La crisi nelle cave - Affondo della base

Nel mirino del sindacato «le imprese che condizionano la politica»

Sostegno della Cisl

 

TRENTO - «C'è una cupola nel settore del porfido». Secca accusa del sindacalista della Fillea Cgil, Renato Beber. Ci va di mezzo «la parte peggiore degli imprenditori del settore, che condiziona la politica, determina le regole del mercato e dei prezzi, strangola i dipendenti e i piccoli artigiani». Una bomba che apre uno squarcio in un segmento dell'economia trentina, mai come in questi anni sofferente per la concorrenza dei mercati europei e asiatici. Le dichiarazioni della Cgil assumono un peso particolare perché ai primi di ottobre verrà discussa in consiglio provinciale la riforma che disciplina l'attività estrattiva. Nel mirino di via Muredei «la proposta di legge Benedetti, licenziata dalla commissione legislativa, nella quale non c'è traccia delle indicazioni del sindacato», afferma Beber. Nella nuova norma la Cgil vuole inserire forme di tutela per i lavoratori, vessati, secondo l'accusa, da precarietà e lavoro nero. Anche la Cisl, con Fabio Bignotti, da man forte ai colleghi: «So di alcuni imprenditori che castigano i dipendenti negando loro il "premio di risultato", perché vanno alle riunioni sindacali». Beber annuncia un autunno caldo: «Non molleremo. A costo di mobilitare i lavoratori».

IL NODO - L'offensiva dei sindacati muove dalla vicenda dell'attribuzione del «premio di risultato» per i lavoratori del settore porfido. Il premio, concordato con gli imprenditori, prevedeva - secondo la ricostruzione di Beber - un'aggiunta di 800 euro nella busta paga di luglio. «Ma ad un certo punto - continua il sindacalista - dai padroni è arrivato lo stop, motivato dalla crisi in cui versa il settore». Peraltro, anche la Cgil riconosce per il 2005 una diminuzione del fatturato pari al 6 per cento. Alla fine i sindacati hanno ottenuto 620 euro di una tantum, ma la vertenza, scrive Beber in una nota, «ha messo in evidenza un dato politico: il grave deficit di rappresentatività della delegazione imprenditoriale che rischia di compromettere il prosieguo di un dibattito e un rapporto costruttivo con le parti sociali».

ACCUSE - «Tra i proprietari c'è un fronte disponibile al dialogo, con cui non abbiamo mai avuto problemi - rivela Beber - . E un altro che pensa solo a "riempirsi la pancia", senza mai guardare avanti». In gioco non ci sono solo le condizioni dei lavoratori, ma anche il futuro di tutto il comparto: «Perdura una situazione di sostanziale ristagno. L'imprenditoria locale non riesce a far emergere una politica di rilancio della pietra trentina», spiega il sindacalista. Nella lettera, rincara la dose delle accuse: la «cupola a parole dichiara la propria disponibilità a migliorare e umanizzare il lavoro nelle cave ma poi non rispetta i contratti, intimidisce i lavoratori iscritti al sindacato, divide gli operai con incentivi personali per costringerli a lavorare anche in condizioni di freddo o pioggia, incentiva il lavoro nero e la precarietà, ricatta i lavoratori stranieri che hanno bisogno del permesso di soggiorno».

LAVORO NERO - «Quella dei soldi "fuori busta" è una pratica abbastanza diffusa, anche in aziende leader del settore - rivela Beber -. C'è poi la questione degli artigiani: molte imprese hanno eliminato la lavorazione in loco. Vendono al prezzo da loro imposto il materiale grezzo a operatori in proprio, e poi lo ricomprano a una cifra determinata sempre da loro. Il risultato è che questi artigiani sono presi per il collo, e non possono nemmeno rivolgersi ad altri acquirenti, altrimenti vengono tagliati fuori dal giro».

LEGGE - Il 4 ottobre dovrebbe arrivare in aula la legge di riforma del settore. Due i testi. Quello che riassume i progetti dell'assessore Marco Benedetti, integrato da elementi proposti da Tiziano Odorizzi (consigliere della Margherita e imprenditore del porfido), espressione di una parte della maggioranza di Piazza Dante, e quello firmato da Pinter, Catalano, Viganò e Bombarda. I sindacati temono che passi la legge Benedetti, «che non difende i lavoratori, l'ambiente e lo sviluppo». «È necessario tenere conto della tenuta fisica degli addetti - sottolinea Bignotti -. Serve una ricollocazione dei soggetti a rischio, che arrivano a 50 anni e sono distrutti. La norma attuale consente di licenziarli su due piedi. Negli ultimi anni i ritmi di lavoro sono cresciuti di molto, e in prospettiva la pensione sarà sempre più lontana».

 

Enrico Orfano

Corriere del Trentino, 12 agosto 2006

 

 

 

Il comparto

Giro d'affari di 150 milioni. Gli addetti sono oltre 1.200

 

TRENTO - Il settore della pietra trentina, nel quale il porfido la fa da padrone, muove un giro di affari di 150 milioni di euro l'anno. È questa la fotografia fornita dalla Camera di commercio, in base ai dati del 2004. La produzione è stata di oltre 1.838 milioni di tonnellate di porfido, per un valore di 72,87 milioni di euro. Tutto il settore lapideo è composto da 400 aziende, con un numero di operai che, a seconda delle stagioni, si aggira sulle 3 4mila unità. Le altre pietre viaggiano su cifremolto più contenute: per ilmarmo colorato 15.931 tonnellate, per il marmo in pezzame 29.459, per il granito 11.687. Mentre nel 2004 il fatturato, rispetto all'anno precedente, è aumentato del 9,03%, nonostante il calo del 6,33% del valore di produzione, per il 2005 la Cgil parla di un calo che va dal 6 al 10%. Per quanto concerne in senso stretto l'industria del porfido, sempre la Cgil quantifica in 130 il numero di aziende, di cui solo 90 si occupano anche dell'estrazione e le restanti 40 si limitano alla lavorazione del materiale grezzo. Gli addetti in tutto sarebbero 1.200. Ma sul fatturato ci sono dati contrastanti. Se la Camera di commercio fissa la cifra a 150 milioni di euro nel 2004, comprese tutte le pietre, il responsabile di Confindustria, Marco Stenico, stima in « circa 300 milioni » il giro d'affari del settore, con una « flessione del 15 20 per cento rispetto al 2004 » . Il trend, secondo gli imprenditori, sarebbe tuttora negativo. Allo stato attuale, la Camera di Commercio non ha ancora i dati definitivi relativi al 2005.

E. O.

 

Confindustria

Stenico: « Facciano nomi e cognomi »

 

TRENTO - «La presa di posizione della Cgil non rispecchia minimamente la realtà del settore. Sparare nel mucchio è sin troppo facile, le loro pesanti accuse dovrebbero essere accompagnate da nomi e cognomi».

Marco Stenico, presidente del comparto porfido di Confindustria, ribatte colpo su colpo alle accuse arrivate da via Muredei. Il sindacato scrive: «Nella determinazione del premio di risultato del porfido ha preso il sopravvento la parte peggiore del mondo imprenditoriale del settore». E si parla di «una cupola che orienta e condiziona la politica, che determina le regole del mercato e dei prezzi».

«Sono tutte affermazioni completamente destituite di ogni fondamento. Generalizzare e sparare nel mucchio è la cosa più facile e meno costruttiva che si possa fare.
Usare il termine cupola è molto più che fuori luogo, tutti noi siamo abituati a collegare immediatamente la mafia con il termine in questione e non possiamo di certo accettare questo parallelismo. Se chi ha firmato questa presa di posizione è a conoscenza di aspetti che a me non risultano ha il dovere morale e legale di fare nomi e cognomi, non di certo accusare tutto un comparto che è parte trainante dell'economia provinciale».

Si parla poi di: «dismissione di alcune attività lavorative per abbattere i costi strangolando i piccoli artigiani, di incentivi personali per costringere il personale a lavorare in condizioni di freddo e pioggia, di incentivazioni al lavoro in nero e di ricatti ai lavoratori stranieri che hanno bisogno del permesso di soggiorno». Qual’è la sua posizione?

«Non posso dire di avere un punto di vista preciso in quanto tutte queste accuse ci cadono addosso inaspettatamente. Ognuno deve prendersi le piene responsabilità di quello che dice, nel bene e nel male. Per noi parlano i fatti: siamo controllati ripetutamente dall'ispettorato del lavoro, dalle forze dell'ordine e neppure a loro mi pare risultino tutte queste infrazioni. Vivo da più di 30 anni nel mondo del porfido, non mi sono mai accorto di nulla e gli occhi li tengo sempre ben aperti. Non posso chiaramente mettere la mano sul fuoco per tutte le aziende del settore, ma non c'è nulla di più sbagliato che fare di tutta l'erba un fascio. Stiamo anche conducendo politiche che tutelino anche le più piccole realtà imprenditoriali » .

Il sindacato non è soddisfatto del premio risultato riconosciuto ai lavoratori. Si poteva fare di più?

«Il sindacato forse non tiene conto del contesto in cui si muove. Il comparto porfido è in recessione da almeno tre anni. Nel 2005 abbiamo perso il 15 20 per cento del fatturato totale, che si aggirava intorno ai 300 milioni di euro, e da quello che mi risulta le proiezioni sul primo semestre 2006 ricalcano purtroppo le percentuali di dodici mesi fa. In un quadro come questo le sigle sindacali non ci possono chiedere i miracoli, la loro richiesta iniziale era di 800 euro, portata poi a 620 euro, pari a quello dell'anno scorso più l'incremento Istat, non mi sembra il nulla. Probabilmente pensano che noi imprenditori ci nascondiamo i soldi in tasca ma non è così. Sarei il primo ad essere contento di poter riconoscere ai lavoratori un premio risultato maggiore perché vorrebbe dire che il comparto ha ricominciato a "tirare"».

Stefano Frigo

 

 

La politica

Benedetti: attacco inaccettabile. Odorizzi: evitiamo spaccature

 

TRENTO - «Potrei capire se si fosse parlato di una lobby nel mondo del porfido, ma la parola cupola non posso accettarla». L'assessore provinciale all'industria, Marco Benedetti, vuole tenere distinti i due piani: «Le lobby esistono in tutti i settori dell'economia in tutto il mondo, si tratta di una forma di associazionismo legale, se invece viene utilizzato il termine cupola le carte in tavola cambiano. Significa che si sta trattando di qualcosa che va al di là delle nostre competenze e che il sindacato dovrebbe segnalare all'autorità giudiziaria».

Benedetti osserva anche che «la denuncia dell'esistenza di lavoro nero, sfruttamento di lavoratori stranieri, di incentivi a lavorare in condizioni di freddo e pioggia è una sconfitta per lo stesso sindacato». «A me - continua - questo quadro a tinte fosche che dipinge un settore che opera come nel 1800 non risulta, ma se per la Cgil è così significa che anche loro non sono riusciti a portare avanti la lotta per i diritti inalienabili dei lavoratori. La realtà è invece che il comparto ha fatto passi da gigante negli ultimi anni a livello di regolamentazione e di rapporti tra datori di lavoro, parte politica e parte sindacale. Si tratta di sparate che non sono suffragate da fatti concreti e che non possono neppure essere giustificate dal caldo ferragostano, che non c'è. Se il sindacato è a conoscenza di aspetti che non sono di dominio pubblico si rivolga alla magistratura».

Per Tiziano Odorizzi, consigliere provinciale della Margherita, imprenditore del porfido e autore di una proposta di legge che ha integrato quella iniziale presentata da Benedetti, «l'attacco della Cgil è ancora più strano se consideriamo gli accordi sottoscritti da entrambe le parti negli ultimi mesi. Il sindacato non ha il diritto di sparare nel mucchio o di impedire a un imprenditore di delocalizzare la propria attività. Ricordo l'impegno preso in prima persona per l'istituzione del distretto del porfido e della pietra, un progetto auspicato e voluto da tutte e tre le sigle sindacali principali». Odorizzi termina con un appello: «Tutti siamo interessati a migliorare la qualità del lavoro e del settore. Per fare questo è però necessario affrontare tematiche precise e definite, lanciando accuse generiche e non vere non si potrà mai andare da nessuna parte. Il rischio concreto che si può correre è quello di arrivare ad una spaccatura che sarebbe molto difficile risanare».

S. F.

 

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