Bollettino luglio-agosto 2006

Ordine dei Medici della provincia di Modena

Il medici e l’inceneritore: ferma presa di posizione dell’Ordine

 

L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Modena intende con questo documento entrare nel merito delle problematiche correlate al c.d. raddoppio dell’impianto di smaltimento dei rifiuti situato nel comune di Modena, sottolineando il proprio ruolo di Ente ausiliario dello Stato, garante della tutela della salute dei cittadini modenesi, e per questo fortemente preoccupato per le ricadute nocive delle emissioni prodotte dal termovalorizzatore sull’Ambiente inteso nella sua accezione più ampia. Poiché peraltro i criteri che sono alla base delle scelte non possono essere disgiunti dalla consapevolezza di dover affrontare temi come la politica delle risorse energetiche, quella dello smaltimento dei rifiuti urbani, della salvaguardia dell’ambiente, della corresponsabilizzazione dei cittadini/utenti, dell’informazione, i medici modenesi ritengono di dover invitare ad una seria e meditata riflessione sulla effettiva necessità di ampliare l’impianto quanti hanno la responsabilità politica di quelle scelte. La Salute delle persone e dell’ecosistema è bene troppo prezioso per poter essere trascurato in nome di altri principi con minore o nullo spessore morale. 

 

Premesse 

Il processo di smaltimento dei rifiuti in una società moderna ad alta industrializzazione è uno dei problemi più difficili, più delicati e allo stesso tempo più urgenti da risolvere. Motivo di controversie non solo nella nostra città ma nel mondo intero.

Modena ha un inceneritore dal 1970, sorge in Via Cavazza in una area impiantistica che ha una superficie di 145.000 mq. Dista 4 km in linea d’aria dal centro storico della città.

Questa area, detta impiantistica 2, ospita anche un impianto per il trattamento chimico fisico delle acque reflue prodotte dall’inceneritore e l’impianto per la depurazione biologica delle acque reflue della città di Modena, e dei rifiuti liquidi.

Nel 1992 la struttura e gli impianti sono stati completamente rimodernati e ampliati con un intervento su tutte le loro parti per un adeguamento alle nuove normative. È di questo periodo anche il recupero energetico del calore prodotto. Nel 1999 il termovalorizzatore è stato dotato di un impianto per la separazione e riciclaggio dei rifiuti urbani che dovrebbero essere conferiti all’inceneritore già adeguatamente differenziati. Nel 2003 sono stati eseguiti adeguamenti per ridurre gli inquinanti dei fumi emessi dal camino. Gli impianti di incenerimento bruciano materiali molto vari emettendo un gran numero di sostanze chimiche a diverso grado di tossicità in relazione alla loro concentrazione. Il processo stesso di combustione trasforma materiali innocui in materiali potenzialmente tossici, sotto forma di gas, polveri pesanti e leggere. 

Nelle emissioni degli impianti di incenerimento di rifiuti solidi urbani sono contenute numerose sostanze che la IARC (International Agency Research of Cancer) ha classificato da tempo come cancerogeni certi per l’uomo: idrocarburi policiclici aromatici, arsenico, berillio, cadmio, cromo, nichel, benzene e diossine.

È stato questo un grande sforzo scientifico di classificazione da cui possiamo trarre alcune considerazioni.

Facciamo anche riferimento allo studio epidemiologico, a nostro avviso più serio, del CNR di Pisa (Michela Franchini et coll.) in cui gli autori hanno eseguito una meta analisi su 40 studi già esistenti nel mondo dal 1987, e hanno voluto osservare se la permanenza accanto ad un impianto di incenerimento aumenta il rischio di malattie per i residenti.

A chi è avvezzo a interpretare studi clinici e a leggerli in modo critico, emerge subito con chiarezza che la valutazione di un campione di cittadini residenti in una area adiacente all’impianto è una popolazione toccata anche da altre fonti di inquinamento (inquinamenti industriali, traffico veicolare, centrali elettromagnetiche ed altro) e quindi non un campione “pulito” su cui poter eseguire una indagine con lo scopo di definire un nesso di causalità. 

Risulta pertanto auspicabile ridurre le fonti di inquinamento.

Tutti i 40 studi esaminati hanno usato metodologie di misurazione diversa, in tempi diversi e ciò impedisce un confronto adeguato dei dati. Lo studio alla fine conclude, prendendo in considerazione tutte queste variabili, di non potere stabilire un nesso di causalità diretto fra l’uso dell’inceneritore e gli effetti sulla salute dell’uomo.

Gli studi epidemiologici che cercano di correlare un inquinante tipo il fumo di sigaretta, amianto o altro, con una coorte di persone esposte quotidianamente per lunghi periodi, sono studi che possono alla fine stabilire con molta accuratezza se esiste o no un nesso di causalità.

L’Ordine dei medici di Modena si allinea con le posizioni espresse dall’OMS e dalla Comunità Europea le quali indicano che la riduzione dei rifiuti/pro-capite e la loro corretta differenziazione sarebbe un atteggiamento di grande senso civico della popolazione e un utile gesto prioritario per ridurre la quantità di materiale da inviare allo smaltimento di cui l’inceneritore è una modalità. 

In Europa la quantità media pro-capite prodotta è molto varia da zona a zona andando da un minimo di 200 Kg anno della Polonia ad un valore medio di 400 Kg / anno nel resto della Europa.

Negli USA troviamo valori molto alti come: 800 Kg /anno pro-capite.

La riduzione dei rifiuti solidi urbani pro-capite ed il potenziamento della raccolta differenziata, con conseguente riciclo dei rifiuti (per esempio rifiuti organici quali residui alimentari come concime per il terreno, plastica e vetro come materiale di riutilizzo), rappresenta un tema di educazione civica da affrontare e da proporre per la salvaguardia di noi stessi, che alla fine incide sulla riduzione della problematicità dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. 

 

Lo specifico

Nel caso del raddoppio dell’impianto modenese i medici ritengono doveroso sottolineare alcuni elementi di criticità che sono emersi da una approfondita analisi delle vicende ad esso correlate.

In particolare:

  1. è risultata del tutto carente l’informazione ai cittadini nei confronti dei quali gli amministratori hanno ben precisi doveri di tutela della salute;
  2. tale mancanza di comunicazione sui dati reali appare ancora più significativa alla luce del forte impegno di vari Enti ed Istituzioni pubbliche e private nei percorsi dei Piani per la Salute PPS, fortemente voluti dalla Regione Emilia Romagna e dai Comuni della nostra Provincia; 
  3. non vi sono dati sufficienti per poter affermare che nella nostra realtà viene adeguatamente incentivata la raccolta differenziata dei rifiuti, e questo a fronte di impegni ben diversi in altre zone del nostro Paese e dell’Europa;
  4. affidare alla stessa azienda l’appalto della raccolta differenziata e del termovalorizzatore rappresenta una scelta che, seppure formalmente corretta, può configurarsi come conflitto di interessi ed un palese vulnus etico; 
  5. le analisi di natura sanitaria appaiono meritevoli di ulteriori approfondimenti;
  6. il monitoraggio dell’attività dell’impianto attraverso i controlli sulle sue emissioni non è opportuno sia effettuato da chi nei fatti deve essere controllato (chi controlla il controllore?); 
  7. per ultimo, ma non certo per importanza, nessuna scelta di natura economica (come si può configurare il ricavo derivante dallo smaltimento dei rifiuti provenienti anche da altre parti d’Italia) può trovare giustificazione di sorta quando si mettono in gioco valori fondamentali della nostra civiltà come la tutela della salute che è patrimonio di tutti noi. 

 

Il difficile passaggio è quello di sapere e potere distinguere in modo scientifico e senza elementi confondenti, quale è la vera tossicità proveniente dal termovalorizzatore e la valutazione del conseguente aggravio del carico di emissioni inquinanti in una realtà territoriale quale quella modenese, caratterizzata da un forte impatto industriale e da una rilevante componente secondaria al traffico veicolare.

Altro difficile passaggio è distinguere i così detti dati “noti”, cioè i certi e dimostrati scientificamente dai dati “probabilistici” e quindi non sicuri.

E’ doveroso dire che a fronte della conoscenza di dati noti esistono provvedimenti di sorveglianza volti a proteggere la popolazione. Gli organi preposti, gli enti che detengono la responsabilità su tali scelte hanno il preciso compito di accertare sempre il rispetto dei limiti, anche sulla base delle normative europee e di fornire tempestivamente alla cittadinanza le informazioni del caso.

A fronte dei suggerimenti di dati probabilistici, invece, sulla esperienza dei dati noti, occorre incrementare l'attenzione sui controlli da effettuare, interpretare i dati probabilistici nel modo più prudente facendo valere il principio di buon senso di chi è chiamato a scelte certamente difficili per la tutela della salute pubblica.

L’alto livello di monitoraggio dei dati delle malattie esistente nella nostra città (oncologiche, infiammatorie croniche, perinatali) ci offre un preciso quadro della situazione ma ci permette anche di approfondire la probabile correlazione fra agente tossico e incidenza di malattia.

 

Conclusioni

L’Ordine dei medici e degli odontoiatri di Modena, alla luce di quanto sopra espresso ritiene di invitare ad una doverosa pausa di riflessione i responsabili delle scelte programmatiche che attengono alla salute nella nostra città, e di promuovere un momento di approfondimento di tutte le problematiche legate al termovalorizzatore. Come recita infatti il nostro Codice Deontologico, all’articolo 3:

Doveri del medico – Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza discriminazioni di età, di sesso, di razza, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace come in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera. La salute è intesa nell’accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona.“ 

 

Pensiamo in questa ottica che il nostro compito sia quello di favorire la costituzione di un vero e proprio “Osservatorio”, per garantire alla cittadinanza trasparenza di dati e sicurezza nell’utilizzo delle metodologie attraverso la designazione di un esperto. 

L’Ordine dei medici di Modena in conclusione, pur nel rispetto dei differenti ruoli che si manifestano in questa vicenda, è consapevole di non poter condividere la scelta di incentivare il processo di smaltimento dei rifiuti attuato nella nostra realtà territoriale ed intende sottolineare, richiamandosi al dettato del Codice Deontologico, la sua funzione di garante istituzionale della salute dei cittadini. 

 

Il documento “I medici modenesi e il problema dello smaltimenti dei rifiuti – alcune valutazioni e proposte” è stato approvato all’unanimità dal Consiglio dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Modena nella seduta del 13 giugno 2006.

 

da http://www.ordinemedicimodena.it/bollettino/htm/lug06.htm

 

 

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