«Con l'inceneritore tariffe più basse»

Gilmozzi è ottimista: «Più costose le discariche»

 

 

«Dalle nostre indicazioni un impianto farà costare molto meno lo smaltimento di quanto costa oggi in discarica». L'assessore provinciale all'ambiente Mauro Gilmozzi è decisamente ottimista sulla gestione economica del futuro inceneritore e le conseguenze sulle tariffe applicate all'utenza. Non scende però nel dettaglio: «Sarebbe sciocco fare cifre adesso, quando ancora si sta parlando di un Piano provinciale che indica le strategie sui rifiuti e non di un progetto operativo».

Le rassicurazioni sull'impatto economico dell'impianto le aveva già date mercoledì ai sindaci, preoccupati del fatto che dopo anni di discussione ancora non si vedono proiezioni e stime di costo. Aveva poi aggiunto che se anche il business plan mettesse invece in evidenza un aumento la Provincia sarebbe pronta a metterci la differenza. Un'affermazione che ha sollevato interrogativi tra chi mastica la materia, visto che la legge impone a Comuni ed enti gestori di inserire in tariffa tutti i costi di smaltimento, compreso l'ammortamento degli impianti. A precisa domanda ora Gilmozzi spiega più nel dettaglio i termini del ragionamento. «Innanzitutto va premesso - commenta - che il Piano che stiamo andando ad approvare indica solo la scelta di fare un impianto finale. Costi di realizzazione e gestione e rendimento del teleriscaldamento sono tutti elementi che vanno approfonditi.

Detto questo ripeto che la Provincia non farà alcun intervento finanziario se dai calcoli i costi non supereranno quelli del conferimento in discarica. Se invece ci dovesse essere un aumento andremo a finanziare parte dell'impianto in modo da abbattere in prospettiva ammortamenti e interessi passivi a carico dei Comuni, che per legge hanno la competenza su realizzazione e gestione del termovalorizzatore». L'escamotage per concedere il finanziamento sarebbe quello di giustificarlo con i costi sostenuti per rendere l'impianto maggiormente sicuro e dotato delle tecnologie più sofisticate per limitarne l'impatto. Secondo piazza Dante quel tipo di costo, giustificato dalla sicurezza e la tutela della salute, può essere estrapolato dal totale e finanziato, senza che i cittadini se lo ritrovino in bolletta. Certo, sempre di soldi pubblici si tratta, ma che rientrerebbero nel calderone del bilancio provinciale e non andrebbero a pesare direttamente sulle tasche dei cittadini.

A rendere incerto il bilancio economico del futuro impianto c'è però anche la probabile eliminazione degli incentivi per l'energia prodotta dall'inceneritore. Oggi tale energia è considerata in Italia derivata da fonte rinnovabile, cosa che permette di venderla all'Enel a un prezzo triplo rispetto al normale. Ma contro questa pratica si è già mossa l'Unione europea avviando una procedura di infrazione, ed è probabile che la cosa non durerà a lungo. Detto questo Gilmozzi ripete il suo ottimismo: «Secondo le nostre stime la necessità di un intervento di finanziamento sarà altamente improbabile, anche perché il Piano rifiuti pone al centro la gestione e non lo smaltimento finale ed è lì, nella gestione, che sono previsti i maggiori investimenti».

Oggi intanto la giunta provinciale darà il via libera definitivo al Terzo aggiornamento del Piano provinciale dei rifiuti. Stando alle indiscrezioni la delibera accoglierà parecchie delle osservazioni presentate dai Comuni, in particolare quello di Trento, e anche dalle associazioni ambientaliste, Nimby compresa. Si porranno ad esempio obiettivi più ambiziosi in particolare in tema di diminuzione della produzione complessiva di rifiuti. Non cambierà invece la terminologia usata per l'impianto finale. Rimarrà la parola termovalorizzatore, anche se poi a decidere la tecnologia sarà il bando di gara.

 

Franco Gottardi

l'Adige, 18 agosto 2006

 

 

 

 

Si va verso il gassificatore

 

Sarà l'esito del bando di gara predisposto dal Comune di Trento a stabilire quale sarà la tecnologia di incenerimento dei rifiuti utilizzata. Sarà un bando aperto che lascerà spazio a tecniche che garantiscano una certa elasticità di utilizzo, in modo da potersi adattare ad una futura ulteriore riduzione nel conferimento dei rifiuti rispetto ai livelli iniziali. Questa impostazione tende ad escludere la realizzazione di un impianto classico a griglia, come quello di Brescia, che deve funzionare a pieno regime.

Sembra trovare consensi crescenti invece la gassificazione. Una tecnologia molto interessante è la torcia al plasma, originariamente sviluppata per la Nasa allo scopo di mettere alla prova i materiali realizzati per resistere alle altissime temperature cui sono sottoposte le navicelle spaziali al rientro nell'atmosfera a causa dell'attrito. Il plasma generato dalla torcia comprende gas ionizzato a temperature comprese fra i 7.000 e i 13.000 gradi. Grazie all'altissima temperatura vengono decomposte le molecole organiche (in una zona di reazione dove la temperatura va dai 3.000 ai 4.000 gradi), che, con l'aggiunta di vapore d'acqua, producono così un gas di sintesi simile a quello prodotto una volta nei gasogeni a carbone, e più precisamente composto di idrogeno (53%) e monossido di carbonio (33%), nonché anidride carbonica, azoto molecolare e metano (recuperato per produrre elettricità). Il sistema è in grado di fondere i materiali inorganici e trasformarli in una roccia vetrosa simile alla lava, totalmente inerte e non nociva, che può essere usata come materiale da costruzione. Il lato critico è che in procedimenti come questo si producono enormi quantità di polveri sottilissime, che sono però gli unici scarti visto che il tipo di combustione non permette la produzione di nessun composto tossico o pericoloso come diossine, furani o ceneri.

La torcia al plasma ha costi di gestione inferiori rispetto agli impianti tradizionali e una grande elasticità di utilizzo potendo funzionare con carichi compresi tra il 30% e il 110% della capacità dichiarata. Certamente la tecnologia più consolidata rimane quella del forno a griglia, modello Brescia. La griglia può essere fissa o mobile ed ospita un letto di rifiuti sottoposto a combustione con aria iniettata. I forni a griglia fissa hanno in genere capacità molto limitata e quelli usati per i rifiuti sono a griglia mobile. Il rifiuto viene caricato sulla griglia con uno spessore di poche decine di centimetri e portato all'interno del forno dove brucia per un tempo compreso tra 30 e 60 minuti. Escono scorie nell'ordine di circa il 30% in peso e il 10% in volume rispetto al rifiuto iniziale.

Una variante delle precedenti è il forno a tamburo rotante, costituito da un cilindro inclinato dove la combustione avviene a contatto con la parete del forno, ricoperta di solito con materiale refrattario. Più adatto a bruciare rifiuti ad alto potere calorifico, tipo cdr, è il forno a letto fluido, essenzialmente costituito da un cilindro verticale in cui il materiale da distruggere viene tenuto in sospensione da una corrente d'aria inviata attraverso una griglia posta alla base del cilindro stesso. La pirolisi a bassa temperatura è un processo chimico condotto praticamente in assenza di ossigeno a temperature comprese tra 600 e 900°C, in cui avviene la scissione delle molecole organiche con produzione di gas di sintesi, il syngas. Tutto ciò che non è scisso si ritrova come coke di pirolisi, una sorta di carbonella che può essere utilizzata come combustibile in processi industriali, per produrre ulteriore gas attraverso un processo di cracking o essere messo in discarica, dopo aver subito un trattamento di inertizzazione. Parte del syngas è utilizzato per la produzione di energia elettrica necessaria all'autosufficienza dell'impianto stesso.

 

 

 

 

«Hanno scelto di non essere lungimiranti»

Il sindaco di Lavis Graziano Pellegrini non è sorpreso da come si è espresso il Consiglio delle autonomie sull'inceneritore.

 

Il sindaco di Lavis Graziano Pellegrini non è sorpreso da come si è espresso il Consiglio delle autonomie sull'inceneritore. «Considerato che la maggior parte dei sindaci di tale Consiglio provengono dalle vallate, era prevedibile che il voto finale sarebbe stato favorevole all'inceneritore: in fondo, mica lo fanno a casa loro...» ironizza Pellegrini.

Il sindaco di Lavis, semmai, ce l'ha con chi, dovendo rappresentare in seno al Consiglio, il punto di vista del Comune di Lavis e della Piana Rotaliana, se ne è lavato le mani. «Non mi riferisco al sindaco di Mezzolombardo Borga, che so aver rappresentato nella discussione che ha anticipato il voto il nostro dissenso e che si è poi coerentemente astenuto - precisa -. La mia critica è indirizzata piuttosto al sindaco di Nave San Rocco Renata Stenico, uscita dall'aula al momento del voto. Un atto che reputo ignobile visto che su un tema così importante non si può svicolare, tanto più se si è alla guida di un Comune che fonda la propria economia sull'agricoltura, settore che dalla costruzione dell'inceneritore non può che trarre nocumento».

Più in generale Pellegrini valuta antistorica la decisione della Provincia di puntare sull'inceneritore: «In America e in Germania, tanto per citare due Paesi all'avanguardia, non costruiscono più inceneritori perché hanno deciso di valorizzare le alternative nel frattempo venute avanti nella gestione dei rifiuti. Quello che non capisco è perché la nostra Provincia non abbia voluto fare lo stesso, con una scelta che sarebbe stata lungimirante e nel verso di una crescente sensibilità verso raccolta separata e riciclaggio dei rifiuti».

Il sindaco di Lavis ipotizza una risposta a tale quesito: «Forse la Provincia ha scelto l'inceneritore per risolvere il problema della discarica di Ischia Podetti. In realtà, però, piazzandoci un impianto del genere il procedimento di risanamento di quella delicata area non si chiude. Anzi. Risanare dalle balle di rifiuti, mettendoci lì l'inceneritore, equivale a tenere aperta la piaga».

Graziano Pellegrini non risparmia una frecciata all'assessore provinciale all'ambiente Mauro Gilmozzi: «Se per caso ci fossero stati dei sindaci indecisi su come votare sull'inceneritore, Gilmozzi li ha tirati dalla sua parte garantendo che gli eventuali costi supplementari per l'incenerimento dei rifiuti rispetto al conferimento in discarica sarebbero stati coperti dalla Provincia. Ma che discorso è mai questo? Questi soldi non li dà mica il Padre Eterno o un emiro miliardario. Sono soldi, è il caso di sottolinearlo, che se la Provincia spende per i rifiuti, non può destinare ad altri interventi».

Per l'amministrazione comunale di Lavis ormai i margini di manovra per scongiurare la costruzione dell'inceneritore ad un chilometro e mezzo dal paese, sono risicatissimi. «Ci rendiamo conto che i giochi sono praticamente fatti - ammette il sindaco -. Tuttavia fino all'ultimo non smetteremo di darci da fare nella speranza di indurre al ravvedimento chi fonda la decisione di costruire l'inceneritore su presupposti validi qualche anno fa, ma oggi superati. Certo - conclude con un pizzico di polemica - vista la "non posizione" assunta sul tema dall'Ordine dei medici della nostra provincia, c'è poco da essere ottimisti».

 

Pietro Gottardi

 

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