Discarica di Malagrotta

La quérelle del gassificatore

Già nel 2003 una valutazione del Comune di Roma conteneva riserve sulla sua realizzazione,

da sciogliere solo in seguito ad un apposito studio che finora non ha avuto luogo

 

La questione dell'ampliamento della discarica e della costruzione di un nuovo gassificatore a Malagrotta è al centro di un durissimo confronto che ha visto, negli ultimi mesi, momenti e situazioni assai importanti e signicativi.

Ne riassumiamo le tappe principali.

Qualche giorno prima delle elezioni regionali, la giunta Storace approva le ordinanze n. 14 e n. 16 di Verzaschi, allora sub-commissario per la gestione dei rifiuti: le due ordinanze prevedono rispettivamente l'allargamento ulteriore della discarica e la costruzione di una centrale di gassificazione per la produzione di energia elettrica da cdr (combustibile derivato da rifiuti).

Questa seconda ordinanza non tiene conto delle fortissime perplessità espresse dalla fine del 2003, sulla base di uno studio tecnico, da parte del Servizio valutazione impatto ambientale del X Dipartimento del Comune di Roma, riguardo la localizzazione del gassificatore in quel sito, gravato già da un forte impatto ambientale e sanitario dovuto alla presenza di impianti industriali, dell'inceneritore, della discarica e della raffineria; prima di prendere qualsiasi decisione si raccomandava di procedere ad “uno studio di sicurezza integrato dell'area vasta”, studio però mai realizzato.

Cosa accade con la nuova giunta di centrosinistra? A luglio 2005 il presidente Marrazzo incontra la “Rete regionale rifiuti” (che riunisce i comitati e le associazioni che si battono contro il gassificatore), annunciando la costituzione di un tavolo concertativo e promettendo la sospensiva delle ordinanze, assicurando quindi che qualsiasi decisione sarebbe stata presa a 'bocce ferme'. Ma il tavolo, che doveva essere chiuso in autunno, non parte mai e il 7 gennaio Sergio Apollonio, presidente del Comitato Malagrotta e Anna Pizzo di “Carta” documentano fotograficamente che i lavori di scavo per la costruzione del gassificatore sono già avviati, quindi le ordinanze di Verzaschi non sono mai state ufficialmente sospese. Riparte la mobilitazione: il 6 febbraio, l'associazione “Ambiente Roma nord ovest” organizza un dibattito intermunicipale coordinato dal suo presidente Fabio Napoli per affrontare la questione in un'ottica cittadina: al dibattito sono presenti gli allora presidenti della commissione ambiente dei municipi XV, XVI e XVIII e G i o v a n n i Iudicone del Wwf Lazio, che illustra con esempi concreti la maggiore utilità e la minore pericolosità della raccolta differenziata, del riuso e del riciclaggio rispetto all'impiego di gassificatori e termoinceneritori.

Due giorni dopo è il giorno della grande manifestazione davanti al Consiglio regionale del Lazio organizzato dalla “Rete regionale rifiuti”: vi partecipano in centinaia tra comitati, associazioni e cittadini. C'è anche Lorenzo Parlati, presidente di “Legambiente Lazio”: “Èvenuto il momento di parole chiare da parte della Regione, non si può dire di aver sospeso le ordinanze e poi le ruspe sono in azione; non è vero che il gassificatore porterà alla chiusura della discarica”. Nella mattinata una delegazione dei manifestanti viene ricevuta dai consiglieri capigruppo e dal presidente della commissione ambiente Celli: si lancia l'iniziativa di costituire un tavolo concertativo tra la commissione ambiente, i capigruppo, i comitati e i cittadini; ma anche questo tavolo non vede mai la luce. Da allora sono passati cinque mesi: i lavori per il gassificatore continuano, ma anche la mobilitazione.

In data 19 giugno parte lo sciopero della fame a staffetta, che riprende la “catena del digiuno” iniziata tre anni fa da Nimby trentino contro l'inceneritore di Trento: due giorni a settimana c'è un camper fisso sotto la Regione Lazio.

Alcuni consiglieri avanzano la proposta di un consiglio straordinario per Malagrotta, ma la “Rete regionale rifiuti” diffonde il 4 luglio un comunicato stampa molto duro in cui si accusa la Regione di voler eludere nuovamente il confronto, avendo messo all'ordine del giorno della seduta del 13 luglio la questione Malagrotta dopo una questione imponente come la sanità. Una schermaglia che sembra non avere fine, ma la posta in gioco è davvero alta. Continueremo a seguirla.

 

Roberto Calabria

 

 

 

Il partito del no

La posizione degli ambientalisti

La rete delle associazioni ambientaliste che si oppongono alla realizzazione del gassificatore

scommettono sull’efficacia di una seria politica di riuso e di riciclo dei rifiuti

 

Spesso, con una grossolana semplificazione politico mediatica, si bollano le associazioni ambientaliste come esponenti di quel “partito del no”, che in nome di una difesa dogmatica e pregiudiziale dell'ambiente contrasterebbe qualsiasi soluzione di progresso e modernizzazione. La realtà però è molto differente, e l'attività della “Rete regionale dei rifiuti del Lazio”, costituita da associazioni ambientaliste e non, da sindacati e da comitati di quartiere, ne è una dimostrazione.

I soggetti facenti parte della Rete, condividendo un giudizio negativo sull'organizzazione della gestione dei rifiuti nel

Lazio, hanno sottoscritto nel luglio 2004 una piattaforma unitaria, nella quale sono contenute proposte alternative al sistema di smaltimento incentrato sui termovalorizzatori e i gassificatori.

Pietro Luppi, presidente dell'associazione “Occhio del riciclone”, afferma che è assolutamente possibile “sostituire all'attuale organizzazione una che si fondi sul riuso e sul riciclaggio, mediante il sistema del porta a porta e delle isole ecologiche.

Non è vero che non sia possibile farlo in una città come Roma, la sua realizzabilità non dipende dall'estensione ma dalla conformazione urbanistica di una città: si è fatto nel centro storico di Sonnino (un arrampicarsi di stradine tortuose) e nei comuni della provincia di Treviso (strade ampie e palazzoni); è stato sperimentato quindi con tutte le conformazioni urbanistiche.

Occorrerebbe anche un ripensamento della struttura produttiva: come dice tra gli altri Paul Connet, il non riusabile e il non riciclabile nasce da una cattiva progettazione. Già la struttura produttiva attuale permetterebbe quote tra l'80 e il 90% tra riusabile e riciclabile, mentre l'Ama dichiara appena che si ricicla il 20%”. Il gassificatore - tra l'altro, i paesi che li hanno non ne progettano più da anni, l'ultimo negli Stati Uniti è stato costruito nel 1995 - presenta diverse incognite ambientali e sanitarie, e in più la produzione di nano-particelle non è un'incognita. “Gli effetti negativi sulla salute umana sono stati provati dagli autorevoli studi di Stefano Montanari - ha affermato Luppi -. Il nucleo che spiega la questione Malagrotta secondo me è questo: un'unica multinazionale gestisce il residuo con un impianto di trattamento meccanico biologico a Sidney e a Roma costruisce il gassificatore.

Perché? Per l'anomalia tutta italiana delle sovvenzioni alle energie rinnovabili, che rende conveniente solo in Italia il gassificatore, ovviamente per chi lo gestisce e non per i cittadini. Si tratta di differenti politiche statali”.

Fabio Napoli, presidente di “Ambiente Roma nord ovest”, è sulla stessa linea: “Non si dimentichi l'ordine del giorno n. 45 del Consiglio comunale di Roma, in cui si afferma che le isole ecologiche possiedono un intrinseco valore aggiunto per ogni municipio: esse dovrebbero essere diffuse sul territorio romano per produrre ricchezza attraverso il riuso e il riciclaggio.

Non si sottovaluti il valore economico del riuso, la forte domanda che c'è da parte dell'industria moderna del riciclaggio.

Inoltre, molte categorie potrebbero esserne rivitalizzante, per esempio nel settore dell'usato, rigattieri e ambulanti”.

 

Roberto Calabria

 

 

 

La voce del Comitato Malagrotta

 

“La situazione di Malagrotta sta letteralmente degenerando, rischia di diventare un'altra Valle del Sacco. C'è questa accumulazione di impianti che è assurda: il gassificatore che si sta costruendo si trova a centro metri dalla raffineria, e tra la raffineria e la discarica. Inoltre, poi, l'intera area è considerata a rischio di incidente rilevante”. Ad affermarlo è Sergio Apollonio, portavoce del Comitato Malagrotta di Roma, in occasione del lancio al Senato dell'appello ai presidenti della Camera e del Senato e al presidente del Consiglio dei ministri, da parte della “Rete nazionale contro i grandi impianti energetici a combustibili fossili e gli impianti di incenerimento” (che riunisce mondo scientifico e comunità locale), per una moratoria nazionale sulla localizzazione o messa in attività degli impianti energetici a combustibili fossili e degli impianti di incenerimento.

 

Paola Colapinto

 

 

Quartieri di Roma XVI

la Piazza

dell’estate romana

Periodico d'informazione locale.

Anno XIII n. 187 del 25 luglio 2006

 

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