca locale nelle università su queste problematiche ed infine far nascere un istituto nazionale, che integri gli approcci locali, per il disegno industriale e sostenibile».

Perché, secondo Lei, la classe politica locale si ostina a volere l’inceneritore?

«I motivi possono essere diversi. Io non conosco i vostri rappresentanti istituzionali, anche perché non sono mai venuti ai miei incontri. Devo dire comunque che in generale il problema dei rifiuti non viene considerato una priorità, perché si pensa che ci siano questioni più importanti da risolvere. Costruire un inceneritore è la soluzione più comoda: significa non cambiare niente del sistema attuale. Ci sono poi dei discorsi economici di fondo, anche se non si dice chiaramente alla comunità che ci vorranno 20-25 anni per pagare, con il denaro pubblico, questo impianto».

Può dire quindi ai cittadini trentini perché bisogna rivedere questo progetto?

«Perché si sta parlando del futuro dei nostri figli, non è solo un discorso ambientale. Riducendo la produzione dei rifiuti si può risparmiare denaro, creare nuovi posti di lavoro ed evitare che si esauriscano le risorse del pianeta.».

 

Silvia Conotter

Trentino, 7 giugno 2006

 

 

A S. Michele tanti applausi, ma i politici disertano

All’Istituto la serata organizzata da Nimby, Italia Nostra e Coldiretti

 

S. MICHELE. Paul Connett è stato ieri sera uno dei protagonisti dell’incontro «Gestione dei rifiuti, le migliori pratiche ed esperienze», organizzato da Nimby trentino, Italia Nostra e Coldiretti. Per testimoniare la possibilità di risolvere il problema rifiuti senza l’utilizzo dell’inceneritore sono intervenuti anche Paolo Contò, direttore del Consorzio Priula di Treviso, e il sindaco di Montebelluna Laura Puppato.

Nell’aula magna dell’Istituto Agrario pochi i politici presenti, che pur avevano patrocinato l’iniziativa (Comuni di Lavis, Mezzocorona e Zambana). Tra i duecento partecipanti in platea, si è visto infatti solo il sindaco di Lavis Graziano Pellegrini e i consiglieri comunali Roberto Piffer e Lorenzo Lorenzoni.

 Nell’entusiasmante relazione di Connett, che ha strappato applausi scroscianti, sono stati dati degli esempi pratici di città che hanno adottato la politica del «zero waste». Città grandi come S. Francisco che è passata dal 50% di raccolta differenziata del 2000 al 63% e che ha come obbiettivo per il 2010 di raggiungere il 75%. In Nuova Scozia (Canada) l’adozione di questo sistema ha generato 3.000 posti di lavoro.

Ma non è necessario andare molto lontano per incontrare dei modelli che funzionano: Laura Puppato ha riportato l’esperienza di questa cittadina di 30.000 abitanti che ha raggiunto l’80% di raccolta differenziata, riducendo nel giro di due anni le 7.000 tonnellate di rifiuti secchi a 2.600. «Questa è la dimostrazione pratica che, se c’è la volontà politica, si riesce a sensibilizzare i cittadini senza grandi sforzi», afferma il sindaco. L’amministrazione pubblica ha lottato all’inizio contro il progetto della costruzione di un inceneritore, approvato dalla giunta precedente ed è riuscita anche a liquidare con 400.000 euro la società istituita ad hoc per la sua gestione. Dopodiché si è puntato su un’informazione capillare ai cittadini ed un’accurata progettualità, riuscendo a risparmiare con questo sistema 300.000 euro all’anno.

Paolo Contò invece ha spiegato come lavora il Consorzio Priula (che gestisce la raccolta dei rifiuti di 23 comuni attorno a Treviso, per un totale di 220.000 abitanti): «Abbiamo minori costi di smaltimento dei rifiuti, un aumento dei posti di lavoro e maggiori introiti derivanti dai materiali recuperati»

 

 

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