LE REAZIONI
Pacher: l'esecutivo poteva coinvolgerci nell'analisi

Di Tolla: «È mancata la partecipazione dei municipi»

Nimby: «Tutto calcolato»


TRENTO - «Voglio leggere con attenzione la delibera della giunta provinciale. Certo, bene sarebbe stato se per la valutazione dell'opzione del cdr ci fosse stato un coinvolgimento anche del Comune di Trento». Alberto Pacher tradisce un certo disappunto. Ancora lontano dalla città per godersi gli ultimi giorni di ferie, il sindaco del capoluogo liquida in poche parole l'approvazione del terzo aggiornamento del piano provinciale dei rifiuti. «L'importante è che in delibera non sia prevista un'opzione tecnologica, cosa che non credo possibile» si limita a dire il primo cittadino.
A non nascondere la propria perplessità è invece Michelangelo Marchesi. «Sul cdr esisteva fin dall'inizio una contrarietà da parte della giunta provinciale. E quindi si è fatto poco per svolgere gli approfondimenti che avevamo chiesto» dice secco il capogruppo di Trento democratica. Che storce il naso di fronte alle obiezioni mosse da Grisenti e Gilmozzi. «Dicono che non si riesce a controllare la provenienza del cdr? Mi sembra una giustificazione risibile. La risposta vera è quella di Dellai: fin dall'inizio non era il loro modello». Marchesi critica anche il mantenimento della diminuzione del 3% fino al 2011 della produzione pro capite: «È un obiettivo debolissimo». Ma il capogruppo di Td guarda già oltre: «Chiedo all'amministrazione che faccia predisporre dagli uffici un documento di comparazione tra le nostre richieste e i contenuti del piano. Poi ne discuteremo in maggioranza».
Non si aspettavano nulla di diverso gli ambientalisti.
Che però non risparmiano qualche valutazione critica nei confronti di Provincia e territori. «Mi ha deluso la scarsa partecipazione dei Comuni» è il commento della presidente di Legambiente, Maddalena Di Tolla. Dai dati forniti dai tecnici, infatti, solo 22 municipi hanno presentato delle osservazioni (oltre a 8 comprensori, 5 aziende gestrici e all'Unione commercio e turismo). «Piazza Dante - continua Di Tolla - avrebbe potuto sollecitare il dibattito. Ma questa giunta non è capace di costruire un percorso di partecipazione. E il piano rifiuti ha ricalcato quanto successo per la val Jumela». L'invito di Legambiente, ora, «è a coinvolgere il mondo dell'economia».
Così Nimby e Italia nostra: «Il grado di attenzione dell'opinione pubblica - scrivono in una nota - è destinato a maturare ancora, al di là dello zelo con cui un sempre più ridotto manipolo di temerari difende la sua personale soluzione al problema, verso la termovalorizzazione di quel rifiuto residuo che aggiunge nuove criticità». E concludono: «È tutto così calcolato e così residuo. Anche la speranza di portarsi a casa quel poco che resta di quel salvabile, inutile e costoso camino».

Ma. Gio.

 

Corriere del Trentino, 19 agosto 2006

 

 

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