Il latte crudo? Come al bancomat

«Genuinità e zero imballaggi ai distributori automatici»

 

TRENTO - La Val di Fiemme accelera nella corsa alla medaglia del virtuosismo in materia di politiche sui rifiuti. In poco più di un anno la raccolta differenziata ha raggiunto la quota dell'80%, livelli di rispetto internazionale.

E ora si muovono passi concreti pure sull'altro grande fronte: il contenimento della produzione di rifiuti. Nel mirino è finito innanzitutto il poliaccoppiato, noto per il marchio Tetrapak, utilizzato in particolare per il confezionamento del latte. Ed ecco che a Predazzo e a Carano, questo mese, e a Cavalese poco dopo, arriveranno i distributori automatici di latte crudo, messi a disposizione da Fiemme Servizi (realizzati ad hoc da un artigiano di Brescia e costati circa 8 mila euro l'uno) e gestiti direttamente dagli allevatori, che li riforniranno quotidianamente di prodotto appena munto.

«Gli stessi cittadini che in questo periodo partecipano alle visite guidate nel ciclo della differenziata, ci hanno confermato che il residuo domestico non riciclabile è composto prevalentemente da tetrapak», spiega Andrea Ventura, direttore della municipalizzata. Così, cominciare dal latte è stato quasi un riflesso condizionato, nel verde della valle di Fiemme: «In questo modo - prosegue Ventura - si coniugano nuove pratiche ecocompatibili sui rifiuti e la diffusione di prodotti locali, con benefici tanto per la generalità dei cittadini, che si garantisce qualità alimentare e ambientale, quanto in questo caso per gli allevatori cui viene assicurato un prezzo pari al doppio di quanto potrebbero ottenere nel circuito tradizionale».

L'iniziativa, che si pone fra le avanguardie a livello nazionale, vede quali protagonisti Fiemme Servizi, la Famiglia cooperativa, il Caseificio sociale Val di Fiemme e quello di Predazzo e Moena. A Carano e a Predazzo i distributori automatici saranno all'interno dei negozi di generi alimentari, a Cavalese si tratterà di un vero e proprio «sportello del latte», aperto 24 ore su 24 e collocato probabilmente in piazza. I cittadini dovranno portarsi il loro contenitore e con un euro otterranno dalle macchinette un litro di latte: come un «bancomat» col rubinetto...

Dopo la mungitura il latte verrà conservato a una temperatura costante di 4 gradi in serbatoi da 200 litri, uno per ogni punto di erogazione. «Ogni giorno- spiega Ventura - arriverà il rifornimento e se dovesse rimanerne invenduta una parte, sarebbe poi reinserita nella filiera lattiero-casearia per produrre yogurt, formaggio o altro. Per noi è un tassello importante nella battaglia contro gli imballaggi, resa possibile dalla preziosa collaborazione con i nostri partner: i caseifici, che in questo modo trovano anche un canale diretto con i consumatori (tra l'altro l'unico concesso dalla normativa Ue per la vendita del latte crudo); e la Famiglia cooperativa, che si è messa in gioco accettando di rinunciare ai proventi di questo prodotto e che avrà un ritorno legato anche alla promozione dell'ambiente e dei prodotti locali».

La ricaduta sul territorio di un modello generale ispirato a questo progetto pilota riguarda, infatti, anche la valorizzazione delle produzioni territoriali e la tutela dell'ecosistema (si pensi tra l'altro agli effetti economici per le aziende agricole di montagna o ecologici con la riduzione del trasporto merci su gomma). Si tratta di connessioni e implicazioni evidenti di un'iniziativa nata nell'ambito di una radicale conversione delle politiche sui rifiuti. Il messaggio è forte e chiaro: si può incidere anche sulla riduzione del residuo, cercando la disponibilità dei produttori e dei canali commerciali: un'alleanza che in questo caso si rivela ideale. La riduzione dei rifiuti, infatti, è un terreno che giocoforza deve coinvolgere il mondo industriale chiamandolo a rivedere materiali e imballaggi utilizzati, come ha bene illustrato l'altro giorno a San Michele all'Adige Paul Connett, uno dei massimi esperti mondiali, invitato in Trentino da Coldiretti, Italia nostra e dal gruppo Nimby contro l'inceneritore, un impianto cui alla fine potrebbe non rimanere più nulla da bruciare...

 

Zenone Sovilla

l’Adige, 9 giugno 2006

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