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IL CITTADINO E L’INCENERITORE

 

 

E’ dal lontano 2000 che alcuni cittadini avvertivano la necessità di una limpida presenza in opposizione al progetto dell’inceneritore a servizio del Trentino. I numerosi incontri e riunioni sul tema a cui hanno partecipato e i numerosi contatti con altre realtà nazionali, hanno dato loro la possibilità di tastare il terreno, di capire quali fossero in concreto gli orientamenti e le possibilità per affrontare la questione rifiuti, dunque l’effettiva disponibilità ad un costruttivo dissenso riguardo al menzionato progetto.

 

Erano scettici anche su talune prese di posizione apparentemente critiche, insostenibilmente a difesa di quella bioessiccazione (fase di pretrattamento del rifiuto, in gran parte indifferenziato, che investe soprattutto sull’essiccazione della parte umida) che si era capito non essere antitetica alla prospettiva del camino di Ischia Podetti, semmai palesemente complementare. Che cosa hanno prodotto è sotto gli occhi di tutti: solo un apparente ridimensionamento della capacità di smaltimento dell’impianto. In realtà la discrezionalità sulle sue effettive potenzialità era, è e deve rimanere nelle sole mani di chi sta gestendo l’operazione inceneritore.

 

Si giunse, dopo i numerosi rinvii dell’estate, al referendum comunale del 30 novembre 2003 che, a causa dell’ennesimo mancato raggiungimento del quorum, venne rapidamente archiviato. E’ infatti di cinque giorni dopo, il 5 dicembre 2003, la delibera n° 3083 della giunta provinciale che “… esprimeva valutazione positiva in ordine alla compatibilità ambientale del progetto denominato “Impianto a tecnologia integrata per il trattamento dei rifiuti della Provincia di Trento”, nel Comune di Trento, per quanto attiene agli aspetti legati alle tecnologie impiegate e alla localizzazione…”. L’estenuante partita era messa da parte; i passaggi della politica sembravano aver sedato ogni voce critica, compresi quei 19100 votanti che avevano detto “no all’inceneritore”.

 

Solo allora fu possibile dar voce a quei cittadini che da sempre ritenevano sbagliato insistere nell’adeguarsi alle volontà di una politica sempre più lontana dalle reali esigenze della cittadinanza. La decisione di farsi parte attiva prese corpo poche ore dopo quel 30 novembre. Scelsero di chiamarsi Nimby (acronimo dall’inglese di Not In My Back Yard) trentino che significa “Non nel giardino del Trentino” prendendo spunto da quanto scriveva Barry Commoner, uno dei padri dell’ecologismo mondiale, nel suo libro “Far pace col pianeta”, una trentina di anni or sono: “A motivare l’opposizione del pubblico agli inceneritori non è stata la preoccupazione per la santità del proprio cortile, ma piuttosto la qualità dell’ambiente che gli oppositori condividono con il resto della società; e quindi si tratta di una preoccupazione non solo personale, ma anche e soprattutto sociale.” Questa consapevolezza crebbe nei mesi successivi dell’inverno, durante i quali si infittirono gli incontri ed il confronto, diventando presenza pubblica il 13 marzo 2004 quando, nel corso di quella conferenza stampa, se ne annunciarono ufficialmente  nascita ed obiettivi.

 

Il significato di questa nuova presenza di liberi cittadini è da ascriversi in primo luogo alla civile necessità di denunciare il “metodo” della politica nell’operare scelte ad alto impatto sulla salute e sull’ambiente senza considerare i pareri e le necessità della popolazione (anche di questo dovrebbe tener conto la Valutazione di impatto ambientale). Tutte le decisioni, infatti, prese dalla classe politica hanno dato per acquisito e scontato che la sola liceità del voto conferita dal cittadino al politico eletto lo esentasse da alcun confronto o contraddittorio. Proprio mentre sono in itinere in numerose altre amministrazioni italiane, ed europee, percorsi di democrazia partecipata, indispensabili e fondamentali nel caso della presunta necessità di opere industriali a così elevato impatto. E’ opportunità preziosa e momento di crescita di una moderna democrazia offerta, ad esempio, dallo strumento di Agenda 21, che in Trentino non ha mai avuto modo di essere correttamente applicato. E’ un nuovo strumento (peraltro elaborato a Rio de Janeiro nel lontano 1992) di democrazia allargata che promuove l’incontro e la ricerca tra tutte le componenti della società, affinché trasformino le loro attività e la loro economia considerando l'ambiente come la risorsa principale e il bene comune delle decisioni e delle azioni.

Nimby trentino continua a chiedersi per quali ragioni tutto ciò non debba accadere in una provincia, che si ritiene all’avanguardia sia nel campo della politica come in quello della cultura; attenta, da una parte a valorizzare le prerogative dello strumento dell’autonomia, dall’altro poco propensa a diventare “laboratorio”  con uno sguardo rivolto all’Europa.

 

I cittadini di Nimby trentino allora si pongono preliminarmente in questi termini nei confronti dell’operazione inceneritore, ritenendola significativa mancanza di “metodo” assunto a “sistema”, imposto senza alcuna possibilità di replica, senza alcun tipo di approfondimento. Che la strada fosse in salita era ovviamente nella consapevolezza di quei cittadini, così come ai tanti trentini che, spesso, in occasione di decisioni importanti per il futuro e la vivibilità di questo territorio, si sentono sudditi anziché soggetti, esclusi come sono da qualsiasi possibilità di portare il proprio significativo contributo.

La complessa questione rifiuto è infatti una, tra le tante, che richiede e impone ampia collaborazione e condivisione. Far credere che la sola tecnologia dell’incenerimento possa portarci fuori dall’emergenza rifiuto, rimane strumentale prospettiva soltanto funzionale a chi sembrerebbe aver già investito in consistenti utili di bilancio. Proprio mentre il cittadino, al contrario, reclama a gran voce di poter esercitare il proprio diritto-dovere alla soluzione di un problema certamente alla portata degli uomini, anche di quelli trentini, di “buona volontà”.

 

A fare da sfondo a questa nuova presenza della società civile, Nimby trentino ha ritenuto di dover investire energie e impegno personale, che esulasse dalle presenze “convenzionali” in opposizione, nell’iniziativa della “Catena del digiuno”. E’ una staffetta portata avanti ininterrottamente dal 21 marzo 2004 in cui si alternano quei trentini che vogliono così testimoniare la loro opposizione. Da quel giorno viene quotidianamente inviato tramite e-mail lo stesso comunicato ai rappresentanti della pubblica amministrazione, e all’Arcivescovo, in cui si chiede di cancellare il progetto dell’inceneritore dando l’avvio a politiche sui rifiuti, del tutto praticabili, che sappiano realmente affrontarne le criticità, nuove e pregresse. La scelta del digiuno impegna il cittadino in prima persona, lo educa nella consapevolezza di fare il possibile per impedire questa ulteriore inutile offesa alla natura, agli uomini, a questo Trentino. E’ una civile forma di opposizione, vissuta in prima persona da chi sente il dovere di dimostrare la contrarietà ad un'opera violenta qual’è l'inceneritore, ritenuta la negazione di un effettivo responsabile approccio alla articolata questione dei rifiuti. Chi sceglie di digiunare, mentre si impegna a offrire qualcosa di personale, al fine del bene comune, si augura che il suo sentire possa diventare altro sentire in chi ricopre incarichi di responsabilità pubblica nei confronti della collettività.

 

Mentre in primo piano rimane la necessità di (in)formare la cittadinanza (e la politica) sui rischi e sulle innegabili possibilità della tenacia, della fantasia e dell’impegno dei molti cittadini trentini, affinché si facciano parte viva, con altro spirito e lungimiranza, altro rispetto per la salute e per il Trentino. Il sito www.ecceterra.org, voluto da Nimby trentino, si prefigge infatti di fornire strumento di conoscenza per chi non ha ancora avuto la possibilità di comprendere quale sia la posta in gioco. Così come, tra i tanti momenti ed iniziative intraprese, è stato organizzato il Seminario di settembre a Sardagna e a Lavis, a cui sono stati invitati cittadinanza e politici. Le considerazioni portate dai numerosi esperti nazionali lì convenuti, d’altronde, indicano altre strade per affrontare la questione rifiuto che risparmierebbero al nostro territorio un inutile impianto industriale. Presenza che si concretizzerà in altre iniziative; il filo comune che le lega è ancora quello della necessità dell’informazione e della consapevolezza che sappiano portare stimoli ad un dibattito, qui mai veramente allargato.

 

Perché i cittadini di Nimby trentino sono certi che nella trasparenza e nella partecipazione dei Trentini siano praticabili altre possibilità per affrontare qualsiasi tipo di problema. Forse è proprio questa la difficoltà della politica trentina di questo inizio del terzo millennio: non saper o non voler rinunciare a mettersi in discussione. Forse che allora verrebbero meno quei privilegi di decidere in segreto su questioni che ci riguardano tutti e che non possono più essere lasciate alla delega del cittadino, spesso distrattamente o ingenuamente  fiducioso.

 

 

Adriano Rizzoli - NIMBY trentino

 

 

 

Trento, 11 novembre 2004

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