Il dibattito

La logica dell’inceneritore? Aumentare l’irresponsabilità

 

Comunque la si voglia rigirare, la questione dell’inceneritore risponde ad una unica logica, quella di coltivare nei cittadini la facile comodità dell’irresponsabilità e del menefreghismo.

La politica non è rendere comoda la vita.

I politici che amano di acquisire consenso accarezzando sempre nel verso del pelo non sono lungimiranti, e nel tempo non saranno ricordati come buoni politici.

In questo caso, poi, i termini della questione sono tanto chiari quanto allarmanti.

In tre, Dellai, Grisenti e Gilmozzi, espongono una volontà che è tanto ferma quanto vaga, affermano che dell’inceneritore non conoscono i costi, né di costruzione e nemmeno di gestione futura conseguente “ma non preoccupatevi, ci penserà la Mamma”, e i sindaci riuniti, con la loro codina tra le gambe, abbassano lo sguardo e dicono di sì, come si conviene, come sempre è conveniente di fronte a chi gestisce il potere della magnadora.

Dell’inceneritore, poi, non si conoscono nemmeno i rischi ambientali e sanitari, di ciò che respireremo noi, i nostri figli, e i nostri nipoti, noi che viviamo nella stretta conca della valle dell’Adige dove l’aria stagna, dove già deteniamo il record dei tumori.

Però la nostra comodità è salva.

La comodità di lordarci come vogliamo, di non doverci preoccupare dei nostri rifiuti, della nostra igiene famigliare, raccolta differenziata così detta.

Saremo tutti come bambini a cui Mamma Provincia offre il pannolone sollevandoci da qualsiasi responsabilità.

Ma sì, che bello poter continuare a correre, ilari felici e spensierati, giocare a fare i nostri comodi commerci, facendocela anche addosso, che tanto ci pensa Lei a regolare i nostri escrementi, Lei, la democrazia del pannolone.

Tanti anni orsono i politici accettarono a Trento la Sloi, ed oltre a centinaia di di morti si verificò un inquinamento alle falde che ancora oggi non si sa come affrontare.

A cosa è servito parlarne tanto, ultimamente, se oggi ancor più sventatamente si dice che l’aria con i fumi dell’inceneritore sarà quel che sarà, sarà quel che non sappiamo, “cercheremo di fare in modo che sia la migliore possibile”?

È forse questo il modo di trattare la nostra salute?

Ed ancor più è questa l’etica della responsabilità su cui dovrebbe crescere il senso civico di una comunità?

No, tutto ciò non vale nulla, evidentemente di fronte alla facile occasione di essere trattati come un bel popolo di invalidi dementi, incapaci di obbligarci a fare una semplice raccolta differenziata delle nostre scorie.

Tra tante consulenze e dirigenze, perché mai, mi chiedo, non viene l’unica decisione saggia, di incaricare cioè il gruppo competente ed appassionato dei Mayr, Rizzoli, Borzaga, Casanova, di coinvolgere e cooordinare in Trentino tutto ciò che occorre per iniziare ad essere veramente autonomi? A chi giova rimanere infanti dipendenti? Perché non liberarci del pannolone/inceneritore?

 

Giuseppe Raspadori

l’Adige, 18 agosto 2006

 

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