Impianto da 100 mila tonnellate

Cinque anni di scontri, oggi l’ok all’inceneritore

Il piano dei rifiuti approda in giunta. Gilmozzi: «Una scelta di responsabilità»

 

TRENTO. E venne il giorno del piano rifiuti. Dopo il sì dei Comuni, oggi il terzo aggiornamento approderà in giunta provinciale. Tre gli assi portanti: riduzione dei rifiuti (175 chili per abitante), 65 per cento il nuovo obiettivo di raccolta differenziata da raggiungere entro il 2009, smaltimento del residuo in un impianto da 100 mila tonnellate. È il via libera all’inceneritore (seppur ridimensionato) da anni osteggiato dagli ambientalisti: «Una scelta di responsabilità», rivendica l’assessore all’ambiente Mauro Gilmozzi, «esportare fuori dal Trentino i nostri rifiuti sarebbe immorale e contro le direttive europee».

Resta - con accenti diversi - la contrarietà del mondo ambientalista, che giudica un grave errore la scelta di bruciare in un inceneritore ciò che resta a valle della raccolta differenziata: «Dell’inceneritore si può fare a meno - è la tesi - ci sono territori che lo dimostrano. È una scelta diseducativa che disincentiverà a ridurre e a differenziare i rifiuti». Le associazioni lo hanno ribadito nell’incontro di mercoledì sera con il presidente Dellai e gli assessori Gilmozzi e Grisenti, chiedendo di stralciare dal piano la parte finale, quella sull’inceneritore, per aprire un confronto su soluzioni alternative.

Ma la decisione ormai è presa, il piano oggi arriverà sul tavolo della giunta «anche se l’approvazione in giornata - precisa Gilmozzi - non è scontata». L’assessore all’ambiente rivendica «il metodo di confronto» adottato: «È un piano partecipato, su un centinaio di osservazioni che abbiamo ricevuto, ne avremo accolte il 70 per cento». Gli ambientalisti non sono convinti? «Secondo loro si poteva fare di più e rinunciare all’impianto finale. Noi pensiamo di no, che questa non sia una strada possibile e realistica. Perché significa esportare i nostri rifiuti, ciò che resta dopo la raccolta differenziata, fuori dal Trentino e questo non è etico e non rispetta le direttive dell’Unione europea. La fase di partecipazione si è chiusa, ora è arrivato il momento delle decisioni».

Di inceneritore si parla in Trentino da cinque anni: dalle prime ipotesi - un impianto da 330 mila tonnellate sul modello di Brescia - si scende prima a 280 mila, poi a 240 (con differenziata al 50%), per arrivare alle 102 mila indicate oggi nel terzo aggiornamento. Il «mostro», come lo definì il fronte ambientalista, si è ridotto di due terzi e oggi Gilmozzi insiste sulle novità contenute nel nuovo piano (che la giunta ha approvato in prima adozione il 21 aprile): riduzione e recupero dei rifiuti, con una raccolta differenziata che dovrà arrivare al 65 per cento entro tre anni, un salto in avanti del 15 per cento rispetto al traguardo finora raggiunto a livello provinciale. «Sono novità importanti, su cui abbiamo trovato la piena condivisione dei Comuni», sottolinea l’assessore.

Quanto alle tecnologie per lo smaltimento finale, dall’inceneritore a griglia si è passati a impianti che utilizzano il metodo della gassificazione: «Abbiamo girato l’Europa per studiare le applicazioni più avanzate - spiega Gilmozzi - e possiamo dire che oggi esistono tecnologie migliori degli impianti a griglia, capaci di dare maggiori garanzie rispetto alle emissioni nocive e alle caratteristiche di gestione».

Ai Comuni il piano della Provincia assegna obiettivi ambiziosi: per chi li rispetterà ci saranno incentivi che renderanno la tariffa sullo smaltimento più leggera anche del 40 per cento, mentre per gli indisciplinati sono previsti rincari nella stessa proporzione.

Sul tavolo della giunta Dellai c’è la richiesta del Comune di Trento - approvata a fine luglio dal consiglio - di considerare l’ipotesi cdr, ovvero l’utilizzo del residuo per produrre combustibile da rifiuti da destinare ai cementifici e alle centrali termoelettriche. Una prospettiva rispetto alla quale Gilmozzi ha però già espresso la sua netta contrarietà: «Significherebbe affidare la gestione ai privati, meglio che la parte residua venga smaltita in un termovalorizzatore sotto stretto controllo pubblico».

Oggi - salvo imprevisti - il via libera al piano: poi si passerà all’appalto (europeo), quindi i cantieri per realizzare l’impianto entro il 2010.

 

Chiara Bert

Trentino, 18 agosto 2006

 

 

 

«È un errore, vigileremo»

Ambientalisti pronti a strategie diverse

 

TRENTO. Il «no» è compatto. Le strategie future si annunciano diverse. Nell’incontro di due giorni fa gli ambientalisti hanno confermato le loro posizioni, contestando l’anello finale previsto dal piano, un inceneritore prospettato per bruciare 100 mila tonnellate all’anno di rifiuti. Dellai e i suoi assessori hanno risposto che su questo la decisione è presa e non cambierà.

E ora? «Ora vigileremo - risponde Maddalena Di Tolla, presidente di Legambiente - abbiamo esposto le nostre ragioni ma se la scelta della Provincia è questa, da qui in avanti il nostro compito sarà di controllare che gli obiettivi fissati nel piano sulla riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata vengano rispettati. Il nostro ruolo è culturale e politico, non di muro contro muro».

Più radicale - com’è stata fin dall’inizio della lunga battaglia anti-inceneritore - la posizione di Nimby. «Studieremo nuove strade per fermare la costruzione dell’impianto - annuncia la presidente Simonetta Gabrielli - essere stimolo culturale non basta, altre città dimostrano che scelte diverse sono possibili e che dall’inceneritore non si torna indietro. Siamo convinti che prima o poi anche la Provincia lo capirà».

E nettamente contraria resta la Coldiretti: «Le alternative ci sono - incalza il presidente Gabriele Calliari - l’inceneritore è una scelta diseducativa. Anche grazie alla nostra battaglia dei passi avanti si sono fatti, ma siamo in democrazia e la scelta ora spetta a chi governa».

(ch.be.)

 

 

 

 

Ma resta il no della Rotaliana «È una soluzione già vecchia»

 

TRENTO. I sindaci della Piana Rotaliana continuano a scuotere la testa sul fronte inceneritore. Anche dopo il parere positivo sul terzo aggiornamento al piano provinciale di smaltimento dei rifiuti, espresso mercoledì pomeriggio dal Consiglio delle Autonomie. Rodolfo Borga, primo cittadino di Mezzolombardo e unico membro ad essersi astenuto, commenta rassegnato: «Spero almeno che la gestione dell’impianto sia corretta, in modo tale da ridurre al massimo la quantità di rifiuti da smaltire e da far aumentare sempre più la percentuale della raccolta differenziata».

Contrari anche i colleghi dei Comuni vicini non presenti in Consiglio, come Mauro Fiamozzi, sindaco di Mezzocorona. Il più combattivo rimane quello di Lavis, Graziano Pellegrini, che ribadisce: «Quest’approccio è ormai obsoleto, perché non trovare una soluzione alternativa e dimostrare all’Europa che siamo degli innovatori?». E aggiunge: «E’ facile per gli altri Comuni approvare una scelta che non tocca i loro territori».

Su posizioni più concilianti il sindaco di S. Michele, Guido Moser: «Sono contrario, ma se non si trovano delle alternative bisognerà pur smaltire ciò che non si può recuperare. Se fossi stato in Consiglio comunque mi sarei astenuto anch’io».

Unica voce fuori dal coro Renata Stenico, sindaco di Nave S.Rocco, che si è detta completamente d’accordo sulla decisione della Provincia, decisa a non costruire più discariche».

Anche Bruno Firmani di Italia dei Valori ha commentato l’ok del Consiglio inviando una email alla nostra redazione. «Non è importato molto - si legge - il fatto che l’inceneritore sia una scelta insostenibile dal punto di vista economico, ecologico e politico. Per convincere a farlo votare ogni volta si trovano nuovi argomenti: sarà più piccolo, sarà basato sulle nuove tecnologie, si spingerà sulla raccolta differenziata. Questa volta, per avere l’appoggio dei sindaci, si è deciso che eventuali aumenti della spesa verranno coperti dalla Provincia. E’ sorprendente osservare come nessun primo cittadino abbia obbiettato che non conta quale sarà l’ente pubblico a pagare, visto che saranno sempre e solo i cittadini a finanziare con le loro tasse il bilancio provinciale, quasi nella sua totalità. A loro si spieghi se i soldi sono spesi bene o male, se i conti torneranno, se non si andrà incontro ad un ulteriore, inutile, aggravio di tasse e tariffe».

(s.c.)

 

 

 

 

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