L’enfatizzazione del “recupero”, parola ambigua

 

Sul S24O del 14.08.2006 a firma Massimo Medugno, c'è un articolo dal titolo: "Il rifiuto diventa prodotto", titolo che finalmente fa chiarezza sul concetto di rifiuto e sulle sue obbligate prospettive gestionali. Rifiuto che in questa logica sarebbe più opportuno definire: "prodotto post uso o post trasformazione".

Nel Testo Unico Ambientale (T.U.A.) Dlgs 152/2006 si enfatizza il "recupero", termine ambiguo, giustamente non riconosciuto dalla disciplina comunitaria (come il termine termovalorizzatore o termoutilizzatore) che nel senso comune significa: utilizzare materiali o energie che andrebbero perdute.

Nell'articolo si parla però pochissimo di obiettivi veri, misurabili che sono invece il fine vero dell'azione del recupero: riduzione, riuso e riciclaggio.    

Un sistema infatti è fuori controllo se non ha degli obiettivi misurabili.

Ecco allora che si riaffaccia la "vision" che deve avere la motivazione del "recupero" e questa non può che essere quella del ciclo virtuoso del miglioramento continuo  in termini quali/quantitativi del rifiuto (pardon del prodotto post uso/trasformazione) visto come "prodotto da migliorare continuamente" per tendere ad azzerare gli smaltimenti in discarica, eliminare gli inceneritori grandi dissipatori di energia e concentratori di inquinanti, nonchè le discariche, balzelli perenni a carico della società.

Del resto anche l'industria ed i servizi fanno di tutto per utilizzare processi e controlli di produzione che ottengano "zero difetti" nel prodotto finale.

Non si può certamente procedere in questo senso se nel T.U.A. si considera frazione differenziata, per esempio, il pessimo organico ottenuto in post-selezione dopo la raccolta, più o meno differenziata "a condizione che sia effettivamente destinata al recupero". E qui di nuovo ritorna l'ambigua parola "recupero".

La qualità e l'economicità di un processo di gestione si misurano nella capacità di trovare e risolvere i problemi nelle fasi operative a monte del processo stesso e non alla fine come nel caso della post-selezione.

Per gestire a monte questi obiettivi (riduzione, riuso, riciclo e smaltimento transitorio in discarica) nell'ottica del miglioramento continuo del rifiuto visto come prodotto, occorre controllare nei processi di raccolta e smaltimento, frazione per frazione, la qualità e la quantità. Si dovrà tener d'occhio soprattutto la frazione residua da smaltire (frazione secca, spazzatura stradale, ingombranti, sovvalli, cimiteriali) ma anche le frazioni secche differenziate che portano combustibile all'inceneritore (imballaggi in plastica, tossici, carta-cartone, tetrapak, etc).

Su questi processi si dovrà investire in termini di riduzione e miglioramento qualitativo continuo (vuoti a rendere, informazione, sostituzioni, etc) attraverso forti investimenti sull'analisi della frazione merceologica e sulla ricerca che diventa così la quinta vera "R" con: Riduzione, Riparazione, Riuso, Riciclo. La parola recupero, come già detto, è ambigua e non è parte omogenea degli obiettivi misurabili e controllabili.

Il problema dei rifiuti è molto semplice in termini di descrizione dei processi di raccolta e smaltimento, è invece molto più impegnativo in termini di numero e multiformità delle utenze e delle tipologie di rifiuti a causa della necessaria flessibilità della loro gestione. È anche per questo che diventa soprattutto un problema politico perchè indirizza la produzione, la distribuzione, lo stile di vita, le abitudini ed i consumi, la ricerca...

I mezzi a disposizione, scalabili su ampi territori e flessibili, ci sono. Le innovazioni tecnologiche appropriate, diffuse e trasparenti  ed i metodi di "best practice" sono già sperimentati (sistemi informativi territoriali, sistemi qualità rifiuti, raccolta porta a porta spinta, etc). E questo lo si può fare sia per i rifiuti urbani sia per i rifiuti industriali.

Per i rifiuti industriali non dimentichiamo che la Corte di Giustizia EU 7.10.05 ha imposto all'Italia di indicare "la quantità massima recuperabile" per ciascuna impresa, e questo a nostro parere deve essere il massimo (anche in termini di qualità), cioè tendere a Zero Waste come fa ad esempio la multinazionale STMicroelectronics, da anni.

 

Gianluigi Salvador

WWF Veneto settore energia e rifiuti 

 

Refrontolo, 19 agosto 2006  

 

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci