Gli inceneritori, metaforici sciacquoni di fuoco

Una analogia fra incenerimento, come cura dei rifiuti solidi urbani,

e psicofarmaci, come cura delle nostre sofferenze psicologiche

 

Chi sceglie l'incenerimento per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani (RSU), è come suggestionato dall'idea che ciò che non si vede non esista e che si possa distruggere tutto quello che si brucia; per certi versi segue lo stesso modo di pensare di chi si illude di risolvere i conflitti internazionali con le armi tecnologiche sempre più spietate, “intelligenti” e senza effetti collaterali..., anziché combattere contro la fame, il sottosviluppo e modificare le priorità della politica ed i valori della vita.

Seguendo il filo dello stesso ragionamento, per cercare di eliminare le sofferenze psicologiche, la soluzione diventa: inceneriamole con una fiammata di neurotrasmettitori, tipo serotonina, nor-adrenalina, dopamina, acido gabaaminobutirrico, visto che tutto dipenderebbe da una alterazione di circuiti neurotrasmettitoriali, secondo la dominante logica medico-farmacologica ”di tipo riparatorio” e psicovalorizziamoci!Come il neologismo termovalorizzatore è stato coniato in Italia per indorare la pillola degli inceneritori, così sarebbe del pari mistificante chiamare gli psicofarmaci psicovalorizzatori, cioè che promuovono il benessere della Psiche, dell'Anima.

Queste due soluzioni sostengono di riuscire a dissolvere, come con un colpo di sciacquone, sia il rifiuto visto come una sorta di escremento del corpo sociale, così come le feci lo sono per il corpo fisico, sia il sintomo psichico visto come un qualcosa di indesiderato, non accettato, da espellere.

In realtà si lasciano alle spalle tracce molto pesanti!

Nel caso degli inceneritori/termovalorizzatori, discariche per rifiuti speciali, pericoloso particolato fine ed ultrafine, metali tossici, centinaia di composti chimici alcuni dei quali cancerogeni o interferenti endocrini anche a bassissime concentrazioni; nel caso degli psicofarmaci/psicovalorizzatori, se usati in modo esclusivo ed indiscriminato, si impedisce alla persona di poter cambiare la relazione coi propri contenuti mentali, di comprenderne i significati, ostacolando così le proprie potenzialità di trasformazione.

Come ci si ostina ancora a costruire costosi e pericolosi inceneritori/termovalorizzatori, metaforici sciacquoni di fuoco, così si cerca di proporre come soluzione alle nostre sofferenze psicologiche sempre più psicofarmaci/psicovalorizzatori.

Nella nostra società “liquido-moderna”, affetta dalla sindrome consumistica, dove gli oggetti appena nascono si possono considerare già spazzatura in lista di attesa, si può ben capire come l'industria di smaltimento dei rifiuti assuma un ruolo dominante; in questa stessa società, la cultura mass-mediatica spinge verso un atteggiamento sempre più farmacofilo e psicofarmacodipendente (in Italia circa sei milioni di persone assumono psicofarmaci) costruendo così una realtà sanitaria in cui al centro del percorso di cura vi sono gli interessi economici dei potentati multinazionali del farmaco.

Dietro entrambe queste strategie c'è appunto la pressione e gli incentivi delle lobbies per la costruzione degli inceneritori e dei potentati industriali del farmaco che pesantemente influenzano sia il cittadino-utente che la cultura prescrittiva dei professionisti della salute, inventando nuove malattie e proponendo lo psicofarmaco come soluzione elettiva sia per il dolore essenziale che affligge la vita di tutti gli uomini che per fisiologici problemi esistenziali, come può essere un lutto che si prolunga, un bambino iperattivo...

Esistono però soluzioni alternative, eco-psicocompatibili per i due problemi, approcci integrati, flessibili, che a livello di rifiuti prevedono innanzitutto una seria politica delle “R” come Razionalizzazione, Riduzione della produzione, Raccolta differenziata, Riciclaggio, Riuso, Riparazione, Recupero e poi uso di trattamenti meccanico-biologici come quelli a freddo per la parte residua, ed analogamente, a livello di sofferenza psichica, non risposte preformate ma sistemi di cura basati su approcci psicoterapeutici, relazionali, tecniche introspettive, come ad es. la mbsr (mindfulness-based stress reduction), che considerano l'essere umano nella sua interezza di corpo, mente e anima.I due campi, come vediamo, presentano analogie, ma con la differenza sostanziale che, mentre la soluzione inceneritoristica per i RSU, essendo la meno rispettosa dell'ambiente e della salute, dovrebbe essere ormai del tutto superata, gli psicofarmaci, meglio definibili col neologismo cerebrofarmaci, in quanto quello che realmente modificano è il funzionamento del cervello, sono necessari in patologie gravi.

Come il sintomo psichico parla di noi e quindi non va bruciato all'istante con una fiammata di sostanze chimiche, ma gli va data attenzione, va ascoltato, compreso per poterlo decifrare e sciogliere, così i nodi della nostra vita, così anche la spazzatura, può parlare di noi: scandagliandola, indagandola, si può ricostruire il modus vivendi di chi la produce; ”spazzaturologia”si chiama appunto questa scienza della spazzatura.

Gli spazzaturologi sono dei maniaci della spazzatura che scavano nei cassonetti, che possono risalire dagli avanzi della pattumiera, ai particolari della vita di ciascuno di noi, proprio come degli archeologi.Materialmente la spazzatura rappresenta l'altra parte della vita, la sgradita puzzolente ombra del mondo degli oggetti, il disordine, gli avanzi.Invece da un punto di vista psicologico, la spazzatura simboleggia la nostra ombra, il “fondo” psicologico, il male oscuro, quello di noi che non accettiamo perchè ci fa stare male ,che vorremmo gettare in un sacco” della nettezza” e bruciare, nell'illusione che scompaia... ma non si può bruciare la propria ombra, la si deve integrare.

C'è da imparare a convivere con queste scomode parti di noi, con le sofferenze psichiche insite nel flusso della vita, superando la reazione di rifiuto, accettandole per poi trasformarle, percorrendo una via magari tortuosa ed accidentata che porta però ad una crescita psicologica e sociale, ad uno sviluppo morale e spirituale. Nel campo dei rifiuti c'è da agire nel senso della prevenzione, riducendoli e potenziando la raccolta differenziata, il riciclo, favorendo così anche lo sviluppo di un’educazione sanitaria ed ambientale.

L'immagine catartica degli inceneritori, metaforici “sciacquoni di fuoco” che ci purificano dalla presenza immonda del rifiuto, è un mito che può significare, come il tentativo da una parte di far perdere le nostre impronte ed il passato con cui non vogliamo più avere a che fare, a scanso di improbabili ma possibili indagini spazzaturologiche, dall'altro come di un voler eliminare il nostro lato oscuro, quello che non vogliamo far sapere di noi, nell'illusione di poterlo distruggere del tutto.

In realtà così facendo niente scompare, ma anzi lo si fa diventare più pericoloso sia da un punto di vista psicologico che dal punto di vista del rifiuto; infatti i nostri problemi psichici irrisolti cresceranno ancora di più e col bruciare la spazzatura spargeremo inquinanti , tossicità, malattie, ovunque, per decine di anni.

”… e tu nel sonno senti che l'autocarro non macina solo spazzatura ma [anche] vite umane...- Italo Calvino.

 

In ricordo di Mihail Rusu, giovane rumeno morto stritolato in un cassonetto a Firenze nel 2004.

 

Gian Luca Garetti - Medici per l'Ambiente, Firenze

 

 

 

Bibliografia

Z.Bauman - Vita liquida, Laterza

M.Bertali - Psichiatria come Medicina dell'Anima, Macro

J.Scanlan – Spazzatura, Donzelli

Z.Segal et al. – Mindfulness, Bollati Boringhieri

G.Viale - Un mondo usa e getta, Feltrinelli

 

 

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