Ieri si è riunito il Consiglio delle Autonomie per dare un parere sul terzo aggiornamento del piano di smaltimento

I Comuni dicono «sì», ma Borga si astiene

Anche Lavis e Mezzocorona contrarie all’impianto: si temono le emissioni

 

TRENTO. Anche il Consiglio delle Autonomie si è riunito ieri pomeriggio, nella Sala Depero della Provincia, per dare un parere sul terzo aggiornamento del piano provinciale di smaltimento rifiuti. I presenti hanno convenuto su quanto deciso dall’ente pubblico, pur manifestando alcune perplessità. Unico astenuto il sindaco di Mezzolombardo, Rodolfo Borga, che ha riportato anche il parere contrario dei colleghi di Lavis e Mezzocorona, preoccupati per le conseguenze dell’impianto di incenerimento nei loro territori.

Quel che più interessava ieri al Consiglio era ottenere delle rassicurazioni sui costi da sostenere per la costruzione dell’impianto di Ischia Podetti, che ricadrà sui Comuni. L’assessore Mauro Gilmozzi, presente alla riunione, ha annunciato l’intenzione della Provincia di farsi carico eventualmente dell’aumento delle spese: «Al momento riteniamo che i costi rimarranno sul livello della gestione delle discariche, ma in caso contrario interverrà l’ente pubblico». Che rimangono comunque soldi dei contribuenti, sia che passino attraverso i Comuni che attraverso la Provincia.

Il sindaco di Pinè Sergio Anesi, tra i pochi che hanno raggiunto un’alta percentuale di raccolta differenziata (78%), dopo aver manifestato la sua approvazione al piano rifiuti, ha espresso la solidarietà nei confronti dei Comuni toccati più da vicino dall’inceneritore e ha proposto di utilizzare il Consiglio delle Autonomie come organismo di aiuto, per risolvere eventuali problemi causati dalla costruzione dell’impianto. Gli altri membri del Consiglio hanno espresso un parere favorevole, pur manifestando delle perplessità, come Renata Stenico: «Condivido in pieno il piano provinciale, accettando la costruzione dell’inceneritore solo in mancanza di impianti alternativi. L’impatto ambientale e sulle comunità locali deve essere minimo».

I sindaci delle zone turistiche hanno inoltre manifestato la loro preoccupazione nel riuscire a controllare la produzione di rifiuti. È stato chiesto inoltre di non penalizzare economicamente chi non riuscirà a raggiungere gli obbiettivi prefissati sulla raccolta differenziata.

 

DIGIUNO IN ECUADOR La catena del digiuno promossa da Nimby trentino trova seguito non solo nel Lazio, ma anche in Ecuador.

In Sudamerica la metà della popolazione è di origine indígena e si sta creando un movimento molto forte per la salvaguardia delle tradizioni quechu. Alcune comunità della regione amazzonica sono riuscite ad impedire l’estrazione del petrolio da parte di multinazionali straniere, salvaguardando così il proprio ambiente naturale.

Paola Ianes, in Ecuador dal 15 giugno, ci scrive così: “Ho ritrovato qui delle usanze che da noi si sono perse: la “minga” è il lavoro collettivo in cui tutta la comunità s’impegna per aiutare una famiglia nel lavoro dei campi o nella costruzione di una casa. Si vive in armonia con la natura traendone le risorse necessarie, ma sempre nel pieno rispetto dello spirito della terra. Ci sono luoghi naturali sacri come la confluenza dei fiumi.

Mi piace pensare che anche a casa mia ci sia ancora qualcosa di sacro, che non ci sia bisogno di aprire le montagne per creare strade piu larghe, di inquinare l’aria e il suolo solo per permetterci di continuare a produrre tonnellate di rifiuti. Mi piace pensare che un gruppo di cittadini, lavorando insieme per il bene di tutti, possa costruire un futuro migliore. Ora anche assieme ai cittadini del Lazio.

Per questo, da qui, mi unisco alla catena del digiuno promossa da Nimby trentino, e mi sento vicina a chi, con la propria presenza, cerca di contribuire alla costruzione di un mondo migliore”. (s.c.)

 

Trentino, 17 agosto 2006

 

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