Non ci sono soldi: il tunnel è a rischio

Il premier Prodi denuncia il buco: mancano 115 miliardi per i 19 mega-progetti

Preoccupazione in Alto Adige, ma il presidente della Provincia non ha dubbi: «Si farà»

 

BOLZANO. Tunnel del Brennero a rischio. A lanciare l’allarme il premier Romano Prodi: il governo dovrà rivisitare l’elenco delle 19 grandi opere messe in cantiere da Berlusconi. Il motivo? C’è un buco da 115 miliardi. Solo la realizzazione dei grandi tunnel transalpini (Brennero, Sempione, Frejus) comporterà una spesa di 11,6 miliardi: sono disponibili solo 2,8. «Lo diciamo da anni - sostiene l’eurodeputato verde Kusstatscher -: non si farà mai». Ma sia il presidente della Provincia che l’amministratore delegato di Bbt non hanno dubbi: i soldi si troveranno.

Da cosa deriva tale certezza? «Dal fatto che - assicura Gianluigi De Carlo, amministratore delegato di Bbt, la società che sta curando la progettazione del tunnel di base - finora i finanziamenti si sono trovati e quando sarà il momento, ci saranno anche i fondi per passare alla fase esecutiva. Non è una speranza ma una certezza. Stiamo studiando una struttura giuridico-finanziaria ad hoc».

E allora le dichiarazioni del premier Prodi?

«A quanto mi risulta il capo del governo - spiega De Carlo - non ha detto che non si farà il tunnel, ma più genericamente che ci sono problemi a trovare i fondi per le grandi opere. Questo è più che comprensibile: l’Italia, come del resto l’intera Europa, non naviga nell’oro».

Non ha dubbi neppure il presidente della Provincia Luis Durnwalder che vede in quest’opera l’unica soluzione strategica per risolvere il problema del traffico sull’asse del Brennero. La situazione sta diventando esplosiva: sull’A22 ormai è una colonna ininterrotta di tir.

«Basta questa constatazione - dice Durnwalder - per capire che non si può farne a meno. Tranquilli, i soldi, si troveranno: il ministro, solo poco tempo, ha assicurato che l’opera si farà. Del resto, non ci sono alternative». In casa Svp, si muove anche il senatore Oskar Peterlini assicurando l’impegno del suo partito in sede romana oltre che a Bruxelles per la costruzione del tunnel di base.

Il senatore indica anche possibili strade per reperire i fondi: una potrebbe essere l’innalzamento del pedaggio sull’A22. La società Autobrennero comunque è disponibile a contribuire con propri fondi all’opera. Nonostante le preoccupazioni dunque, si va avanti. A giorni si dovrebbe pubblicare il bando di gara internazionale per la realizzazione del cunicolo esplorativo. «L’intenzione - spiega De Carlo - è di assegnare il primo lotto di lavori entro dicembre. I fondi: 430 milioni di euro (coperti a metà da Italia e Austria e al 50% dall’Ue) ci sono. Il cunicolo esplorativo avrà due accessi in territorio italiano e altrettanti in quell’austriaco. Ci consentirà di studiare nel dettaglio le caratteristiche morfologiche e idrogeologiche dell’area in cui verrà realizzato il tunnel».

Intanto tre consorzi di progettazione sono al lavoro, in Italia, Austria e Germania, per completare la progettazione definitiva del tunnel. Entro fine anno dovrebbe essere pronta. Solo per il progetto, Italia e Austria hanno già stanziato 90 milioni di euro. Serviranno 4 miliardi e mezzo per il tunnel vero e proprio. Trovare i fondi sarà la vera sfida.

 

Antonella Mattioli

Alto Adige, 6 agosto 2006

 

 

 

Gli ambientalisti insistono: molto meglio investire i fondi nel potenziamento delle linee ferroviarie esistenti

«Tutto come previsto: non si farà mai»

L’europarlamentare verde Kusstatscher all’attacco: troppo caro e inutile

 

BOLZANO. «L’abbiamo sempre detto e le dichiarazioni del premier Prodi non fanno che confermarlo: i soldi per realizzare il tunnel del Brennero non ci sono. Punto. È inutile farsi illusioni». Canta vittoria Sepp Kusstatscher, europarlamentare verde, portavoce di uno schieramento di ambientalisti da sempre contrario alla mega opera.

Scusi, ma quando a fine giugno c’è stata la cerimonia al Brennero per l’avvio simbolico dei lavori per il cunicolo esplorativo, si è detto che era un punto di non ritorno. Ciò significa che i soldi, quando si sarà pronti per partire, si troveranno.

«Questo è quello che assicurano. Ma facciamo quattro conti. Solo per la realizzazione del tunnel è prevista una spesa di 4 miliardi e mezzo di euro. Ma quest’opera da sola non serve a nulla».

Cosa vuol dire: non serve?

«Per il semplice fatto che i treni, dopo aver attraversato una galleria avveniristica, sbucheranno a Fortezza e si ritroveranno su una linea ferroviaria antiquata».

Sarà un motivo in più, per accelerare i lavori sulla linea che scende verso sud.

«Peccato, che siano trent’anni che si lavora sulla linea Verona-Bologna con scarsi risultati vista la situazione. Ciò la dice lunga anche su quello che succederebbe in Alto Adige e in Val d’Isarco in particolare, se si dovesse davvero iniziare i lavori del tunnel».

Sempre catastrofista...

«No, semplicemente realisti. Il discorso è semplice: se ci sono problemi a potenziare la linea ferroviaria in pianura, non oso immaginare i disastri che succederebbero qui».

Se si trovano, come assicurano il presidente Durnwalder e l’amministratore delegato di Bbt, i fondi per il tunnel di base, si troveranno anche quelli per potenziare e ammodernare la linea verso sud.

«L’Italia non ha fondi e l’Ue non può finanziare la linea a sud di Fortezza».

Su una cosa però almeno sarà d’accordo: c’è un aumento esponenziale del traffico lungo l’asse del Brennero.

«D’accordo: è un inferno».

E voi allora che alternativa proponete?

«L’unica possibile. Se si trovano i soldi bisogna potenziare le linee esistenti e migliorare i mezzi che sono ormai da medioevo».

Ma non basta.

«Chi lo dice che non basta? Le linee attuali possono essere sfruttate di più e meglio».

Il progetto definitivo del tunnel sarà pronto nel giro di pochi mesi ed entro fine anno si potrebbero appaltare i lavori per il cunicolo esplorativo: per il primo sono già stati spesi 90 milioni di euro, altri 430 sono stanziati per il secondo. Non è possibile che si butti tutto alle ortiche.

«E invece, mi dispiace dirlo, ma sarà così. Perché - è inutile farsi illusioni - i soldi non si troveranno mai. E poi bisogna fare i conti con i problemi di carattere tecnico. Oltre che con la protesta della gente. La Val d’Isarco, in particolare, sarà un gigantesco cantiere. Alla fine gli ostacoli saranno tali e tanti che si dovrà accantonare il progetto. Peccato perché si saranno persi tempo e denaro inutilmente».

 

 

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