Il vicesindaco Permer: «Cosa succederà ora alla nostra economia»

La rabbia di Mezzocorona

«Passi il digestore, ma l'impianto è troppo»

 

Mazzati dall'inceneritore e bastonati con il biodigestore. Così la pensano a Mezzocorona, in attesa del rientro dalle ferie del sindaco Mauro Fiamozzi, previsto per la giornata odierna.

Il suo vice, Ezio Permer, non nasconde la delusione di tutta la borgata: «Passi per il digestore, sul quale abbiamo espresso la disponibilità a lasciarlo fare sul nostro territorio per coerenza con la nostra politica del riciclaggio. Ma l'inceneritore proprio no. Non dovevano farlo».

Mezzocorona e Lavis si sono opposte sin dall'inizio, motivandone le ragioni, all'impianto di Ischia Podetti. «Gli altri comuni è scontato che siano favorevoli! Si sbarazzano delle immondizie e ce le mandano quaggiù. Ma che succederà alla nostra salute e alla nostra economia? Una macchina nuova inquina sempre poco. Ma inquina. Poi, invecchiando, inquina sempre più. E così sarà pure l'inceneritore. Ammesso che per la nostra salute non vi sarà alcun pericolo, ma noi dubitiamo, che fine faranno le campagne dei nostri contadini? E di cosa vivremo? Nessuno ce l'ha mai spiegato».

L'assessore comunale all'ambiente, Carlo Toniolli, aggiunge: «Intanto mi pare che Trento si fosse spaccata su questo argomento ed il progetto è passato in quel consiglio comunale solo per un paio di voti. Invece, tutti i consigli comunali della Rotaliana, ad eccezione di Nave San Rocco e seppure con sfumature diverse, hanno espresso in qualche maniera la propria contrarietà all'inceneritore. Con tutto il rispetto, penso che su tale questione conti poco il voto favorevole dei comuni del Trentino, perché l'inceneritore spargerà sostanze inquinanti e veleni nell'aria e sui terreni della valle dell'Adige. E questo è ammesso da tutti: si discute solo sulla quantità e su quanto siano nocivi. La valle dell'Adige è già ora in una situazione critica per quanto riguarda la qualità dell'aria e nei mesi invernali, spesso, oltrepassa abbondantemente le soglie di inquinamento consentite dalla legge. Lo stesso studio di impatto ambientale commissionato dalla Provincia ammette che l'inceneritore posizionato ad Ischia Podetti inquinerà da cinque a dieci volte tanto rispetto ad una collocazione in un area di pianura! Penso che con questa decisione si stia assumendo una pesante responsabilità che sicuramente andrà a peggiorare la situazione ambientale della valle dell'Adige per i prossimi anni, una scelta fatta fra l'altro in forte contrasto con le comunità che vi abitano».

Però i sindaci di Mezzolombardo (Rodolfo Borga) e Nave San Rocco (Renata Stenico) non hanno votato contro. «La posizione della Stenico è personale - risponde Toniolli - ma di sicuro non ha rappresentato la posizione della Piana Rotaliana, tutta contraria all'ipotesi dell'inceneritore; Borga, pur astenendosi, ha però manifestato una posizione condivisa da tutti i sindaci della Rotaliana».

«Sì, Borga è stato più coerente della Stenico - osserva il vicesindaco Permer - poiché Mezzolombardo non ha mai assunto una posizione precisa. Sapevamo che non erano né a favore, né contrari e quindi ci aspettavamo l'astensione di Borga. Credevo che anche la Stenico, invece di abbandonare l'aula, avesse almeno imitato Borga con un voto di astensione».

E adesso vi tocca «cuccarvi» pure il biodigestore. «Già, ma dove lo vuole la Provincia (in località Pineta dove esiste già una discarica agroalimentare, ndr), non se ne parla nemmeno», asserisce l'assessore all'ambiente Toniolli.

«Noi - conclude Permer - abbiamo inviato le nostre osservazioni in Provincia dove rifiutiamo la loro ipotesi poiché è la stessa legge che prevede almeno un chilometro di distanza del digestore dal centro abitato. E dove la Provincia lo vorrebbe mettere, ci sono appena seicento metri di distanza dal paese. Abbiamo pertanto messo a disposizione l'area in località Casetta, sulla strada verso Roveré della Luna, di fronte all'Adige Bitumi. È un'area non coltivata di tre ettari, così non si vanno a sacrificare campagne e il digestore può rimanere ad una distanza adeguata dal paese».

E la Provincia è d'accordo? «Finora non ci hanno risposto. Ma dopo che ci hanno rifilato l'inceneritore, è giusto che almeno il biodigestore lo facciano dove diciamo noi».

 

Mariano Marinolli

l’Adige, 20 agosto 2006

 

 

 

 

Nimby non arretra: “L’alternativa c’è”

S’intensifica la campagna per dire no all’inceneritore

 

«La frittata di Dellai potrebbe bruciarsi». Con questa metafora culinaria Adriano Rizzoli di Nimby risponde al governatore provinciale che al termine dell'incontro di mercoledì scorso con le associazioni ambientaliste aveva dichiarato: «La vostra maionese non monta».

Ma c'è anche un'altra replica di Rizzoli e questa volta i fornelli non c'entrano: «Da qui al 2008 - dice Rizzoli - ci saranno le elezioni e può succedere di tutto».

Raccogliamo queste parole a Cadine, dove Nimby ha organizzato un incontro per discutere sulle problematiche riguardanti l'inceneritore, che ormai, vista l'approvazione in plenum della giunta, potrebbe essere cosa fatta. All'incontro - che si è tenuto nel teatro parrocchiale di Cadine anziché sul monte Sorasass per via del maltempo - hanno partecipato una sessantina di persone che hanno seguito la relazione di Federico Valerio (ricercatore dell'Istituto nazionale per la ricerca sul cancro) e di Gianni Tamino (docente di biologia e diritto ambientale all'Università di Padova).

Valerio ha seguito per la città di Savona la modifica del piano rifiuti: «C'è stata una scelta politica», ha detto Valerio. «La nuova giunta ha scelto di applicare una metodologia di smaltimento che non inquinasse e quindi che non provocasse tumori e avesse il minor impatto ambientale possibile». Valerio ha sottolineato come le due realtà (Savona e Trento) abbiano punti in comune. A partire dalla produzione annua dei rifiuti: 200.000 tonnellate annue per i liguri; 290.000 tonnellate annue per il Trentino. «A Savona - ha detto Valerio - si è scelta una strada diversa dal termovalorizzatore e cioè la riduzione dei rifiuti, la raccolta porta a porta e la biostabilizzazione».

Trovare alternative è quindi possibile e Nimby non intende arretrare. «Ci vorrebbero 30 trattori che fanno un blocco autostradale», dice Rizzoli. L'ipotesi è però difficile da realizzare perché la Coldiretti in realtà, seppur sensibile al problema, non sembra per il momento interessata. Si cerca quindi qualcosa che possa coinvolgere i cittadini per renderli partecipi. Informare e prevenire. Per sensibilizzare le persone sono forse utili alcuni dati di fatto. Per esempio il fatto che i fumi sviluppatisi dall'incendio della Ricicla hanno disturbato molti residenti non solo nella zona immediatamente vicina allo stabilimento di Lavis. Un altro è un pompiere di 22 anni che ha perso conoscenza una settimana dopo aver spento le fiamme alla Ricicla. Magari è solo una coincidenza, ma potrebbe aver respirato qualcosa di pericoloso.

 

Jacopo Valenti

 

 

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