Gilmozzi al Comune: no al cdr, sì all’inceneritore
L’assessore chiude ai rifiuti venduti alle industrie. Grisenti: voto entro metà agosto
Il responsabile dell’ambiente: più corretto smaltire il residuo in un termovalorizzatore

TRENTO. Tre opzioni: portare ciò che non si può riciclare fuori dal Trentino, affidarlo alla gestione dei privati, bruciarlo in un impianto sotto controllo pubblico. «La scelta più sicura e responsabile ci sembra la terza. Il piano rifiuti ha previsto di smaltire la parte residua in un termovalorizzatore. L’assessore provinciale all’ambiente Gilmozzi chiude la porta all’ipotesi cdr, il combustibile da rifiuto che il Comune di Trento ha rilanciato nelle sue osservazioni al piano. E Grisenti annuncia: tre settimane per chiudere.

«Se non sarà il 4 di agosto, sarà il 18 - assicura l’assessore ai lavori pubblici - non abbiamo fissato una data, ma ragionevolmente il piano rifiuti sarà approvato in una delle prossime sedute di giunta. Stiamo lavorando a esaminare le osservazioni, vogliamo accogliere tutti i suggerimenti positivi e motivare le richieste che respingeremo».

E tempi stretti per licenziare il terzo aggiornamento del piano (approvato in prima adozione ad aprile) annuncia anche il collega all’ambiente Mauro Gilmozzi: «Credo che dovremo fare in fretta».

Da ieri sul tavolo della giunta provinciale ci sono anche le osservazioni del capoluogo, approvate mercoledì sera dal consiglio comunale. Il Comune di Trento dice sì all’impostazione proposta dalla Provincia, e dunque accetta di ospitare sul proprio territorio (a Ischia Podetti) l’impianto di trattamento finale dei rifiuti non differenziabili, ma indica anche correttivi e detta alcune condizioni. Sul fronte della riduzione, chiede che il sistema finale tenga conto della «possibilità realistica di ridurre la produzione dei rifiuti e raggiungere obiettivi migliori dei 175 chili per abitante all’anno» previsti dal piano, e chiede garanzie sul fatto che «il sistema dovrà essere capace di trattare rifiuti con elevato potere calorifico viste le elevate rese di raccolta differenziata che saranno raggiunte, 65% e speriamo anche oltre».

Richieste su cui Gilmozzi rassicura: «Ci siamo dati obiettivi ambiziosi sia sulla riduzione dei rifiuti che sulla differenziata». «Tuttavia - ricorda - c’è una parte residuale dei rifiuti che non è differenziabile e che andrà dunque recuperata sul piano energetico come indicano le direttive europee». Secondo i calcoli della Provincia, la parte irrecuperabile dei rifiuti è stimata in 100 mila tonnellate all’anno, che andranno bruciate nel termovalorizzatore: «Con la consapevolezza - spiega Gilmozzi - che l’impianto sarà rigido in salita, non potrà cioè superare le 100 mila tonnellate, ma flessibile in discesa, nel senso che potrà essere calibrato su quantità minori se la produzione di rifiuti calerà». «Mi pare che le osservazioni del Comune di Trento vadano in questa direzione, poi se vogliamo chiamarlo inceneritore, termovalorizzatore o in altro modo è un problema linguistico che non mi appassiona».

Il punto su cui le posizioni di Provincia e Comune non collimano è la questione del «cdr», il combustibile da rifiuti che a valle della raccolta differenziata potrebbe essere l’alternativa all’inceneritore. Ne è convinto Nicola Salvati, ingegnere e consigliere comunale di Trento democratica, che in commissione ambiente è stato tra i principali artefici del documento approvato due giorni fa in aula: utilizzare i rifiuti per produrre combustibile per cementifici, centrali termoelettriche e impianti di cogenerazione come quello di Cavalese. Dopo averla suggerita lo scorso ottobre, il Comune è tornato a rilanciare questa strada, chiedendo alla Provincia una verifica seria.

Le minoranze non ci credono: «Benissimo il sistema integrato, con la raccolta differenziata e gli impianti di compostaggio, ma vi ricordo nel piano provinciale di cdr non si parla da nessuna parte», ha avvertito il forzista Luigi Merler.

Silvano Grisenti ammette: «Se l’avessimo considerata un’opportunità l’avremmo messa nel piano, ma se il Comune porterà nuovi elementi a favore di questa soluzione siamo pronti ad approfondirli». Più netto Gilmozzi, che non nasconde la sua contrarietà all’ipotesi cdr. «La domanda è: lo chiamiamo cdr, ci laviamo la coscienza e lo andiamo a bruciare altrove come fa il tanto decantato Consorzio Priula? Quello che resta dalla differenziata viene comunque portato in un impianto per essere bruciato, il punto è dove. Smaltire i nostri rifiuti fuori dal Trentino non è né responsabile né aderente alle direttive europee».

«Una seconda opzione - spiega l’assessore - è quella di affidare il combustibile prodotto alla gestione di privati, la terza, quella che abbiamo scelto nel nostro piano rifiuti, è di destinare la parte residua in un termovalorizzatore sotto stretto controllo pubblico sia per quanto riguarda la gestione sia la localizzazione dell’impianto». La scelta più giusta, rivendica Gilmozzi, in termini di sicurezza e di responsabilità verso gli altri territori. In consiglio anche il sindaco Alberto Pacher ha ribadito: «Mi vergognerei a esportare altrove i nostri rifiuti per rinunciare all’inceneritore». Ma sul cdr ha chiesto alla Provincia nuove verifiche.

 

Chiara Bert

Trentino, 28 luglio 2006

 

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