Nota di Nimby trentino

 

A distanza di quasi tre anni, riproponiamo questa intervista alla dott.ssa Donata Borgonovo Re. Contiene ancora buoni spunti per comprendere con quali presupposti è gestita la partita inceneritore. È bene ricordare che, i recenti accenni a forme di mala-amministrazione del Difensore civico, hanno trovato e continuano a trovare terreno fertile anche nell’invito, o nell'auspicio, di troppa parte della politica provinciale e comunale al “lasciar fare”.

La dott.ssa Borgonovo Re aveva dichiarato che sono le amministrazioni “che hanno la forza di coinvolgere i cittadini e se lo facessero sono certa che la gente risponderebbe positivamente.” Che cosa hanno fatto, da allora, le amministrazioni per coinvolgere e informare la “gente”?

 

 

Le responsabilità delle amministrazioni

nel fallimento degli strumenti di partecipazione popolare

«Appelli all’astensione di pessimo gusto»

Donata Borgonovo critica le esternazioni del presidente

 

Donata Borgonovo a metà degli anni Novanta era stata assessore ai rapporti con i cittadini della giunta Dellai quando il presidente della Provincia era sindaco di Trento. Oggi, tornata a fare la ricercatrice di diritto pubblico alla facoltà di giurisprudenza, vede con preoccupazione l’astensionismo delle gente in occasione dei referendum e critica i segnali lanciati da Dellai all’elettorato.

Dottoressa Borgonovo, lei crede che visti gli esiti il referendum comunale sia un istituto che ha ancora un senso?

Ragionare addirittura se abbia o meno un senso non è giusto perché sarebbe come chiedersi se ha un senso fare le elezioni perché c’è un calo di presenze ai seggi. Non è che lo strumento elettorale sia meno importante, forse però bisogna interrogarsi un po’ su come la gente utilizza questo strumento. Io credo che nello specifico entrambi i referendum, questo e quello sull’aeroporto, avessero un senso anche particolarmente interessante per i cittadini di Trento. Consultazioni importanti in cui avrebbero potuto dare il loro parere. Non funzionano secondo me perché facciamo una gran fatica a partecipare alla vita comunitaria della nostra terra. C’è disinteresse ma anche disinformazione. Proprio ieri al seggio ho incontrato persone che avevano saputo per caso del referendum.

A questo proposito non aiuta il fatto che non c’è più il recapito della scheda a casa.

Sì, questo effettivamente ha tolto un elemento di comunicazione importantissimo. Perché di inceneritore si è discusso tanto ma anche quando ero assessore ci rendevamo conto che molta gente non legge i giornali e non viene raggiunta.

Bisognerebbe cercare di comunicare direttamente.

Io penso che nel caso del referendum il Comune, che fosse d’accordo o meno non ha importanza perché è un istituto che mette a disposizione, dovrebbe farsi carico di far arrivare la comunicazione ai cittadini.

Poi, per carità, può essere che non cambi nulla. Ma se non c’è sollecitazione da parte dell’ente il cittadino può anche dire: perché vogliono il mio parere, tanto a chi serve?

Da questo punto di vista ci sono state anche sollecitazioni dai massimi esponenti istituzionali che non andavano proprio nella direzione di spingere la gente alle urne.

Infatti. Il fatto che il presidente della Provincia dica che capisce quelli che stanno a casa mi è sembrata una mazzata sulle gengive, di pessimo gusto. Perché è come dire: signori, lasciate fare a noi, non disturbate il macchinista.

È stato detto anche che era un quesito malposto e un argomento che va lasciato agli amministratori.

Queste sono cose che mi fanno venire i capelli in piedi! Perché chi sono quelli che fanno politica, professionisti? No, guardi, è un problema pratico, abbiamo degli strumenti, usiamoli.

E se si abolisse il quorum, facendo del referendum uno strumento di semplice consultazione?

Gli istituti non sono mai perfetti e sono sempre perfettibili. Vanno calibrati sulla realtà. Ma se le amministrazioni ci tengono ad avere un minimo di contatto coi cittadini allora il quorum è una palla al piede. Se poi vogliono conoscere un orientamento o un parere si potrebbe anche usare altri sistemi come la convocazione di gruppi, le associazioni tematiche. Qui la fantasia si potrebbe veramente scatenare.

Insomma, per coinvolgere i cittadini si potrebbe fare di più?

Io penso di sì. A volte ho l’impressione che i cittadini non usano strumenti come il referendum perché pensano che la loro opinione non venga comunque tenuta in considerazione. C’è un abbandono progressivo e pericolosissimo della valutazione di sè come membro di una comunità e quindi come portatore di valori e idee, tanto più quando richieste come in questo caso. Ma aggiungo che la responsabilità di questo è delle amministrazioni. Loro hanno la forza di coinvolgere i cittadini e se lo facessero sono certa che la gente risponderebbe positivamente.

 

F.G.

l'Adige, 2 dicembre 2003

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