Quella risalita che fa scendere la democrazia

 

La maggioranza di centrosinistra che amministra la città di Rivoli, pur sforzandosi di promuovere convegni sulla decrescita e spacciando la raccolta dei rifiuti “porta a porta” come un’operazione ecologica, non ha mai dato la sensazione di possedere un minimo di sensibilità riguardo a temi quali la salvaguardia dell’ambiente, del territorio e della salute dei propri cittadini.

Proprio questa scarsa sensibilità l’ha portata durante questo inverno ad appoggiare il progetto del TAV Torino - Lione e pochi giorni fa, per esattezza l’11 luglio, a firmare con la provincia l’accordo concernente le opere di compensazione relative alla costruzione del nuovo inceneritore del Gerbido.

In presenza di una maggioranza che è disposta a mettere a rischio i polmoni dei propri cittadini (si tratti di amianto o di diossina) in cambio di qualche opera infrastrutturale di dubbia utilità, nessuno credo si sia stupito più di tanto nel trovarsi di fronte ad un progetto peregrino come quello della risalita meccanizzata, progetto che dopo varie mutazioni genetiche dovrebbe collegare il Castello di Rivoli con un punto della collina situato una trentina di metri più in basso.

Non mi preme entrare nei dettagli tecnici della questione, poiché ritengo che il vero nocciolo del problema non alligni in questioni tecniche e finanziarie.

Sicuramente le motivazioni addotte dall’amministrazione per suffragare un’opera costosissima (anche in termini di manutenzione annuale) che stravolge una delle zone fra le più belle e antiche di Rivoli sono parse fin da subito molto farraginose e assai poco convincenti. Anche con l’ausilio di molta fantasia è infatti difficile immaginare che una scala mobile lunga 30 metri possa rivitalizzare il commercio nel centro cittadino in mancanza di un piano strategico volto ad ottenere questo effetto. Così come pare insensato che un’opera venga motivata semplicemente dal fatto che i finanziamenti sono già stati stanziati e si perderebbero nel caso non venisse costruita. Preferisco poi lasciare obliare nel dimenticatoio paragoni impropri come quelli fra Rivoli e Perugia ed esercizi di demagogia creativa volti a dimostrare che la suddetta scala mobile avrebbe risolto ogni problema della città, un po’ come il TAV che secondo qualcuno risolverebbe tutti i problemi del Piemonte e di Torino.

Il vero problema riguarda il tema ben più importante e significativo del rispetto della democrazia.

Sul progetto della risalita meccanizzata è stato infatti indetto un referendum comunale in virtù del quale tutti i cittadini sono stati chiamati alle urne per pronunciarsi favorevolmente o meno riguardo all’opera.

Nonostante la data della consultazione sia stata spostata per motivi incomprensibili (la concomitanza della precedente data con quella del referendum costituzionale non comportava alcun problema, semmai garantiva un risparmio in termini di costi) in un’assolata domenica di luglio, nonostante il comune abbia mancato al suo impegno d’informare i cittadini in merito all’esistenza della consultazione stessa, nonostante l’amministrazione abbia fatto propaganda per il SI ben oltre i termini consentiti dalla legge, il referendum si è tenuto ed il NO alla risalita si è affermato con oltre il 60% dei consensi.

Si è trattato di un referendum consuntivo per il quale non è previsto alcun quorum e il cui scopo è quello di rendere pubblica la posizione dei cittadini nei confronti di una determinata tematica, in questo caso la prevista costruzione della risalita. Gli unici numeri ad avere importanza sono quelli dei SI e dei NO essendo il dato dell’affluenza alle urne del tutto ininfluente come avviene nelle elezioni politiche dove la validità delle stesse non può certo essere messa in dubbio dall’eventuale esiguità del numero dei votanti.

Queste semplici considerazioni sono sembrate non appartenere al bagaglio democratico del sindaco Guido Tallone che si è immediatamente profuso in dichiarazioni ai giornali tanto sconvolgenti da rasentare l’autolesionismo. Tallone ha affermato che l’opera sarebbe iniziata in tempi brevi poiché la bassa affluenza al referendum (19% a luglio senza che i cittadini fossero informati) rendeva ininfluente il pronunciamento e lo incoraggiava nell’intenzione d’iniziare i lavori.

Fatta la debita premessa che un referendum consuntivo non impegna l’amministrazione a desistere da un progetto ma dovrebbe però imporre alla stessa una riflessione sull’opportunità o meno di continuare per la propria strada contro il parere della maggioranza dei cittadini, credo sia evidente che Tallone e l’amministrazione sono vittime di un abbaglio quanto mai grave.

In democrazia chi si reca a votare (tranne nei casi in cui è previsto un quorum) esprime la volontà di tutti coloro che hanno diritto al voto. Chi non va a votare rinunciando al proprio diritto/dovere viene automaticamente rappresentato da coloro che il voto lo hanno espresso. Non occorre essere sindaci o consiglieri comunali per possedere rudimenti sulla democrazia così elementari da trovare spazio anche su un sillabario.

Queste dichiarazioni e la successiva seduta del consiglio comunale che ha ribadito le stesse deliranti posizioni hanno prodotto fra il comitato NO risalita e l’amministrazione un muro contro muro certo poco edificante in quanto unica risultante del totale disprezzo delle più elementari regole democratiche.

La settimana scorsa si è svolta una fiaccolata di protesta e in quell’occasione è stato istituito un presidio volto a contrastare l’eventuale inizio dei lavori.

Solo Tallone e la sua giunta possono recuperare una situazione fattasi incandescente, fermandosi un attimo a riflettere ed iniziando a porgere le proprie scuse ai cittadini che si sono recati alle urne e a tutti coloro che ancora credono nei valori della democrazia.

 

Marco Cedolin

Torino, 20 luglio 2006

 

 

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