Il sondaggio contestato

Apollis si difende: « Nessuna pressione sui risultati »

 

BOLZANO - La società Apollis, che ha svolto l'indagine sull'inceneritore per conto della Provincia, respinge i dubbi avanzati da alcuni esponenti politici sulla credibilità del sondaggio.

Il dirigente Helmut Pörnbacher tiene a sottolineare che l'indagine non è stata «strumentalizzata» da nessuno. «Svolgiamo il nostro lavoro in modo serio - sbotta - e chi sostiene che si è trattato di un sondaggio strumentale non ha capito niente. La Provincia ci ha dato in carico questo servizio per capire quanto i bolzanini fossero informati sul lavoro svolto a livello ambientale e di raccolta di rifiuti». Esito «guidato»? Macché. «Anzi - prosegue Pörnbacher -, ci siamo persino lamentati di non avere ricevuto ulteriori informazioni. Chi ha commissionato l'indagine ne è rimasto completamente fuori, senza neanche seguire il nostro lavoro. Abbiamo gestito l'inchiesta senza coinvolgimento del committente e soprattutto: l'obiettivo non era quello di scoprire se i bolzanini sono favorevoli alla costruzione del nuovo inceneritore o meno».

Il partner, Hermann Atz, non sembra essere meno sbalordito dalle polemiche nate attorno all'indagine e critica fortemente chi sostiene che 400 intervistati siano troppo pochi per rendere un sondaggio efficiente o meno: « Negli Stati Uniti - precisa - basta intervistare 2mila persone per ogni Stato per capire quale presidente sarà eletto. E si tratta di milioni di abitanti. 400 persone sono rappresentativi anche in una città di centomila residenti. Il margine d'errore è solo del 5%». Atz ammette che il numero non può essere rappresentativo per i quartieri, ma che in quel caso sarebbe stato necessario intervistare 400 abitanti per rione: «L'indagine - prosegue - si basa su tutta la città. Ma se domani ci fosse un referendum noi non potremmo garantire che si voterebbe decisamente a favore o contro l'inceneritore nel quartiere di Don Bosco o Oltrisarco. Dall'indagine fuoriesce che la cittadinanza è soddisfatta del lavoro svolto a livello ambientale dalla Provincia, ma se a Don Bosco sono decisamente per la costruzione dell'impianto non lo possiamo dire con certezza».

Intanto Adriano Rizzoli del comitato ecologista «Nimby trentino» contrattacca le dichiarazioni fatte dal consigliere comunale dei Verdi, Helmuth Moroder, secondo cui i dati in mano agli ecologisti sarebbero «vecchi di vent'anni». Rizzoli sottolinea che le ricerche effettuate dal comitato si basano su studi recenti e che riguardano anche la nuova generazione d'impianti.

«Uno dei problemi che permangono - sottolinea Rizzoli - è che le misurazioni dei valori prevedono la misura al momento e non il monitoraggio dei valori in continuo per un tempo di almeno 1 2 settimane. Misurando con tale sistema anche i nuovi impianti superano i valori limite fino al 50%. E sono ancora da discutere i limiti fissati, ad esempio, per il cadmio, il mercurio e la diossina perché sono ancora troppo elevati». L'ecologista si chiede anche «dove finiranno le ceneri pesanti e leggere», così come le micropolveri che «non vengono trattenute da nessun sistema di filtraggio e che sono destinate a finire nella catena alimentare».

 

Susanna Petrone

Corriere dell’Alto Adige, 8 agosto 2006

 

 

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