Da Diario, risponde FdB

 

Gli insospettabili nemici delle malghe

 

In questi giorni riaprono i rifugi e ripartono gli alpeggi, le malghe. Ora fa caldo, fino a pochi giorni fa, lassù, nevicava. Non mancano neppure gli imprevisti come il paiolo di Oswald, pastore a Montalon, che, sganciandosi dall’elicottero, è finito tra le acque di rio Montalon. Oswald Tonner, va ricordato, è colui che da otto anni carica l’alpeggio estremo del Lagorai tra mille impegni e spese (due elicotteri per l’andata e due per il ritorno per portare vettovaglie, coperte, vestiario...), mentre il carico animale avviene come un secolo fa, a piedi dalla Valsugana. Poi per i tre mesi su e giù tra Montalon e la Val Campelle con l’aiuto dei cestoni e del dorso di quattro, cinque asini. Ma Montalon proprio per questo rimane magica ed è l’alpeggio sempre più richiesto da chi ama e conosce davvero il Lagorai. Lassù pascolano solo le bigie o le retiche, come le chiama Oswald. Nella antica casèra si possono gustare i cibi di malga e del maso Berger di Salorno, dove Oswald trascorre il resto dell’anno sperimentando felicemente un’autentica didattica per riportare nel quotidiano dell’infanzia la grande scuola della natura.

C’è da chiedersi: riusciremo a conservare Montalon alpeggio estremo del Lagorai centrale? E per quanti anni ancora? Con Oswald forse sì, ma ci aspettiamo che le autorità provinciali competenti facciano la loro parte. Come? Semplicemente prendendo ad esempio la Val d’Aosta che pari pari alla Svizzera, remunera i pastori delle spese sostenute via cielo, coscienti che la fragilità dei pascoli alti sia ben controllata dalla presenza dell’uomo d’alpe e dei suoi animali. È la richiesta che anche Alessandro Avogadri, presidente degli Alpeggi della Lombardia e dei Pastori Vaganti delle Alpi, ha rivolto al governo per la salvaguardia dei sistemi pastorali prealpini.

 

Laura Zanetti, Telve Valsugana

 

 

Inizia un’altra estate, riaprono le malghe, ritorna la grande, antica epica della montagna: con i pastori che la fanno vivere pascolando le vacche, mungendole, producendo un latte e un formaggio di qualità assoluta. Il Trentino è più avanti di altre regioni italiane per le malghe, ma ha grossissimi problemi. La Federazione provinciale degli Allevatori, con il suo “storico” presidente Silvano Rauzi si batte con coraggio, ma i risultati non sono quelli che dovrebbero essere.

Il Trentino delle malghe accusa due handicap. Il primo è l’appartenenza delle malghe ai Comuni. Il secondo è la potente lobby dei suoi nemici.

I Comuni. Ciò che era un punto di forza è diventato un punto di debolezza. Per i Comuni le malghe sono l’ultimo dei pensieri. Le affittano al miglior offerente e sono spesso ristoratori o grandi allevatori - locali o esterni - che pagano per aumentare, in maniera più o meno fittizia il loro ettaraggio, al fine di ricevere i contributi europei. È lo scandalo dei “pascoli d’oro”, che ha avuto pesanti ripercussioni anche nel Trentino. Non è solo questione di possibili truffe: è che le malghe vengono caricate con bestiame inadeguato, con bestie troppo pesanti, con badanti (non pastori) improvvisati. Così si smarrisce una continuità di gestione, si perde la professionalità di chi fa il formaggio, non si alimenta né l’economia, né la “magia” della malga. Esistono eccezioni, come la malga del Lozzer in Valfloriana, come l’impegno del comune di Caderzone con il suo sindaco Maurizio Polla, ma una politica malghe adeguata ai tempi nel Trentino manca.

I nemici. C’è una lobby, ormai evidente, contro le malghe. Le autorità turistiche, sanitarie, di controllo amministrativo le trattano come fossero in mano a bande di malfattori, invece che espressione di un’attività millenaria, che salva la montagna e che si trova a dover affrontare problemi di “frontiera” per l’approvvigionamento dell’acqua, lo smaltimento dei reflui, i cibi. In malga una polenta deve poter essere cotta sul fuoco, anche all’aperto, ma se si cuoce sul fuoco si rischia che venga sequestrata, perché il paiolo non è a norma e la legna inquina. Imporre di piastrellare tutte le cucine è voler uccidere le malghe, non tutelare la salute. Bisogna proprio andare in Alto Adige? In realtà ciò che è naturale (e non artificiale) viene visto come nemico, ciò che è animale, come sporco. E invece sono più sporche le automobili lucide che inquinano di polvere sottili le città e i polmoni.

Va quindi rilanciato un “progetto-malghe” non per trasformarle in alberghi, ma per farle restare malghe, valorizzando anche la vocazione e la professione dei pastori, che resta un’attività fra le più nobili: il “buon pastore” resta un riferimento non solo religioso, per tutti.

 

Franco de Battaglia

Trentino, 18 giugno 2006 

 

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