Mafia o non mafia, la gente teme i sindaci

E le giunte si affidano ai professionisti dei poteri forti. È ora di cambiare

 

Il confronto sociale e politico innestato dall’analisi della Difensore Civico del Trentino è un passaggio che ci permette di riflettere, non di scandalizzarci, sul valore e sugli sviluppi futuri della nostra autonomia. Perché fermarci ai termini utilizzati (un passaggio mediatico di necessario effetto), invece che sulle percezioni presenti fra i cittadini, come giustamente sottolinea Donata Borgonovo Re? I cittadini, nel descrivere le vessazioni che subiscono ad opera della pubblica amministrazione, usano ormai correntemente il termine “mafia”, ovunque. I cittadini, nei piccoli e nei medi comuni, hanno paura del pubblico amministratore.

Non lo vivono come compagno di viaggio, lo temono. E temono i poteri forti dei loro paesi.

Non si offendano i pubblici amministratori, specialmente quelli dei comuni: non mi permetto digeneralizzare, ma porto l’ esperienza di chi ha provato a rimanere vicino ai cittadini. Partiamo così da dati certi entrando nel merito, cercando di capire perché nell’autonomia trentina si è diffuso questo preoccupante comune sentire.

Abbiamo una Provincia invasiva: i comuni (comuni polvere, troppo piccoli) sono totalmente espropriati dal confronto serio sulle decisioni strategiche della vita del cittadino. I temi della formazione scolastica, delle politiche dell’assistenza e della sanità, le linee urbanistiche, i grandi indirizzi culturali sono tutti decisi a Trento. Avete mai sentito di un Consiglio comunale medio-piccolo discutere di formazione sul lavoro, di sanità o di prospettive scolastiche? Quando è avvenuto è accaduto solo su provocazione delle minoranze. Se unsindaco vuole affrontare questi temi ed averne ricaduta sulla sua società (non casualmente utilizzo il termine “società” e non territorio) deve rimanere amico dei potenti assessori provinciali trentini. Cosa rimane da gestire da protagonista ad un sindaco? O raccogliere dalla “magnadora provinciale” qualche contributo oppure scegliere di offrire risposte dirette ai poteri forti locali, ovunque ben radicati, questi sì sul territorio.

Perché questo avvenga è necessario costruire maggioranze fedeli, servili, possibilmente prive di progettualità riformista e di visioni aperte. Ecco allora nascere le liste civiche, prive di idealità, ma ben attente ad offrire risposta ai settori sociali dominanti, turismo, impiantisti, commercio, studi professionali. Chi dissente, come ha ben insegnato Dellai, lo si esclude da ogni possibile maggioranza. L’assenza di idealità politica, il nulla affogato nelle liste civiche, in tante giunte comunali, ci fa trovare sindaci schierati con il centrosinistra che lavorano apertamente con vicesindaci e amministratori di chiara ispirazione della destra. Qui si spiega anche il mancato schieramento dei sindaci su appuntamenti nazionali strategici: il recente voto nazionale, il fondamentale referendum costituzionale. Per molti di loro schierarsi avrebbe significato aprire crisi di giunta, smascherarsi politicamente.

Troviamo così giunte comunali che hanno struttura portante nei professionisti del settore edile o immobiliare, amministratori che continuano a progettare e lavorare sul territorio in offesa della legge regionale, chechiedono indicibili deroghe alla pianificazione urbanistica dove interessa loro e intervengono con veti verso altre categorie di cittadini non allineati.

Troviamo amministratori che accompagnano cooperative di edilizia agevolata, o lavoro e servizi senza che nemmeno riflettano sulla evidente incompatibilità etica di una simile posizione. In questo quadro quanto è dovuto per diritto, per legge, diventa un favore.

Troviamo amministrazioni comunali che boicottano apertamente, anche con sottintese ma ben comprensibili minacce, i cittadini chiamati ad esprimersi con il voto referendario su scelte strategiche della loro comunità, (si controlla semplicemente chi va a votare facendo fallire il referendum grazie al mancato quorum), come troviamo ex amministratori comunali che boicottano apertamente perfino il voto amministrativo nel comune controllando chi si reca a votare e facendo così mancare il quorum laddove l’unica lista non è gradita al potere economico locale.

Molte varianti di piani regolatori vengono espressamente recepite, cioè copiate, da progettualità dirette delle società impiantistiche o dalle imprese immobiliari, o da una sommatoria incredibile di piccoli e grandi favori offerti a piccoli e grandi imprenditori, pratica diffusa di clientelismo.

Ma quel che è grave in Trentino è che viene a mancare un chiaro indirizzo politico e sociale che sostenga un progetto di futura società, le motivazioni vengono costruite dopo le scelte e risultano ovviamente deboli e indifendibili nel lungo periodo. La qualità della vita del cittadino, la qualità del paesaggio, la qualità dei servizi sono parametri che in modo troppo diffuso servono a costruire solo la cornice del piano regolatore. Ma anche in questo caso cattiva maestra è stata la Provincia Autonoma di Trento. Chi ricorda l’osceno iter della variante al PUP provinciale del 2003 (Pinter – Dellai) sa perfettamente che centro e sinistra hanno investito nell’accoglimento di una serie di interessi privati che grida allo scandalo ed ha portato e sta portando diffuse distruzioni di paesaggi di alta quota. Nuove aree sciabili inserite in territori ad alto rischio geologico e valanghivo e nei parchi naturali, poteri urbanistici eccessivi delegati ai comuni, cave nei parchi provinciali, crollo delle certezze legislative a difesa del cittadino e della partecipazione, perfino nel settore della sanità (pensiamo al recente divieto di critica rivolto dall’Azienda sanitaria al personale dirigente).

È dentro questo panorama che nei cittadini trentini si è consolidata la percezione della paura nei confronti della pubblica amministrazione. È risaputo che dissentire, alzare la voce sui propri diritti, cercare di conoscere o comprendere, voler partecipare alle decisioni della pubblica amministrazione ti isola, ti espone alla calunnia (severa, diffusa, anche violenta). Verde, ambientalista, sindacalista sono termini che ti vengono rivolti per esprimere disprezzo o ostracismo. E si è consci che le vendette potranno maturare anche in tempi lunghi, anche rivolte alla famiglia.

Questo è quanto emerge da decine di lettere di cittadini pubblicati sulla stampa locale.

Esiste una soluzione politica ad un quadro tanto sconsolante?

Io sono fiducioso, perché raccolgo l’appello di quanti chiedono partecipazione e condivisione nelle scelte, perché sento la voce viva, intelligente di gran parte dei trentini che sempre più si ribellano all’oppressione della pubblica amministrazione, perché ho visto quanto timore i politici abbiano avuto dell’esperienza di Costruire Comunità. Oggi i partiti devono ritrovare coraggio e affrontare unprogetto che porti il cittadino ad essere tale, carico di dignità e di responsabilità. Il Consorzio dei Comuni Trentini può assumersi l’onere di un simile percorso per arricchire di valori l’autonomia trentina.

Possiamo superare, tutti uniti, la perversa logica del governo tesa unicamente alla conservazione del potere, ricostruendo un’etica politica (quest’ultima tanto evocata a parole ed ogni giorno umiliata nei fatti). Basta programmi di piazze, arredi urbani e caserme di vigili del fuoco per affrontare invece, dentro i consigli comunali, non in provincia, le discussioni su asili nido, su ludoteche, di spazi per i giovani, di sostegno alle famiglie, di assistenza, di sanità, di qualità e sicurezza del lavoro, di difesa dell’identità di un popolo di montagna non più mercificato alle socialmente devastanti richieste dell’economia turistica. Questa nuova fase dell’autonomia trentina, che finalmente prova a legare specificità territoriale ai bisogni reali della gente, sarà la vera scommessa del valore dell’autonomia della Regione. Non è possibile che all’interno di una autonomia tanto forte e consolidata ci siano tanti cittadini che vivono come prevalente il sentimento della paura, di una rete diffusa e socialmente ben strutturata che ha come unico scopo quello di mantenere vivi gli interessi della grande imprenditoria, specialmente quella referente al settore turistico.

 

Luigi Casanova

consigliere comunale di minoranza a Cavalese, lista INSIEME PER CAVALESE.

L’Adige, 24 luglio 2006

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