Mafia in Trentino/74 replica a Pipinato

 

Che tristezza leggere il decalogo di Fabio Pipinato. Ho 40 anni e fino ad oggi non mi sono mai accorto di averne passati 25 «contro», ma sempre «pro».

Da quando ho iniziato a partecipare attivamente nei Collettivi studenteschi a Milano, fino ad oggi nei vari comitati, associazioni e gruppi trentini atti a tutelare l'«immagine» ed il «corpo» di questa meravigliosa regione, è la prima volta che sento etichettare questo modo di vivere la politica (impegno sociale), come «antipolitica»!

Se lei non fosse presidente di una realtà come «Mandacarù», forse non le avrei scritto, ma dopo aver speso gran parte del mio tempo nel sostenere e difendere quel mondo all'interno del quale coabita «Mandacarù», non ho potuto farne a meno.

Dare della «Giovanna d'Arco» ad una persona che si comporta come qualunque essere civile dovrebbe fare, mi sembra fuorviante; inneggiare all'impurità perché alla purezza non si è mai creduto, lo trovo alquanto sconcertante se non dannoso; «l'autolesionismo brontolone» come lei dice fa parte di quel modo di far politica delle basi, dei comitati e parte di quella fase di discussione e di confronto-scontro, unico e vero metodo democratico, diversamente sarebbe altro. La sua forma del «padrone comanda, cavallo trotta senza lamentarti» condita da libere elezioni è più simile ad un sistema oligarchico o lobbistico e non basta «abitare una terra al primo posto in tutte le classifiche per qualità della vita» per vivere delegando agli «adulti» smettendola di fare i bambini.

Ascoltando Rita Borsellino, Alex Zanotelli, don Gallo, ecc. si deduce, dal loro esortare le persone alla partecipazione diretta nella vita pubblica, che le società più sane in Italia sono quelle nelle quali la gente si aggrega dando vita a quegli anticorpi che sono le associazioni, i gruppi, i comitati veri ed unici baluardi contro mafie e «magnadore» ed unica base per una vera e compiuta democrazia.

Dalla mia piccola ed umile posizione mi permetto di darle un consiglio: impari ad ascoltare, informarsi e rispettare gli altri e poi criticare. Se proprio non riuscisse nell'esimersi, almeno faccia sì che le sue critiche siano costruttive, propositive e non dileggianti.

Con rispetto.

 

Vittorio Conte

l’Adige, 30 luglio 2006

 

 

 

 

Controcorrente

Quest'antimafia non mi piace

 

1) Non mi appassiona questo fiume di lettere a favore della "Giovanna d'Arco" del momento.

2) Né della "politica" del muretto, della recinzione e del ramo che oltrepassa il confine quando, altrove, sono i carri armati.

3) Non prendo parte all'affondo contro l'amministratore pubblico del piccolo Comune, spesso reo di non concedere ciò che voglio.

4) Mi vergogno per la figura fatta dal Trentino, segnalato alla Commissione anti mafia, al Senato.

5) Non mi entusiasma il rancore dei non eletti di ieri nei confronti degli eletti di oggi.

6) Non mi convince il moralismo di chi vuole la "purezza" nell'agire politico. In altri tempi ed altri luoghi la "purezza" è stata invocata dai dittatori. Meglio impuri.

7) Non mi persuadono le riforme nazional popolari: via i Comuni più piccoli, basta doppi incarichi, vergogna per gli stipendi. Ieri commissari tecnici ed oggi politologi?

8) Mi preoccupa l'avanzare dell'antipolitica, il deserto nei consigli comunali e circoscrizionali, l'aumentare dei comitati "contro" come modalità d'interazione.

9) Non condivido l'autolesionismo brontolone che è quasi pari, ma per fortuna non ancora, a quello della sinistra politica.

10) Non mi dispiace abitare una terra al primo posto in tutte le classifiche per "qualità della vita" e matura sufficientemente per trovare risposte politiche, adulte, pacate al rapporto annuale del Difensore civico.

 

Fabio Pipinato

presidente di «Mandacarù» 

 

l’Adige, 26 luglio 2006

 

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