«Ma le grandi opere sono ormai grandi bugie»

Nimby: avrebbero potuto invitare anche noi a parlare di ambiente

 

TRENTO. «Siccome a Dro parleranno di energia e ambiente non sarebbe stato male che «Pimby» avesse invitato anche noi di Nimby...». Adriano Rizzoli non risparmia una frecciatina al raduno di Letta & C., i trenta-quarantenni che da venerdì si ritroveranno a discutere dell’Italia del futuro sotto lo slogan «Pimby» (Prego nel mio giardino), evidente sfida terminologica a Nimby. Nel mirino dei «Pimby» ci sono i tanti «no» dei Nimby alle opere scomode, tra cui gli inceneritori come nel caso trentino.

Accusa a cui Nimby trentino ha risposto nei giorni scorsi in una replica a un articolo apparso su Il Sole 24 Ore: «Le grandi opere sono diventate pressoché ovunque sinonimo di gravi carenze procedurali e grandi bugie. Vere e proprie prevaricazioni senza possibilità di confronto, indegni percorsi di democrazia allargata su temi che attengono alla nostra salute e al nostro ambiente. Per evitare contrasti con le popolazioni locali si arriva a prefigurare un’Italia senza province, in cui dai centri decisionali si vorrebbe fare tabula rasa dei pareri delle popolazioni colpite dai danni, spesso taciuti o minimizzati, di tali opere».

(ch.be.)

 

Trentino, 22 agosto 2006

 

 

 

Letta: «I vantaggi di Pimby rispetto a Nimby»

Il braccio destro di Prodi spiega di che cosa si parlerà a VeDrò nel fine settimana

 

TRENTO. «Vi spiego perché Pimby è meglio di Nimby. E perché il Trentino è uno dei posti migliori per trovarsi a ragionare sul futuro del nostro Paese». Parola di Enrico Letta, braccio destro del premier Romano Prodi (è sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e ispiratore di VeDrò, seminario-kermesse che proprio a Dro nel prossimo fine settimana, vedrà riuniti un bel gruppo di personaggi emergenti non solo nel mondo politico ed economico, ma anche in quello dello spettacolo e dell’arte.

Lo scorso fine settimana per Degasperi abbiamo avuto in provincia il “potere” degli ottuagenari, (Napolitano, Ciampi, Andreotti) ora tocca a quello di voi quarantenni.

«Sì, credo che le due situazioni siano assolutamente complementari. Ed io, che sono innamorato del Trentino, sono contento che riesca ad ospitare sia avvenimenti istituzionali così forti come quello di sabato scorso, sia questo momento di dialogo di persone più giovani che guardano al futuro. Che ragionano sull’Italia che sarà». 

Prima di parlare di quello che sarà, restiamo ancora un attimo a Degasperi. Lei che valutazione dà del suo operato?

«Mi limito a dire che è stato un grande leader, proprio perché guardava al futuro. Questo anche per ricollegarmi alla logica di “VeDrò”, che è quella di dire non guardiamo solo all’Italia di oggi ma a quello che avremo domani. E lo facciamo superando gli steccati politici attuali, infatti il nostro appuntamento è politicamente trasversale, ci sono vari personaggi autorevoli del centrodestra. Noi cerchiamo di tirare la palla lontano: lo faremo guardando alla possibile situazione demografica, sia alla formazione e all’istruzione, al tema di grande attualità dell’immigrazione. Con noi ci saranno tutte persone che puntano ad esserci ed in modo determinante».

La vostra tre giorni sarà dedicata a “Pimby”, acronimo che si contrappone a quel “Nimby” che dice “non nel mio giardino”. Il riferimento qui da noi è per l’inceneritore. Voi a che cosa vi riferite?

«Per noi il ragionamento su “Please in my backyards” è di carattere regionale, non si riferisce a vicende specifiche che hanno alle spalle tutta una loro storia. La logica è quella di dire che molte di queste vicende sono legate ad una scarsa comprensione dei vantaggi che alcune strutture possono portare ai locali. Ci sono un sacco di esempi in giro per il mondo di quello che significa ospitare un terminale a metano, un rigassificatore. Vuol dire avere un vantaggio in termini di più servizi sociali, meno tasse, costo del gas più basso per gli abitanti di quella comunità che probabilmente ci deve far rovesciare le cose. E’ più che altro una questione di leadership».

La sua intenzione è quella di fare diventare “VeDrò” un classico.

«Diciamo che siamo già alla seconda edizione, e noi vogliamo spingere la potenziale classe dirigente a sentirsi sino in fondo responsabile e protagonista. Infatti se voi date uno sguardo alla lista dei protagonisti di questo incontro, vedrete che è anche trasversale rispetto alle professioni. In questa edizione c’è tanta gente in più che viene dal mondo delle arti, per esempio, ma anche della cultura. E’ un aspetto molto importante proprio perché la politica ha una sua dimensione centrale ma non può essere totalizzante. Io quello che ho sempre sperato (quando ne cominciai a parlare con Anna Maria Artoni) e che VeDrò non fosse un momento episodico. Ma che potesse diventare continuativa: anche per potere fare un week-end in un posto bello, anche rilassante. E che in più ha anche un grande polo di attrazione: si chiama Lorenzo Dellai».

 

Gianpaolo Tessari

 

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