Il no all'inceneritore approda in Senato

Audizione in commissione con ambientalisti, sindaci e Coldiretti

 

Arriva nelle aule del Senato l'opposizione all'inceneritore. Giovedì prossimo, 27 luglio, una delegazione composta da esponenti di Nimby, Coldiretti, Italia Nostra, oltre ad alcuni sindaci e alcuni esponenti politici locali di Verdi, Rifondazione e Italia dei Valori verrà ricevuta in audizione dalla tredicesima commissione di palazzo Madama, competente in materia di territorio e ambiente. Ai senatori illustreranno il «caso Trento» e la lunga battaglia portata avanti contro l'impianto di Ischia Podetti.

Un appuntamento preparato con cura nelle scorse settimane e che è probabilmente stato reso più semplice anche da un diverso clima che si è instaurato a Roma da quando al ministero è arrivato Alfonso Pecoraro Scanio, fiero oppositore degli impianti di incenerimento dei rifiuti. Difficile dire quali risultati potranno essere ottenuti, certo si tratta di una vetrina importante per illustrare le ragioni di cittadini e mondo agricolo preoccupati per il progetto.

Intanto in sede locale Nimby ha predisposto il documento con le osservazioni al terzo aggiornamento del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti. Sono 84 pagine redatte con l'aiuto di consulenti quali l'esperto in gestione dei rifiuti Alberto Zangirolami, Marco Caldiroli di Medicina democratica, il docente universitario Virginio Bettini e Francesco Francisci, portavoce del forum ambientalista della Toscana.

L'associazione critica l'impostazione stessa del Piano, fin dal titolo che pone al centro del sistema dei rifiuti lo «smaltimento», cioè l'ultima fase, anziché sottolineare l'importanza di riduzione e riciclaggio. «Un piano che prima, correttamente, parla di prevenzione/riduzione e poi salta alla fine del processo, il rifiuto indifferenziato, poi ritorna sulla raccolta differenziata e poi riparla di fine ciclo, - scrive Nimby - non ha logica, né tecnica né politico-sociale diversa da quella di giustificare a priori la necessità di un impianto di incenerimento».

Il documento sottolinea i grandi passi avanti compiuti negli ultimi anni: i rifiuti urbani totali sono tornati ai valori di 7 anni fa; il residuo, a valle della differenziata, è calato del 39,7%; le raccolte differenziate sono salite al 44,9% con picchi di crescita verificatisi proprio negli ultimi 2 anni (registrando aumenti di 9 punti percentuali all'anno). Nonostante questi dati Nimby lamenta la centralità data nel piano all'impianto: «Tutto ciò, - si afferma - senza fare simulazioni e comparazioni di costi rispetto a scenari alternativi che non prevedano il ricorso all'incenerimento. Scenari che non solo sono possibili, ma sono già stati realizzati, rivelandosi addirittura più economici.»

Più avanti le osservazioni lamentano l'assenza di altri dati importanti, come la capacità termica dell'impianto di incenerimento, cosa che fa temere a Nimby nella realtà un dimensionamento maggiore rispetto alle 103 mila tonnellate indicate nel Piano. E se non c'è nulla di nuovo sugli aspetti sanitari, l'associazione sottolinea anche come non vengano prese in considerazione le ricadute inquinanti dell'inceneritore sulle produzioni agricole, tutelate da precise norme di legge.

Dopo aver fatto le pulci al Piano, Nimby passa alle richieste. Propone di prendere in maggiore considerazione gli aspetti dello sbocco sul mercato dei rifiuti differenziati, introducendo obiettivi qualitativi sulla massima percentuale di sostanze estranee consentita, favorendo i sistemi di raccolta monomateriale e rendendo obbligatoria la raccolta con il sistema domiciliare per tutte le principali frazioni. Per quanto riguarda la quantità, anziché il 65% di raccolta differenziata Nimby avanza un più ambizioso 75% per il 2009 con proiezione verso l'80% nel 2011. Con queste cifre si può arrivare a un residuo di 42.228 tonnellate all'anno, non molto più di quanto bisognerà stoccare sotto forma di scorie a valle dell'inceneritore. «Con la differenza che in alcuni casi si tratta di scorie pericolose» aggiunge l'associazione.

In conclusione Nimby trentino lancia una sorta di appello: «Prima di pervenire a scelte definitive e ad inutili sprechi, si chiede agli amministratori della Provincia e dei Comuni del Trentino di comparare i costi economici, sociali ed ambientali dello scenario di Piano proposto (ancora fondato sulla centralità impiantistica) con una proposta alternativa fondata sulla centralità della gestione».

 

Franco Gottardi

l’Adige, 21 luglio 2006

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci