Gemellaggio
tra la Rete Regionale Rifiuti del Lazio e Nimby trentino
con digiuno comune in agosto

e reciproca condivisione sulle motivazioni
delle opposizioni dei cittadini laziali e trentini

 


Ai Rappresentanti della politica

 

Nimby trentino ed altre 13 realtà associative hanno scelto di presidiare il Sorasass e di farlo simbolo nell'estate 2006 del NO ALL'INCENERITORE.

Assieme al digiuno, che ora si svolge all’aperto, sono in programma iniziative di denuncia, ma anche di approfondimento ambientale, storico e culturale, che si propongono di richiamare l'attenzione dei cittadini e delle forze politiche e sociali; affinché si eviti la costruzione dell'inceneritore e si pratichino soluzioni diverse e possibili al tema/problema “rifiuti”, prendendo esempio da chi ha già concretizzato buone politiche e cultura della riduzione, del riuso e del riutilizzo.

Il digiuno è una civile forma di opposizione, vissuta in prima persona da chi sente il dovere di dimostrare la contrarietà ad un'"opera" violenta qual’è l'inceneritore, ritenuta la negazione di una responsabile risposta alla questione rifiuti.

 

Oggi digiunano Manuela Patscheider, Gardolo di Mezzo

865° giorno progressivo

e Silvia Giugno - Roma

45° giorno progressivo

 

Associazione 1513, Vigolo Baselga - Associazione CEDRO, Piana Rotaliana - Associazione DHARMA, Cadine
Associazione MANO D’OPERA, Cadine - COLDIRETTI, Trento - Comitato PER UN’ALTRA PERGINE, Pergine

Comitato SP 76, Meano - Gruppo LA REGOLA, Cadine - Gruppo AMBIENTE E NON VIOLENZA, Rovereto

ITALIA NOSTRA Sezione trentina - Libera Associazione MALGHESI E PASTORI del Lagorai

NIMBY trentino onlus - U.S. SORASASS, Cadine - WWF Veneto settore Energia e Rifiuti

 

La nuova revisione del Piano rifiuti della Provincia di Trento rivela fin dal suo titolo quello che considera come argomento centrale: non la riduzione o la differenziazione finalizzata al riciclaggio, bensì, anacronisticamente, “lo smaltimento”, cioè l’ultima fase – ormai sempre più residuale - di una gestione moderna dei rifiuti.

E così, dopo aver mostrato tutta una serie di dati confortanti sull’inversione di tendenza che negli ultimi anni si è verificata anche nella nostra Provincia nel panorama della produzione e della gestione dei rifiuti, il fulcro dell’attività pianificatoria resta la quantità di rifiuti da inviare non più a discarica, ma all’inceneritore.

Sintesi descritta in quattro righe: “Un piano che prima, correttamente, parla di prevenzione/riduzione e poi salta alla fine del processo, il rifiuto indifferenziato, poi ritorna sulla raccolta differenziata e poi riparla di fine ciclo, non ha logica, né “tecnica” né politico-sociale diversa da quella di giustificare a priori la necessità di un impianto di incenerimento”.

 

Tutto ciò…

  • nonostante i dati iniziali mostrino che la quantità di rifiuti urbani totali è diminuita del 5,7% (-1,8% solo nell’ultimo anno, tornando ai valori di 7 anni fa);
  • nonostante i rifiuti da smaltire siano diminuiti del 39,7% da 7 anni a questa parte (-15,5% solo nell’ultimo anno);
  • nonostante, grazie ad una crescita generalizzata dovuta alle maggiori capacità dei gestori ed alla collaborazione e all’impegno dei cittadini, le raccolte differenziate siano salite al 44,9% e con picchi di crescita verificatisi proprio negli ultimi 2 anni (registrando aumenti di 9 punti percentuali all’anno);
  • nonostante le moltissime esperienze di questi anni in Italia, ma anche in Trentino, abbiano chiaramente dimostrato la possibilità di ridurre la quota di rifiuti da inviare a smaltimento, fino a renderli sempre più residuali;
  • nonostante il Piano stesso parli dell’importanza di un “sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani a elevato recupero di materia e limitata valorizzazione energetica”.

Tutto ciò nonostante, il 3° Aggiornamento del Piano Rifiuti ruota intorno ad un valore che dovrebbe restare fisso ed immutabile fino al 2011: l’obiettivo di 100.000 t/anno di rifiuti indifferenziati da inviare ad incenerimento.

Tutto ciò, senza fare simulazioni e comparazioni di costi rispetto a scenari alternativi che non prevedano il ricorso all’incenerimento – scenari che non solo sono possibili, ma sono già stati realizzati, rivelandosi addiritura più economici.

E così, anche se nel piano si parla di un obiettivo di raccolta differenziata al 65%, l’assenza di analisi dei dati di produzione mensili (importantissima per dare ai Comuni turistici indicazioni gestionali flessibili) e il disinteresse per il grado di purezza dei materiali provenienti da raccolta differenziata (come se non fosse essenziale aumentare la qualità dei materiali recuperati per dare loro più sbocchi sul mercato) attestano lo scarso interesse del pianificatore verso quella che invece rappresenterà la quota sempre più maggioritaria dei rifiuti urbani.

E così la concentrazione dell’attenzione su quel valore di rifiuti indifferenziati che “deve” rimanere di 100.000 t/anno fa perdere di vista l’evoluzione della produzione totale di rifiuti e porta al mancato rispetto degli Obiettivi del 6° Programma di azione per l’ambiente della UE (2001-2010) che invece dovrebbero costituire il faro di una gestione dei rifiuti ambientalmente sostenibile: il raggiungimento di una sensibile riduzione complessiva della quantità di rifiuti prodotti e la riduzione entro il 2010 dei rifiuti pericolosi del 20% rispetto al dato del 2000.

 

Le richieste di Nimby trentino sono per un Piano provinciale che:

  1. definisca obiettivi di produzione pro-capite dei rifiuti urbani totali (RSU);
  2. prenda in considerazione gli aspetti qualitativi e lo sbocco sul mercato dei rifiuti differenziati: introducendo obiettivi qualitativi sulla massima percentuale di sostanze estranee consentita, favorendo i sistemi di raccolta monomateriale e rendendo obbligatoria la raccolta con il sistema domiciliare per tutte le principali frazioni che costituiscono il rifiuto urbano;
  3. ponga obiettivi quantitativi di raccolta differenziata più ambiziosi: il 75% per il 2009 e l’80% per il 2011;
  4. migliori ulteriormente le rese di raccolta per i materiali ancora poco differenziati, quali l’organico e la plastica;
  5. fornisca a Comuni e gestori delle vere linee guida per la riorganizzazione dei servizi di raccolta differenziata, accompagnandoli nel raggiungimento graduale di tali obiettivi.

 

Dati alla mano, le esperienze più avanzate in Italia nel settore della gestione dei rifiuti urbani hanno già più volte dimostrato la compatibilità economica dei sistemi fondati sulla centralità della gestione rispetto ai sistemi fondati sulla centralità degli impianti di smaltimento, grazie a una vera e propria “scorciatoia gestionale” che consente di ridurre i rifiuti da smaltire in discarica (a circa 1/5 degli attuali!) senza dover ricorrere all’incenerimento.

Per questo, prima di pervenire a scelte definitive e ad inutili sprechi, si chiede agli amministratori della Provincia e dei Comuni del Trentino di comparare i costi - economici, sociali ed ambientali - dello scenario di Piano proposto (ancora fondato sulla centralità impiantistica) con una proposta alternativa fondata sulla centralità della gestione.

 

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