Riprendiamoci un ruolo politico a partire dal «no» all'inceneritore

 

La recente decisione della Giunta Provinciale di Trento di approvare il terzo aggiornamento al Piano provinciale della gestione dei rifiuti deve preoccupare il cittadino trentino. Certo causa i contenuti, ma anche per il metodo seguito.

Si tratta di un aggiornamento che segue la traccia dei vecchi piani: si individua (con solo un minimo spiraglio di dubbio) la soluzione finale, l'incenerimento, ed attorno a questa soluzione tecnica si è costruita una cornice di azioni che dovrebbero portare a discrete percentuali di raccolta differenziata e a minimi risultati nella riduzione della produzione dei rifiuti.

Il piano è sprovvisto di una analisi economica, costi-benefici, che metta a confronto diversi scenari sull'argomento.

Il piano è sprovvisto di una analisi di dettaglio dei rischi sulla salute che l'incenerimento dei rifiuti porterà sui cittadini, omettendo dati importantissimi sulle patologie che già oggi gli abitanti della valle dell'Adige devono subire causa la presenza dell'autostrada e di altre situazioni di inquinamento. Non si è nemmeno valutata la necessaria adozione di una politica di precauzione nei confronti della salute dei cittadini. Non una parola viene spesa sulla situazione di rischio idrogeologico presente ad Ischia Podetti. L'azione della Giunta Provinciale di Trento purtroppo si sposa con i contenuti politici del vicino Alto Adige. In ambedue le realtà autonomiste ci si affida alle analisi di matrice ingegneristica, una fredda sommatoria di calcoli.

Il piano, a Trento come a Bolzano, viene deciso d'autorità. I consigli comunali vengono emarginati da ogni possibilità di confronto (unici interlocutori rimangono i sindaci), i comitati di cittadini e le associazioni che si oppongono a queste scelte sono tacciate di integralismo: con sopportazione vengono ascoltate in zona Cesarini.

Chi guarda al futuro, anche i promotori di Pimby a Dro, dovrebbero sapere che la partita della gestione dei rifiuti oggi ha ben poco di tecnico. Come il tema dell'acqua, dell'energia, sono temi che vanno gestiti innanzi tutto politicamente. La questione rifiuti rientra a pieno titolo nei vicoli di un percorso culturale, di maturazione e responsabilizzazione del cittadino, di una necessaria inversione di tendenza di tutti i processi produttivi della nostra società: basta sprechi, basta superfluo, ritorno immediato alla sobrietà.

Questi aspetti sono stati colti magistralmente dall'azione politica messa in campo in questi anni di intensa attività sociale da Nimby.

Nimby ha investito nel cittadino: pur non trascurando mai il confronto con le istituzioni (il confronto è sempre stato negato dal Presidente Dellai e dai partiti), Nimby ha cercato di convincere forze politiche, cittadini, associazioni della necessità di superare una scelta di gestione dei rifiuti che avesse come momento finale l'incenerimento.

Solo grazie a Nimby i cittadini più attenti hanno potuto discutere di salute, di aspetti tecnici nella gestione dei rifiuti, di rischi idrogeologici. Con minime forze, ma grazie a tanto entusiasmo e determinazione, parte del Trentino ha potuto entrare nel merito di temi fondamentali per il futuro della nostra società. La politica trentina, tutta, dai Verdi alla Margherita, dai Ds a Forza Italia, con malcelata superbia e fastidio o sono rimasti assenti dal confronto, o hanno deriso e provato ad umiliare l'agire e l'entusiasmo di questi cittadini.

Ma Nimby non ha solo costruito e diffuso cultura. I suoi aderenti hanno seminato senso civico, hanno chiesto alla politica un reale diritto di cittadinanza, partendo dal diritto al dissenso e alla parola per arrivare al dovere della proposta.

Nimby ha portato in Trentino fantasia nell'azione politica. Non solo dibattiti, non solo utilizzo intelligente della stampa, ma anche alta provocazione. Un passaggio di questa provocazione può essere stata la presenza di Beppe Grillo, ma sulle rocce del Sorasass rimarranno per sempre impresse le giornate del digiuno a staffetta, di centinaia di cittadini che si sono sentiti chiamati in causa ed hanno protestato con un gesto emblematico, di grande forza morale ed etica, con un segnale umile e silenzioso, userei un termine che recentemente è stato usato a sproposito dai responsabili politici provinciali, un atto di tenerezza. Tenerezza verso i beni naturali, tenerezza verso le scelte del nostro futuro, tenerezza verso i cittadini e la loro salute. Ma il digiuno non porta solo questi aspetti di pacatezza, il digiuno è anche una scelta di forza, di carattere, di determinazione e convinzione del voler essere cittadini anche di fronte ad una politica che giornalmente calpesta chi esige il diritto di cittadinanza.

Nimby, in questi anni, è stata anche una sentinella, un occhio profondo e curioso che ha preteso di entrare nei meandri di una politica chiusa in se stessa, in giochi di segreterie, di pura gestione del potere. Quando si analizzerà storicamente l'agire di questa associazione ci si accorgerà che il gruppo non ci ha solo insegnato la ricchezza presente nel «prodotto rifiuto», una ricchezza che quindi non può venire bruciata, ci accorgeremo che Nimby ha tracciato le basi per la rinascita di una nuova autonomia di questa Regione.

Possiamo dire con serenità che le scelte politiche presenti nel terzo aggiornamento del piano dei rifiuti facciano parte del periodo di decadenza della provincia autonoma di Trento (analoga situazione a Bolzano), di autonomie che non sono più in grado di ritrovare originalità e motivazioni. Sono scelte che impediscono al cittadino di maturare, scelte che deresponsabilizzano, scorciatoie populiste ed elettoralmente gratificanti imposte a temi complessi. I nostri politici si sono dimostrati vecchi, pigri, sorpassati dalle urgenze dei tempi futuri.

Emblematica è stata la risposta del tecnico provinciale rivolta al rappresentante degli ambientalisti «…l'ingegnere ambientalista, pur preciso nella analisi tecnica, non ha presente di trovarsi a discutere in una Provincia autonoma e non in una provincia come le altre, non può sapere che noi abbiamo modificato norme e leggi nazionali ed europee…».

In modo ingenuo è stato detto che questa Provincia ha usato la sua autonomia per aggirare severe norme nazionali ed europee, non solo in materia di gestione dei rifiuti, ma in tante, troppe tematiche ambientali. Invece di utilizzare l'autonomia per costruire nuove scale valoriali, per costruire scelte innovative nell'utilizzo del territorio e delle sue risorse, in questi otto anni di gestione dellaiana del potere il Trentino ha innescato la retromarcia, ha trovato identità cancellando il diritto nazionale ed europeo, si è politicamente addormentato accontentandosi di gestire politica di diffuso clientelismo. Si è costruito individualismo svuotando la politica dei due termini più importanti: solidarietà e comunità. Le responsabilità di quanto accaduto non ricadono solo su Dellai, ma anche sui suoi alleati, tutti succubi, pronti ad accettare qualunque decisione del condottiero, privi di idealità e progetto.

Noi cittadini siamo convinti che l'autonomia della quale godiamo sia un valore irrinunciabile. Proprio per questo motivo chiediamo una rifondazione valoriale della nostra identità, delle motivazioni che reggono questa autonomia. Dovremo pretendere di ritornare ad essere i primi della classe a livello nazionale: nell'uso delle risorse, nella qualità del vivere, nella formazione scolastica, ma specialmente sul piano della democrazia. Questa rifondazione non può che partire dal mondo del volontariato e dal ruolo centrale della figura del cittadino responsabile. La qualità dell'impegno profuso dall'associazionismo ambientalista, le innovative proposte di democrazia partecipata sostenute e attuate da Nimby a mio avviso rappresentano il punto di partenza di questa rifondazione. Si tratta di spaccare i vuoti scenari di destra e sinistra (maschere - sceneggiate di una politica che comunque rifiuta la partecipazione) e di ritornare ad essere cittadini responsabili, cittadini informati, cittadini capaci di decidere, cittadini capaci di rinunciare, cittadini capaci di solidarietà.

Proviamo, in tanti, a costruire un percorso veramente innovativo per arrivare all'appuntamento elettorale regionale del 2008 ricaricati nella speranza, rinfrancati di fiducia verso le istituzioni, capaci di far comprendere anche all'esterno perché l'autonomia di questa Regione è un valore e perché questo valore possa-debba essere esportato in realtà a noi simili. Penso alle province montane e alla Regione Dolomiti.

 

Luigi Casanova

l’Adige, 25 agosto 2006

 

 

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